“Tutto chiede salvezza”: il bisogno di una voce

Daniele Mencarelli racconta una vicenda personale viaggiando con la psiche

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Un romanzo che ha raccolto consensi, specie tra il pubblico più giovane. Una vicenda autobiografica in cui lo scrittore e poeta Daniele Mencarelli ne è protagonista e allo stesso tempo testimone. Tutto chiede salvezza (Mondadori, 204 pp., 19 euro), già finalista al Premio Strega 2020 e vincitore della sezione Giovani del medesimo premio, rappresenta uno dei romanzi più struggenti nel panorama della narrativa italiana degli ultimi mesi.

Mencarelli racconta una sua vicenda, parla di Daniele. Nel 1994 si rende protagonista di un momento di forte rabbia, una situazione che rende necessario un TSO (trattamento sanitario obbligatorio) e il ricovero in una struttura psichiatrica. Una settimana, il terrore di dover subire un momento di grande incapacità di capirsi e di essere trattato come un individuo non accettabile rispetto ai canoni della società. Sentirsi un essere fragilissimo in mezzo a personalità complesse, magari con interiorità ancor più cruente. Arriva in quella struttura e lì deve utilizzare il suo quasi istinto di sopravvivenza in un ambiente che fa emergere paure incontrollabili. Comincia quindi a conoscere questi compagni di viaggio, le loro storie tutte paradossali ma che considera pure, i desideri di persone trattate dalla società come bestie. L’afa di quell’estate, quella dei mondiali di calcio, ridisegna un contesto di ulteriore inquietudine. Momenti di socialità intervallati da visite mediche, infermieri indifferenti al contesto, medici chiusi in quei camici tutta disciplina e nessuna empatia.

Questo romanzo racchiude un’esigenza fortissima, dopo 26 anni dall’accaduto, di raccontare un ambiente che ancora risente di pregiudizi e forte disinteresse. Le storie di ogni singola personalità rispecchiano la natura umana fatta di contraddizioni, nascosta in silenzi o fantasie. Storie che contemplano un comune appello: salvezza. Chiedere salvezza è chiedere un’ulteriore possibilità di riscatto, una nuova dimensione di condivisione, uno spirito nuovo di fiducia e amore. Per sé, per la propria famiglia, per tutto ciò che è necessario, per sentirsi vivi specie quando altri ti vedono come morto. Perché le lacrime, la felicità, la speranza e l’incoscienza devono essere concesse a tutti; escludere qualcuno da questi concetti significa chiudersi e ridimensionare il concetto di umanità, già sofferente e ambiguo.

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