La deriva dell’informazione politica alla ricerca dell’audience

Trova più spazio il caso Mastella che i contenuti sul Recovery Plan alla base del rilancio del Paese

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Nessuno ne sono certo avrebbe mai potuto immaginare che l’inizio del 2021 ci avrebbe regalato la foto di Clemente Mastella sulle prime pagine di molti quotidiani cartacei e online. La crisi di Governo in atto ci regala invece questa iconografia d’altri tempi e tutto l’effluvio di indiscrezioni, presunti segreti disvelati e retroscena da avanspettacolo che credevamo irripetibili. 

La mia riflessione odierna è rivolta però al mondo della INFORMAZIONE quella con la i maiuscola appunto che in Italia è in larga misura affidata alla carta stampata, ai periodici, ai loro omologhi in rete e alla Televisione, al netto della comunicazione via social di provenienza varia. 

La mia non vuole essere una requisitoria contro il mondo giornalistico che per tanti versi apprezzo e cerco persino di emulare, visto che mi sforzo e mi diletto a scrivere anche in questo contesto. Vorrei che fosse una provocazione a una riflessione diffusa sull’argomento che comporta dal mio punto di vista degli aspetti a dir poco allarmanti. 

Certo la mia non giovane età mi porta a evocare e rimpiangere per molti versi le puntate di “Tribuna Politica” che mio padre seguiva spesso e di cui imparai presto a conoscere e riconoscere il linguaggio, i contenuti e l’articolazione. Per i più, che non ne avranno memoria, ricordo che era una trasmissione Rai nel corso della quale – di certo in periodi pre elettorali ma credo anche con altre periodicità -, al cospetto di uno o più giornalisti che ponevano domande, si confrontavano uomini politici dei vari schieramenti, spesso i massimi esponenti dei partiti. 

L’età adolescenziale di quegli anni sessanta e il tempo trascorso non mi consentono di rammentare molto, ma di certo ricordo che il dibattito (parola di cui allora imparai il significato) era assai articolato e i protagonisti erano messi in non poche difficoltà, in un tempo in cui la parola populismo non so nemmeno se fosse stata coniata. 

Credo invece si possa far risalire a circa dieci anni fa o poco più il periodo in cui da un lato è cresciuto l’interesse del pubblico per le contese politiche e dall’altro è conseguentemente aumentato il numero delle trasmissioni Tv che offrono spazio alla politica in quelli che tutti riconosciamo come talk show. Ai giorni nostri questi confronti su temi politici vanno in onda ogni santo giorno. 

L’aspetto non trascurabile è che sempre di più si è presa da parte dei conduttori e di chi ovviamente li dirige l’abitudine a non offrire – se non in rarissime occasioni – più dibattiti ma soltanto confronti del politico invitato con il conduttore o al massimo due o tre giornalisti, spesso sempre gli stessi. 

Mi è capitato poche sere fa di vedere in una di queste trasmissioni, in pendenza della attuale crisi di Governo, tre illustri commentatori (due giornalisti di fama e un altrettanto famoso filosofo) che hanno a lungo dibattuto con la conduttrice del noto Talk salvo poi lasciare lo studio quando arrivava il politico, proprio quello che la crisi ha provocato, messo al cospetto delle sole domande della conduttrice. 

Da un certo punto di vista anche i giornali si sono in qualche modo adeguati nella rincorsa a sensazionalismi, a cominciare dai titoli per finire alla enorme quantità di commenti. 

Dal mio punto di vista non è dubbio che questa, che ritengo una deriva, sia cominciata all’alba del populismo dilagante in tutto il mondo, foraggiato dall’uso dei social – e dalla possibilità offerta da questi strumenti di dar voce a chiunque – e che in Italia ha preso le mosse dal Movimento di un comico – quasi per ironia della italica sorte teatrale – che ha indubitabilmente sovvertito ogni logica nella discussione politica invocando quanto di più facile: l’Onestà. 

Sono portato a pensare che, senza volere, almeno non a tutti, attribuire intenti non commendevoli, questo tipo di deriva trovi giustificazione nell’inseguimento degli ascolti, della audience o dello share per adoperare i termini inglesi ormai familiari a tutti. 

Osservo che questo modo di fare informazione politica ha portato delle conseguenze disastrose sia sul piano della informazione, ma anche sul piano di un corretto divenire del convincimento dei più. Come non sottolineare che l’Italia conserva il triste primato di paese europeo col più alto tasso di analfabetismo funzionale. È a dir poco impressionante in proposito leggere le statistiche che vedono una percentuale enorme di Italiani, molti giovani, non essere in grado di capire il significato di ciò che leggono. 

Per tornare ai nostri giorni trovo a dir poco incomprensibile come si leggano e ascoltino ora per ora le “novità” sui vari casi Mastella e invece non si trovi nulla o quasi su i contenuti dell’ormai famoso Recovery Plan. Sarà anomalo a dir poco che di questo piano epocale che potrà costituire la base per il rilancio del Paese o decreterane il crollo non si parli sui giornali e in Tv solo per cenni assolutamente generici? 

Mi chiedo quanto costa e costerà al Paese una informazione politica di tal guisa che, proprio all’inseguimento di facile audience, indugia nel vortice dei pettegolezzi di Palazzo invece che ragguagliarci ogni giorno sul contenuto di quel piano epocale? 

Auspicherei che da subito l’Informazione fosse dedicata a incalzare i ns. Governanti, ma pure gli esponenti dell’opposizione, sui contenuti di cui sopra, sulle modalità di come, per l’applicazione e la realizzazione di quelle misure, si interagirà con Le Regioni e quanto e come, se è previsto, le Regioni e i loro rappresentanti – spererei non i cittadini per esempio in virtù di una sorta di regime sanzionatorio – pagheranno per aver disatteso tempi e modalità dei vari interventi e/o realizzazioni di infrastrutture. 

Vorrei che in sede locale regionale si incalzasse il Presidente e gli esponenti del suo Governo a dare le medesime risposte, ad aggiornarci costantemente in modo credibile sullo stato pandemico. 

Osservo con altrettanto allarme che all’inizio di questo periodo disastroso in tanti, politici e non, parlavano della imprescindibile necessità di trovare strumenti di legge ordinari e straordinari per superare le intramontabili impasse sofferte a causa del mastodontico impianto burocratico italiano, osservo pure che non sento da mesi ormai trattare l’argomento. 

Mi fermo qui sperando di aver reso il punto.
Rileverei preoccupato che quanto accaduto la scorsa settimana negli USA credo sia figlio in gran parte di questo modo di fare informazione.
Abbastanza di frequente ho sentito qualche giornalista sostenere che in questo periodo specialmente sia anche compito dell’informazione appunto informare correttamente e spero vivamente che piuttosto che rincorrere il Mastella di turno o provocare l’uscita più a effetto del virologo di turno ci si dedichi al perseguimento di questo obiettivo. 

Con la sacrosanta convinzione dell’imprescindibile diritto sancito dall’art. 21 della ns. Costituzione. 

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