La crisi nazionale e lo sguardo ad un “Governo Ursula”

Per uscire dalla crisi serve un governo di persone qualificate sostenuto da una maggioranza ampia ma unita sui valori di fondo

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Le regole restrittive imposte dalla Zona Rossa, che, confesso, qualche dubbio lo suscitano anche sul sottoscritto a dispetto della formazione giuridica, ci impongono di stare per lo più a casa anche se a lavorare, ma inevitabilmente ci costringono a pericolose scorpacciate di Tv specialmente in questi giorni di difficile crisi di Governo. 

E così Martedì scorso, dopo ore di diretta, abbiamo dovuto attendere fin dopo le 22 l’esito della votazione sulla fiducia al Senato. Il risultato ha sancito che il Governo ha ottenuto la fiducia ma con una maggioranza risicata, per raggiungere la quale Conte ha trovato il soccorso di qualche scheggia di Forza Italia piuttosto che di grillini cacciati dal tempio. Ha, diciamo, potuto pure contare sulla astensione dei senatori di Italia Viva che, se avessero votato contro, avrebbero provocato la caduta del Governo. 

Senza la resipiscenza di Polverini o dei due ex 5S rancorosi verso chi li ha buttati fuori dal Movimento la conta dei voti favorevoli si sarebbe fermata a 152 invece che a 156. Da ultimo va sottolineato come il Governo, oggi da considerarsi “di minoranza”, ha avuto anche il soccorso del voto favorevole di tre senatori a vita che, rammentiamo, assai difficilmente partecipano attivamente alla normale vita parlamentare. E quindi alle normali votazioni di routine. 

Il giorno successivo, mercoledì, nel pomeriggio, il PdC si è recato al Colle per un colloquio col Presidente che giovedì ha incontrato gli esponenti dei principali partiti di opposizione che hanno chiesto lo scioglimento dell’esecutivo e il ritorno alle urne. 

Personalmente non nutro grande stima per l’“Avvocato del Popolo” prima orgogliosamente populista e sovranista – sostenendo che il sovranismo è parte della ns. Costituzione (?sic!) – mentre oggi invoca il soccorso dei popolari e socialisti. 

Come chiunque si impegna nella politica attiva del proprio territorio e non solo, ho avuto lunghi scambi di idee con vari interlocutori coi quali ovviamente ci siamo reciprocamente domandati cosa pensassimo dello stato dell’arte. 

Mi permetterò solo qualche piccola osservazione anche se un auspicio sull’epilogo lo coltivo.
Non voglio unirmi al coro di coloro che, a seconda della parte con cui si schierano, hanno pescato in un congruo repertorio di aggettivi per sintetizzare il livello delle due discussioni parlamentari.
Per limitarmi agli interventi più attesi, quello del Premier, quello del Sen. Renzi e la replica di Conte, osservo che i due con toni certo non lievi si sono scambiati accuse a proposito del mancato ascolto lamentato dal Senatore di Rignano ai rilievi di vario tipo sollevati da IV e il PdC ha risposto che le richieste di incontro e confronto sono state sempre accolte da lui stesso e dai Ministri coinvolti. 

Ecco, per prima cosa mi chiedo perché, vista la situazione e per fare chiarezza al cospetto dei cittadini che tanto da tutti invocati, non ci si rende edotti tutti sui particolari, giusto per capire dove sta la verità? 

Seconda osservazione: So bene che Conte, avendo il Governo raggiunto la maggioranza, non aveva obbligo istituzionale di recarsi al Colle, ma viste le circostanze mi sarebbe sembrato più corretto da un punto di vista del “Galateo Istituzionale” non aspettare il primo pomeriggio del giorno successivo al voto per annunciare la sua visita a Mattarella di lì a qualche ora. 

L’approccio post apertura della crisi non appare meno criticabile almeno dal mio punto di vista. La nomina per la delega ai “Servizi” di uno stretto Consigliere del Premier parrebbe contraddire le rassicurazioni fatte in questo senso dallo stesso Conte in sede di discussione al Senato. Del pari criticabile a dir poco la metodologia usata, frettolosamente sembrerebbe – per sopire le lagnanze di molti -, per la nomina di vari commissari per le opere pubbliche previste; si “scopre” che tra i nominati ce ne sono parecchi sottoposti a indagine, uno di questi per il crollo del Morandi a Genova che viene in 24h sollevato dall’incarico. 

Lungi da me coltivare una logica giustizialista, ma se è questo tipo di rigore che il PdC e il Governo voglio seguire, era così difficile fare una ricerca sui carichi pendenti – anche in senso non strettamente tecnico letterale – a carico dei nominandi? 

Per finire sul tema Giustizia l’appuntamento esiziale sarà il prossimo mercoledì allorché andrà in aula – verrebbe da dire in scena – la discussione sulla relazione del Ministro Bonafede; in quelle sede allo stato (e dal mio punto di vista a ragione) il Governo uscirà sconfitto dalla votazione. Ripugno personalmente che, per di più in mancanza di una riforma credibile sui tempi del processo, si possa avallare quella riforma sulla abolizione sostanziale della prescrizione voluta dai 5S che un autorevolissimo esponente dell’Avvocatura ha definito la legge dell’“Imputato a Vita”. 

Sospendo la mia disamina ma non il mio giudizio che mi vede critico dell’operato del PdC ma pure di tutto quel che rimane della maggioranza che comprende il partito cui aderisco, e mi chiedo quale momento e circostanze più appropriate di quelle che stiamo drammaticamente vivendo possano esistere per dar vita a quello che qualcuno ha battezzato come “Governo Ursula”, guidato da personalità di spessore conclamato e con una maggioranza larga composta dalle formazioni politiche che coltivano i medesimi valori di fondo e che possano mettere alla guida dei ministeri le persone più qualificate di cui dispongono. 

Spero non si debba attendere molto per conoscere il finale. 

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