Incendi in Sicilia, il Flai-Cgil attacca la Regione: “Scarsa prevenzione, disastro annunciato”

Da gennaio al 17 agosto sono andati in fumo più di 70mila ettari di superficie

La Sicilia negli ultimi giorni continua a soffrire a causa degli incendi con fiamme che hanno lambito abitazioni e interi centri abitati. Ettari di bosco vanno in fumo causando tantissimi danni economici. I segretari generali della Cgil Sicilia, Agliozzo e del Flai-Cgil Sicilia, Tonino Russo parlano tanto in queste ore di “prevenzione”.

“La stagione estiva 2021, ancora non conclusa, la ricorderemo tra le peggiori annate per gli incendi – affermano – che, purtroppo, continuano a devastare la nostra regione. Tutti abbiamo dovuto amaramente constatare come la mano criminale degli incendiari ha trovato, ancora una volta e più che in passato, colpevolmente impreparata la nostra regione”.

Secondo i dati dell’Effis, (European Forest fire information system) tra il primo gennaio e il 17 agosto 2021, sono andati in fumo più di 70 mila ettari di superficie. Un dato a dir poco preoccupante che si avvicina ai dati elaborati dalla protezione civile regionale, si parla di 63mila ettari, e questo dato rappresenta quasi la metà del territorio italiano andato in fiamme.

“Si stima che oltre 70.000 ettari di territorio sono andati in fumo, un dato impressionante per la nostra isola – affermano Russo e Agliozzo -. La Sicilia vantava un prestigioso Corpo Forestale Regionale, in virtù dello statuto speciale, composto da circa 3.180 unità, oggi ridotti a sole 380 unità in divisa e 200 di personale tecnico. Degli 800 agenti forestali previsti, attualmente quelli in servizio sono prossimi a zero”.

Ciò però non è da ricondurre soltanto alla mano dell’uomo, ma ad un processo meteorologico e climatico molto pericoloso. Stiamo parlando infatti, del surriscaldamento del suolo che ha fatto raggiungere elevate temperature, ricordiamo i 48,8 gradi a Floridia, vicino Siracusa, ma a contribuire è anche la scarsa prevenzione. Questo insieme va a creare le condizioni perfette per alimentare i vasti roghi.

“E’ venuto meno il presidio del territorio – affermano Russo e Agliozzo – molti distaccamenti forestali sono stati chiusi per mancanza di personale e tutte le attività di controllo del territorio sono state sostanzialmente azzerate. Il sistema di avvistamento e repressione degli incendi, effettuato da personale a tempo determinato, uno tra i più all’avanguardia d’Europa, oggi è stato notevolmente depotenziato a causa del mancato ricambio generazionale, oltre a risentire dell’assenza di una legge di riforme del settore, sempre annunciata e mai attuata. Oggi il settore registra una forte carenza di personale specializzato, una età degli addetti molto avanzata e mezzi vecchi e poco efficienti”.

A questo punto Antonino Russo e Agliozzo propongono alcune soluzioni per contrastare il fenomeno della scarsa prevenzione: “Per valorizzare, ampliare e preservare le aree boschive, le riserve, i parchi e la biodiversità della nostra regione, occorrerebbe continuamente rimpiazzare il personale mancante sia tecnico che in divisa con nuovi ingressi, prevedere il ricambio generazionale per il personale addetto alla repressione degli incendi, avere sempre mezzi efficienti ed adeguati ad affrontare le emergenze e andrebbero utilizzate tutte le tecnologie necessarie ed utili a raggiungere buoni risultati”.

“La soluzione alle carenze di organico del personale in divisa non può essere superata con l’immissione nei ruoli del Corpo Forestale Regionale di 100 dipendenti regionali di categoria B – affermano – (tutti verosimilmente ultracinquantenni e vicini al pensionamento), arruolati tramite un atto di interpello e, fatto ancora più grave, assegnati ai distaccamenti con metodi poco chiari che non tengono conto delle reali esigenze del territorio siciliano”.

Inviare personale da altre regioni, era proprio necessario?

“È un paradosso – scrivono i segretari – che la nostra regione, con le notevoli unità di personale di cui può disporre, abbia dovuto ricorrere all’aiuto della protezione civile di altre regioni e dei carabinieri forestali. Nulla in contrario alla solidarietà ed all’aiuto reciproco tra regioni, ma quanto accaduto non fa altro che certificare il fallimento delle politiche ambientali di questo governo e di quelli che l’hanno preceduto. Quello del 2021 dev’essere un punto di non ritorno. Non possiamo più assistere inermi alla devastazione della nostra regione”.

Tonino Russo e Agliozzo chiedono dunque, al governo regionale “di procedere con urgenza ed emergenza all’assunzione di nuovo personale tecnico e in divisa per il potenziamento del Corpo Forestale della regione, per ripristinare gli organici, riattivare il presidio nei territori e le funzioni di polizia giudiziaria, tra cui la caccia agli incendiari”.

“Chiediamo di procedere alla riforma del settore, stabilizzando i lavoratori forestali nelle due fasce di garanzia occupazionale 151 e tempo indeterminato, come da tempo richiesto unitariamente dal sindacato, prevedendo il ricambio generazionale, specie nella lotta attiva agli incendi” – affermano.

Anche i bordi stradali presentano un problema poiché, se si accumula del fogliame o peggio dei resti di alberi, questi prendono fuoco con facilità causando chiusure stradali e disagi infiniti. Per questo motivo Russo e Agliozzo chiedono al governo regionale “di ampliare le competenze del settore, come la pulizia dei bordi stradali, le aree a verde abbandonate e tutte quelle opere fuori dalle aree boschive che servono alla prevenzione degli incendi, compreso l’utilizzo di tutti i lavoratori in attività di presidio e controllo del territorio nella stagione calda, compreso l’avvistamento e la segnalazione degli incendi. Chiediamo inoltre, di ammodernare il parco mezzi antincendio e tutte le attrezzature, compreso quelle tecnologiche, necessarie alla lotta contro gli incendi”.

In conclusione nasce anche il problema della riforestazione. Sono tantissimi gli alberi e la vegetazione andati distrutti e per questo motivo si chiede al governo regionale “di progettare un grande piano di riforestazione della Sicilia, per contrastare nel concreto il riscaldamento globale ed i cambiamenti climatici, regimentare le acque in una terra che soffre la siccità, nonché per recuperare il patrimonio verde perso negli anni a causa degli incendi. Per fare questo è indispensabile che la regione si doti di figure professionali indispensabili, di cui oggi è sprovvista. Occorre prevedere un piano di nuove assunzioni di dottori forestali, agronomi e ingegneri idraulici”

“In una sola parola – concludono Russo e Agliozzo – chiediamo al Governo della Regione ed al suo Parlamento di invertire la rotta, di investire sull’ambiente. Il tempo è ampiamente scaduto! Noi, come abbiamo sempre fatto, non saremo silenti spettatori di un disastro annunciato!”

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