#ilpuntodimacchia: Per i partiti questo governo sarà un’occasione di crescita

Draghi non insegue i consensi e non subirà minacce o blandizie da chicchessia

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Nel mio pezzo di due settimane fa avevo sottolineato come tutti i commentatori nazionali fossero concordi nel sostenere che l’arrivo del Prof. Draghi all’indomani del naufragio del Governo Conte/bis testimoniasse il fallimento della politica nel senso che, di fronte alla crisi, i partiti avevano offerto, tranne rare eccezioni, uno spettacolo indecoroso tra ricerca di “Responsabili”, Parlamentari a prestito e minacce di cacciate dal Tempio.

 Avevo modestamente sottolineato come questa sentenza mi sembrasse condivisibile tanto quanto poche volte appare a un Avvocato un provvedimento dal risultato deludente.

  Sono felice di esser stato smentito proprio dalle parole del nuovo PdC che, nel suo discorso programmatico al Senato ha negato che il Governo appena nato sancisca il “commissariamento della politica” se non altro perché, ha affermato, nessuno abdica alle proprie idee, “nessuno fa un passo indietro rispetto alle proprie identità piuttosto ne fa uno in avanti”.

  Puntuali su questo come al solito le osservazioni sul “Corriere” del più noto dei quirinalisti, quel Marzio Breda che non ha mancato (e quale fonte più attendibile!) di rimarcare la soddisfazione del Presidente percepita tra le stanze del Quirinale. Il Presidente Mattarella, dopo l’era seppur breve di due Governi presieduti dalla stessa persona, ma di connotazione politica opposta, seppure composti in larga parte dalla medesima forza parlamentare, non avrà mancato di percepire quanto il discorso di Draghi abbia percorso gli argini di un corso di principi imprescindibili: quelli dell’europeismo senza se e senza ma o della adesione al patto atlantico, oggi più che mai dopo il tramonto tormentato di Trump e l’avvento di Biden, o della giustizia sociale o dell’ancoraggio imprescindibile ai principi democratici.

  Non avrà certo dimenticato quanto gli sarà costato intervenire, seppure con i modi che conosciamo e apprezziamo del ns. Presidente Siciliano, e offrire provvidenziale “supplenza” allorché la esercitò al cospetto dei partner di Parigi, Bruxelles e Berlino sofferenti non poco di fronte ad alcune derive diplomatiche degli ultimi due Governi come l’infatuazione di Di Maio & Co. per la Cina o per i gilet gialli o di Salvini per la Russia.

  Non ho fatto mistero del mio personale convincimento a proposito delle mie ottimistiche previsioni su quanto riuscirà a operare la nuova compagine governativa, senza tuttavia voler contribuire soltanto a rinfoltire le schiere dei tifosi o dei detrattori spesso per partito preso.

   Sono pure dell’idea che il varo di questo Governo abbia da un lato messo i partiti di fronte a scelte difficili e sofferte ognuno per la propria parte, ma offra pure al mondo dei politicanti nazionali un irripetibile trampolino per proiettarsi verso un nuovo modo di esercitare il potere in direzione della declinazione all’infinito del verbo che alla declinazione presente recita “io posso” e non come espressione del diritto alla sopraffazione nel proprio interesse personale.

  In questo frangente noto e lamento però una preoccupante latitanza del mondo dell’informazione che piuttosto che aggiornarci sulle notizie e sugli sviluppi e addentrarsi sulle disamine obiettive quanto più è possibile pur nel rispetto delle proprie idee e visioni, si concentra nella contesa da stadio fatta di tifoserie contrapposte.

   Non ricordo in proposito, almeno a mia memoria, di un fenomeno che mi è parso a dir poco non professionale nelle ultime settimane che si concretizza giornalmente con il lancio di accuse personali reciproche tra firme più o meno illustri e comunque note dei giornali stampati e online di grande diffusione. Ha inaugurato l’innalzamento di questo reciproco sberleffo il prode Travaglio, ma non si sottraggono oggi anche suoi colleghi, seppure con toni sempre meno aspri di quelli adoperati quotidianamente da colui che si pone, almeno a mio modo di vedere, come il depositario assoluto della verità, capace solo lui, di affibbiare medaglie al valore o attestati inappellabili di    delinquenza a chicchessia.

  Questo fenomeno costituisce un rincorrersi reciproco dei fanatismi tra le tifoserie: i giornali e i talk show stigmatizzano i cosiddetti haters della rete o della quotidianità vissuta e contemporaneamente finiscono con l’esserne artefici.

  In questo panorama mi ritrovo paradossalmente quasi più ottimista di quanto non mi ritrovassi solo un paio di settimane addietro a proposito delle sorti della politica e dei partiti che da subito si troveranno, causa non secondaria della pandemia, a ragionare con prospettive che non potranno, mi auguro, esser solo quelle del consenso a breve termine, o adattarsi a funambolismi verbali nei patetici tentativi di non dare risposte chiare a domande scomode. È un’occasione di crescita ineludibile ma soprattutto irripetibile anche e proprio perché si troveranno a fare i conti con un PdC che non insegue consensi a sua volta e non subirà, credo, minacce o blandizie da chicchessia. 

  Mi auguro che i cittadini, almeno per un periodo breve, ma sufficiente a vedere alla prova il nuovo Governo, si sottraggano alle tifoserie, una volta magnificando il predecessore di Draghi in quanto ”banchiere di Dio” (magari semplicemente dimenticando che per comprare la casa o l’automobile alle banche non possono non ricorrere) e una volta attendendo miracoli da Salvatore della Patria. 

  Credo, non sembri una citazione fuori tema, che l’esempio massimo di questo clima dal quale dobbiamo rifuggire se non combattere siano stati gli insulti irripetibili rivolti alla Sen. Liliana Segre dopo la divulgazione delle immagini di Lei che si sottopone alla vaccinazione antiCovid.

  Ecco, proviamo a cominciare ad autosomministrarci un vaccino antiodio, a non fare i tifosi a ogni costo in nome del vecchio quanto simpatico ma assai malsano detto del compianto Gino Bartali: ..Gli è tutto sbagliato gli è tutto da rifare”.

 

Francesco Macchiarella

 

 

 

 

 

 

 

 

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