#ilpuntodimacchia: Le parole della destra, l’uso smodato dei social e quello che Musumeci non dice

Da Musumeci apparizioni mediatiche, una narrazione oggi rassicurante domani “sceriffesca”, ma soltanto riferita alla contingenza

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Nell’era del populismo dilagante qualcuno sostiene che in politica e in campo ideologico la destra e la sinistra sarebbero categorie superate. 

Chi come il sottoscritto all’inizio degli anni settanta ha cominciato il proprio impegno politico consumando le suole delle scarpe lungo le strade di Palermo col pugno alzato e al grido “ce n’est q’un debut continuon le combat” non potrà mai, ritengo, condividere questo pensiero. Ci sono ancora oggi dei valori e dei principi che non possono esser abdicati da chi si riconosce nell’area di centrosinistra e che non credo siano metabolizzabili da chi si dichiara di destra. 

Non soffro però – tranne occasioni francamente indigeribili come quella dei Consiglieri di Cogoleto che votano col braccio alzato a mò di saluto romano o di fronte a gratuite esternazioni razziste – di preclusioni di principio, specialmente in questo tragico momento storico in cui tutti i personaggi coinvolti a vario titolo nell’agone politico dovrebbero profondere ogni sforzo per far sì che le Istituzioni e quindi il Paese escano da questa crisi meglio di come ci sono entrati. 

Abbiamo preso l’abitudine ad un uso smodato dei social persino per comunicazioni di tipo e rango istituzionale che per forza di cose risultano eccessivamente coincise visto l’obiettivo che si prefiggono o dovrebbero prefiggersi di raggiungere. 

Dalla destra in questi ultimi anni abbiamo sentito la ripetitività quasi ossessiva di termini e locuzioni di facile presa sul pubblico e a questa tipologia di comunicazione non si sottrae il nostro Presidente di Regione Musumeci da sempre orgogliosamente di destra. 

La sua elezione avvenuta ormai tre anni e mezzo fa è stata preceduta da una narrazione che lo vedeva descritto come uomo moderato, preparato, di lunga esperienza politica e inclusivo. Condividevo questa descrizione allora, nutro più di un dubbio adesso. 

Già, perché specialmente in questo frangente drammatico registro sempre e soltanto apparizioni diciamo di tipo mediatico a vantaggio di una narrazione oggi rassicurante domani “sceriffesca”, ma pur sempre e soltanto riferita alla contingenza. 

E in questo momento mi piacerebbe tanto sbagliarmi a proposito della sensazione del nulla o quasi che ha saputo mettere in cantiere e realizzare la Giunta Musumeci. 

Per realizzare se ho sbagliato però servirebbe una comunicazione diversa, servirebbe che Musumeci & Co. ci ragguagliassero con dettagli documentati e documentabili sui risultati conseguiti durante alcune decine di mesi di amministrazione. 

Aldilà delle appartenenze politiche, e lo dice chi queste appartenenze le manifesta, oggi più che mai sarebbe indispensabile che ci si rendesse edotti e invece, ben che vada, passiamo da bollettini di guerra a autocompiacimenti diffusi fino a qualche articolo sui giornali che racconta di come si sia in procinto di fare… sempre previa costituzione di una task force (termine adoperato oggi quasi quanto lockdown o virus). 

Il Presidente Musumeci come i suoi assessori non sono scevri dal ricorrere a interviste o dirette Facebook per raccontarci il loro punto di vista o le reazioni a qualche servizio giornalistico che appare loro denigrante, ma hanno clamorosamente omesso di farci conoscere del come e perché, unica amministrazione regionale in Italia, non abbiano recepito il dettato di legge sulla doppia preferenza di genere e se e come in barba a questi principi condivisi si sia allontanata l’unica donna con carica di Assessore, a dispetto dell’approvazione della legge che dalla prossima legislatura prevederà un “riequilibrio di genere”. 

Vorrei che il Presidente o chi per lui ci gratificasse di un dettagliato resoconto di quanto fatto dalla Amministrazione di destra – tanto da annoverare tra i suoi componenti qualcuno che in un non lontano passato ha indossato divise militari “imbarazzanti” – in questi anni dal 2017 in poi. 

Scevri da condizionamenti ideologici per partito preso, saremmo credo tutti, io per primo, felici e orgogliosi di apprendere quanto fatto per la Sicilia in ordine a: 

  • Il punto vero e reale sullo stato del Piano Rifiuti a proposito del quale si legge spesso della imminente approvazione ma poco sul suo contenuto, mentre nelle more pare che questo piano abbia subito una clamorosa bocciatura dal Consiglio di Giustizia Amministrativa. Se a tal proposito esiste una reale visione di futuro sull’argomento, compreso quello dei termovalorizzatori, o se i nostri figli e nipoti saranno destinati a sgombrare qualche immobile magari di campagna per far posto alle discariche; 
  • Il punto vero e reale su quanto fatto in termini di possibile uso delle risorse europee ordinarie e straordinarie che perverranno in forza dell’esitando PNRR e in particolare sul Piano pluriennale PSR 2014/2022 teso allo sviluppo agricolo della Regione, ma anche in materia di Energia, senza tralasciare quanto disposto e ottenuto in ordine alla destinazione delle risorse sul Turismo, imprescindibile volano per la economia isolana. Una situazione sembrerebbe allarmante, stigmatizzata solo qualche giorno addietro pure da un articolo sul Sole24h;
  • Il punto sul periodicamente annunciato snellimento della burocrazia che imprigiona la P.A. regionale e questo – per tornare a quanto detto sopra a proposito delle esternazioni – aldilà delle altalenanti dichiarazioni del Presidente sulla efficenza dei funzionari regionali. Ed è di oggi la notizia di una umiliante bocciatura del Rendiconto del 2019 già approvato in Giunta da parte della Corte dei Conti;
  • Il punto vero e reale sulla situazione sanitaria nell’isola e non solo con riferimento ai contagi ma sulla situazione degli Ospedali delle Terapie Intensive funzionanti e su quelle in allestimento, sull’uso dei fondi che alla Regione sono stati destinati alla Sicilia.
    Ovviamente l’elenco non è esaustivo basti pensare alla voce turismo o tutela del patrimonio storico e artistico-monumentale.
    Ecco, la pia illusione sarebbe che il Presidente, orgogliosamente di destra, ci illustrasse pure diciamo a conforto di coloro che lo hanno votato in nome di quella appartenenza e tutto questo in nome della trasparenza, termine che durante le campagne elettorali riempie spesso la bocca di tutti i candidati.
    Non confido sulla agognata risposta, ma sarò lieto di essere smentito, mentre ho appena appreso che l’Assemblea ha esitato una legge sulla regolamentazione per la raccolta dei tartufi che disciplina persino il numero di cani di cui al massimo i tartufai possono avvalersi.
    #ehmailpd #ehmaleamministrazioniprecedenti

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Francesco Macchiarella

 

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