Rabbia, rancore, e anelito rivoluzionario da tastiera non vanno sottovalutati

Necessario che la politica faccia chiarezza per scongiurare i pericoli di derive non democratiche che si nascondono dietro il rancore e la rabbia

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Sono grato a Filo Diretto Monreale per avermi rivolto l’invito a curare una rubrica settimanale che inauguro oggi e che conterrà mie personali riflessioni sui temi dell’attualità in genere e dei risvolti politici in dimensione regionale e nazionale e viceversa. 

Non vestirò i panni del vate perché persona comune afflitta come tutti da problematiche varie e soprattutto perché penso che già subiamo fin troppo un’invasione di depositari di verità che anche basta. 

Prendo spunto da alcune percezioni e conseguenti sensazioni che quasi inconsapevolmente ho captato e poi elaborato insieme. E queste percezioni, prima non elaborate ma solo percepite appunto, nascono dall’inevitabile indugiare più del solito davanti la Tv, ma anche sui social, senza dimenticare i giornali di carta (vecchio vizio mai perduto). 

Sono stato colpito dal contenuto e dal livello emozionale degli spot pubblicitari. Il mondo pubblicitario, proprio perché deve carpire la nostra attenzione, ha saputo in molti casi trarre il meglio da questo perenne stato emozionale che viviamo da quasi un anno ormai. 

Primo fra tutti per me, ma non unico, lo spot della più nota azienda di e-commerce e spedizioni dove una ragazzina costretta a casa non può andare alla sua scuola di danza e balla in tutù nella piazza vuota e innevata, illuminata da un fascio di luce. 

Altra grande esperienza che la pandemia ci ha costretto a vivere è quella degli incontri, eventi, riunioni sulle piattaforme online. Prima d’ora la gran parte di noi avevano sperimentato al massimo una videochiamata o poco più; dalla scorsa primavera abbiamo scoperto questo strumento che per alcuni aspetti sostituisce l’incontro in presenza meglio di quanto ci si sarebbe aspettato. 

È capitato a me, ma non solo a me certamente, di partecipare a eventi culturali, politici, sociali in occasione dei quali ho “incontrato” personalità che probabilmente mai avrei avuto modo di incrociare personalmente, men che mai scambiare con loro idee o punti di vista. 

Ma sono state pure occasioni per ascoltare la viva voce di personaggi che per vita vissuta e esperienza in ambito sociale e politico potrebbero passare in qualche documentario Tv che magari eviti a volte di guardare, ma che sentiti “dal vivo” trasmettono interesse e sensazioni difficilmente vissute prima e soprattutto veicolano disamine e metodologie che sembrerebbero ma non sono in disuso. 

Ultima delle percezioni che voglio qui elencare attiene alla rabbia diffusa. Quella che ormai siamo abituati, ahi noi, a vedere e riconoscere quotidianamente perché veicolata dai social e che rimbalza inevitabilmente sui media e specialmente in Tv. 

Una rabbia e un rancore spesso ingiustificati quanto pericolosi, e quanto lo siano pericolosi ce lo suggeriscono gli accadimenti delle ultime ore in USA dove il secolare e pareva indiscusso impianto democratico è stato messo alla prova e direi quasi alla berlina – e speriamo di poter usare la declinazione al passato – da quelli che sì sono un mucchio selvaggio cui si possono attribuire molteplici aggettivi nessuno dei quali edificante, ma sono l’emblema di un malessere della società che non è confutabile o semplicisticamente riassumibile in un ambito economico esistenziale. 

Partirò dall’ultima delle mie percezioni per cercare di elaborare un pensiero articolato che possa riassumere le mie prime riflessioni in questo contesto. 

La rabbia, il rancore, l’anelito rivoluzionario da tastiera non può e non devono essere sottovalutati e non si deve dar spazio e voce ai più facili e beceri messaggi populisti giacché creano i presupposti perché si verifichino accadimenti come quelli americani; in un panorama mondiale, non dimentichiamolo, dove è diventato forse più difficile trovare paesi e nazioni che vivono in contesti realmente democratici piuttosto che quelli dove albergano, magari malcelati, sistemi dittatoriali o in procinto sempre di diventarli. 

Osserverei per inciso che in un tale contesto e nella incombenza pesantissima delle vicende americane è praticamente passata sotto silenzio una tragica ed enorme violenta repressione operata ad Hong Kong solo poche ore fa dal regime cinese a discapito di politici, intellettuali, professionisti in un numero enorme, che si sono semplicemente schierati per una parte politica tesa alla evoluzione in senso democratico della Repubblica Popolare Cinese. 

In questo momento serve la poesia di quella ragazza che balla nella pubblicità insieme alla concretezza di chi ha vissuto abbastanza e ha vissuto periodi assai difficili, serve apprendere metodo e sostanza di quelli che ci è capitato di ascoltare. 

Per scongiurare i pericoli che si nascondono dietro il rancore e la rabbia, senza che sconfinino dalla tastiera, trovo che sia necessario che i nostri rappresentanti politici di tutti i livelli, da quelli statali a quelli regionali fino a quelli di ogni singolo Comune, comincino e siano obbligati a far chiarezza, senza sottrarsi al pubblico giudizio o sottoporsi a questo solo allorché si è quasi certi del consenso. 

Trovo inconcepibile e pericoloso che si parli in ogni dove delle scelte epocali che sottendono al piano Next Generation UE, ma non se ne conosce alcun dettaglio, tranne che per qualche “indiscrezione” giornalistica ammantata sempre da più di un dubbio sulla sua attendibilità. Trovo che i Presidenti di Regione, in testa il nostro, dovrebbero spiegare con il massimo di semplicità possibile quale è realmente la situazione ospedaliera, a che punto è il piano vaccinale e se esistano controlli che riescano a fugare i sospetti di favoritismi già insinuati da qualcuno, senza dimenticare di aggiornare la popolazione sullo stato dei trasporti pubblici sui quali, parrebbe accertato, più facilmente si diffonde il virus. Trovo che ogni singolo Sindaco debba tenere i cittadini al corrente di quanto elabora con la propria Giunta e quale sia la visione di futuro per la città che amministra. 

La differenza tra buoni e meno buoni amministratori si misura oggi come ieri sulla capacità di realizzare progetti che mirino a una evoluzione del territorio in tutti i sensi, oggi però il ricorrere a finti strumenti democratici che cavalcano umori dei cittadini mancando di renderli partecipi delle scelte, quelle scelte che la politica a qualunque livello è deputata a fare, contiene una colpa grave di cui si spera non dover dare spiegazioni alle future generazioni. 

Ricorrere all’ascolto di coloro che hanno vissuto in un’epoca non segnata dalla rincorsa del consenso social trovo sia un punto imprescindibile, indispensabile. Riuscire a coniugare ascolto e informazione compiuta e comprensibile é indispensabile non solo per comprendere quanto ci sta accadendo – il linguaggio dei DPCM o dei decreti che si susseguono quasi giornalmente è oscuro per usare un eufemismo ai più – in via contingente, ma per scongiurare i pericoli che oggi più che mai sappiamo reali di derive non democratiche. 

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