“Contro l’impegno”: a cosa serve la letteratura?

Le riflessioni di Walter Siti sul concetto di bene in romanzi e saggi

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Senz’altro è il saggio del momento, tra i più discussi e apprezzati. Uno dei più importanti scrittori italiani contemporanei, Walter Siti, ha scritto Contro l’impegno (Rizzoli, 272 pp., 14 euro) che rappresenta un tentativo di analizzare a fondo le basi dell’attuale letteratura italiana e anche europea ed extraeuropea. Un saggio che parte da un quesito: a cosa deve servire davvero questa letteratura fatta di romanzi, saggi, curatele, poesie e prefazioni su qualsiasi argomento della quotidianità umana? In questi ultimi anni scrittori e saggisti se lo sono domandati e, secondo Siti, si è diffuso un approccio controproducente.

Quest’approccio è quello di ritenere la letteratura uno strumento per la diffusione del bene. Raccontare storie di opportunità, di speranza, di buone azioni. Un approccio che, se da una parte è condivisibile, dall’altro diviene ambiguo nel momento in cui si vuole escludere l’argomentazione o creazione di personaggi controcorrenti e politicamente scorretti. Accade così che una scrittrice o scrittore alle prime armi si senta quasi in dovere di modificare o escludere determinate tematiche o personaggi: il rischio è quello di essere etichettati per ciò che si tratta (scrivo di un uomo misogino allora si dirà che odio le donne). La scrittura diviene oggetto di militanza anche quando necessariamente non è (essere un nuovo Pasolini senza però avere gli strumenti). Tutto si impoverisce e si inserisce in un disegno che vuole meno negatività e più aura positiva fine a sé stessa nelle pagine. Siti afferma che molti autori ormai sono più preoccupati del giudizio alla propria persona rispetto alla propria opera: scelgono tematiche facili e acchiappalike, non riescono a creare dubbi e dibattito ma al massimo sostengono quello che già è stato argomentato.

Il mondo però non è solo felicità, gioia e buoni sentimenti. La nostra società è fatta di personaggi miseri e spregevoli, argomenti che suscitano disgusto, comportamenti disdicevoli. Non si può far finta che non esistano razzisti, misogini, omofobi. Pensare al mondo senza trattare il male significa prendersi in giro. La letteratura ha il dovere (e diritto) di argomentare di tutto, specialmente di tabù, quelli che in tv o sui social trovano poco spazio. Solo così potremmo capire la complessità del mondo, della società in evoluzione, di questi giovani e adulti e anziani in continuo conflitto. Conoscere la miseria umana ci farà capire come possiamo davvero cambiare. Leggere (ed eventualmente scrivere) è soprattutto prendere pugni nello stomaco per affrontare meglio le amarezze della quotidianità.

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