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I giorni dell’abbandono, il libro di Elena Ferrante: ricominciare per sé stessi

Una separazione può far precipitare la propria esistenza o riabilitarla

In questi giorni si è parlato di un progetto hollywoodiano, finito male, su una trasposizione cinematografica di un romanzo italiano. La scrittrice di quel racconto è Elena Ferrante, la misteriosa autrice napoletana senza identità e senza voce (sarà una donna o addirittura una coppia di coniugi?).

I giorni dell’abbandono (Edizioni e/o, 228 pp., 9 euro) fu il secondo romanzo di Ferrante, dopo un silenzio di 10 anni dal fortunato esordio. La vicenda si svolge a Torino, in una palazzina borghese, in un appartamento. In quel posto c’è una coppia, due figli, un cane. Il tipico quadretto familiare che dispensa futuro e felicità.

Quindici anni di matrimonio, baci, carezze e progetti vengono buttati via il giorno in cui Mario abbandona il tetto coniugale; dice ad Olga di avere un “vuoto di senso”, non riesce più a sentirsi degno di essere suo marito e padre dei suoi figli. In Olga emerge un senso di colpa, incapacità di capire cosa possa essere successo. Pensa ad un momento di depressione, finché non scopre che quel vuoto ha un nome. Si chiama Carla, più giovane di lei, nuova fiamma del marito nonché ragazza che anni prima Mario conobbe quando ancora era minorenne. Olga non accetta quella separazione, le modalità, non accetta che una donna più giovane possa mettere in crisi tutta la sua stabilità. Olga si trascura, cede ai brutti pensieri, sopravvive portando il cane a spasso o accudendo con malavoglia i due figli Ilaria e Gianni. Comincia a maturare in lei un sentimento di ribellione volto a strappare tutti quei lacci di perbenismo, educazione e canoni estetici: non si cura più, alza il tono della voce frequentemente, si perde in scurrilità.

Quello di Olga è un passaggio propedeutico che durante il romanzo si farà più incalzante fino ad alcune situazioni che la renderanno più consapevole su come ricostruirsi. Una separazione che può distruggere tutto ciò ha costruito o riabilitarla rispetto a ciò che rappresenta. Elena Ferrante, come di consueto, affronta la condizione femminile con gran sincerità, senza tentativi di edulcorare linguaggi e contesti. In Olga vive un sentimento che è parecchio frequente in molte donne bisognose di trovare un posto nella società e nella sfera privata. Un sentimento che vede l’uomo come prevaricatore di possibili e positivi scenari futuri. Quindi in Olga convive l’abbandono sotto diversi punti di vista, senza sapere che in lei (come in tutte le donne), nella conclusione di qualcosa, è situato un nuovo inizio più emozionante e solido.

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