Yoga: l’indagine sulla propria interiorità

Il saggio autobiografico di Carrère è una confessione sulle proprie debolezze

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Emmanuel Carrère è riconosciuto come tra i più diretti e raffinati narratori francesi ed europei. La sua capacità di leggere situazioni e profili psicologici è sempre disarmante. Nel corso della sua carriera ha interiorizzato e approfondito fatti, questioni private, circostanze tabù. Spesso ha ricorso a vicende personali che hanno riguardato la sua giovinezza, il suo sviluppo come scrittore, i legami sentimentali. Yoga (Adelphi, 312 pp., 20 euro) è sviluppato su due fronti: la pratica dello yoga come mezzo per gestire il proprio interiore e il caos profondo e buio della propria personalità.

A ben vedere, Carrère sembra presentare un saggio sui benefici dello yoga. Invece tale disciplina diventa sagace strumento con cui argomentare i propri lati oscuri. Lo yoga, la meditazione in chiave più generale, serviva come antidoto per rimuovere quel male oscuro e difficile da definire tramite contorni: la melanconia. Un sentimento che è lacerante e furbo; non dà mai segnali di vitalità o morte, non c’è una ricetta per distruggerla, non esistono parole o concetti tali da estirparlo dal cervello umano. La melanconia entra dentro e pian piano potrebbe distruggere qualsiasi via dal quale passa l’ossigeno con cui respiriamo. Questo maledetto male invisibile subentra laddove i nostri interessi sono vuoti, non abbiamo ambizioni o meglio non crediamo di averli. Lo yoga secondo Carrère è un buon metodo ma basta una situazione scioccante (nel suo caso la morte di un fidato amico nella strage nella redazione di Charlie Hebdo) per tornare a credere che niente può sconfiggere questa zavorra disgustosa.

Questo saggio autobiografico è un modo per ricordare anche diverse circostanze che si ricollegano alla melanconia e alla pratica dello yoga, di come essa sia usato anche da chi non ammette di avere buio interiore o da chi soffre di schizofrenia. Emmanuel Carrère non fa altro che far precipitare sé stesso nelle pagine, mette tutta la sua persona a servizio di un’opera in cui l’umano viene vivisezionato e giudicato (ma mai definitivamente). Non basta essere parte di una società piena di lussi, rendite e vantaggi: la melanconia passa e ripassa come un’ospite indesiderato. La capacità di governarla è un’opzione da prendere assolutamente in considerazione. Carrère però insegna che il primo atto deve essere accettarsi, capirsi, consolarsi e quantomeno rialzarsi e imparare di nuovo a camminare.

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