Dal delitto Varani il libro “La città dei vivi”: le ragioni della miseria umana

Un romanzo-indagine sull’omicidio di Luca Varani, il perché di certe scelte e atteggiamenti

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Sicuramente uno dei romanzi italiani che recentemente ha scosso e conquistato il pubblico. Nicola Lagioia, affermato scrittore italiano, parte da un tragico fatto di cronaca realmente accaduto per capire le ragioni che conducono ad un certo cinismo e ad una certa disumanità. La città dei vivi (Einaudi, 472 pp., 22 euro) è un concentrato di cronaca, narrativa e sociologia. L’ambiente è quello di Roma, l’ultima versione: siamo nel 2016, il dibattito pubblico che si concentra sul marcio, la corruzione, l’inefficienza della città, la politica in subbuglio, l’era dei due papi. Nel frattempo, sempre nella città, si respira un’aria tesa. C’è un disagio profondo che passa dalle periferie sino al centro della città eterna. Coinvolge tutti in modalità diverse ma con stessa intensità.

I protagonisti raccapriccianti di questa storia sono Manuel Foffo e Marco Prato. Una vita fatta di eccessi, lussi, non manca proprio nulla. Sono perfettamente integrati nel tessuto economico e sociale della zona: le famiglie non sono certo in disgrazia. In loro c’è un senso continuo di esplorazione. Trovare non tanto se stessi in quanto persone ma trovarsi in quanto cinici attori del copione che eseguono. Spingere senza capire quale sia realmente il limite, spingere senza capire cosa sia lo scopo. Quel senso così macabro delle cose si manifesterà nel marzo del 2016. In un appartamento romano i due ragazzi (neanche trentenni) uccidono, con lentissima agonia, un ragazzo ventitreenne di nome Luca Varani. Le indagini, nel momento in cui si scoprono i due colpevoli, si concentrano sulle ragioni del gesto. Si parla di liti (senza certezze), di dipendenza da droga (ci sono dubbi), di soldi. Alla fine comincia ad emergere un elemento ancor più inquietante: la mancanza di motivazione, tutta coperta da un senso di noia. Poco dopo uno dei due, Prato, si toglierà la vita. Il suo testamento è il manifesto di caos interiore fatto di Dalida, fiori e smalto alle unghie.

Nicola Lagioia parte da questo contesto. Raccoglie dati, intervista le famiglie, si pone all’esterno del racconto con un occhio clinico ma empatico. Il suo obiettivo da scrittore è capire il perché, cosa porta un essere umano a togliere la vita ad un suo simile solo per una questione di opportunità e passatempo. Come l’avere una vita piena può trasformarsi in una modalità composta di noia, di necessità di superarsi. Il problema sta proprio qui: superarsi talvolta significa lasciare che il corpo e il personaggio sorpassi la persona e la propria formazione. Diveniamo distruttori anche di fronte a strumenti di costruzione. La noia è la bilancia dell’uomo, quella che fa intuire quali siano le passioni. Il problema, come nel caso Varani, è capire quali sono le basi di esse cioè da cosa ci facciamo davvero guidare. Una risposta molto complessa. 

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