“L’Esule fiumana”, di Marilù Furnari e Martina Spalluto

È l’amore di un paese accogliente, Monreale, è l’amore di una madre, di una famiglia, è l’amore di un uomo e di una donna

0

‘’Colpevoli di essere italiani’’: ecco tutto.

L’Esule fiumana – racconto di una vita è il romanzo della storia che dà voce alla vita del singolo, è la macrostoria che è storia individuale, è la storia vissuta e non solo letta sui libri di scuola. 

Una storia che abbiamo imparato, che ci hanno insegnato, pur tardi, dopo le sofferenze, dopo le efferatezze dei reati, dopo le ingiustizie, le sopraffazioni, dopo….

Ma è anche la storia passata che vive ancora nelle ferite dell’anima, nella sofferenza della perdita, nei sogni infranti, nei ricordi ‘’amari’’ di una fanciullezza dolce ed irrimediabilmente remota.

Ma soprattutto è anche la storia di oggi, la storia dei disperati viaggi verso presunte terre di pace, verso paesi ‘’accoglienti’’, che forse di accogliente hanno poco, viaggi spesso di morte, sorrisi spezzati…..

Ma è anche una gran storia d’amore, amore in senso ampio, generale.

È l’amore di un paese accogliente, Monreale, è l’amore di una madre, di una famiglia, è l’amore di un uomo e di una donna.

Le autrici, Marilù Furnari e Martina Spalluto, scelgono di scrivere una storia cui appartengono, quella di Lenci. Marilù e Martina, rispettivamente figlia e nipote, prendono la protagonista per mano e le sue parole divengono rievocazione, fatti, immagini indelebili, ambientazioni, emozioni, storia.

Le autrici principiano il loro racconto tracciando tutto il percorso di una pagina tristissima della storia italiana, la vicenda di Fiume appunto, in cui si innesta la storia personale di Lenci e della sua famiglia.

Una storia che, partendo dalla prima guerra mondiale, vede la città di Fiume come oggetto conteso tra l’Italia e il Regno di Jugoslavia, ‘’una vicenda contraddittoria’’, come dicono le due autrici, ‘’ricordata indifferentemente dalla destra e dalla sinistra e da entrambi rivendicata’’.

Per arrivare poi, alla ben più complessa pagina di storia italiana, la seconda guerra mondiale, la dominazione tedesca della città, le leggi razziali, e poi i partigiani di Josip Broz Tito, ‘’che cominciarono ad attuare una politica repressiva contro tutti gli italiani’’, il massacro delle foibe, la cessione della città alla Jugoslavia con il trattato di Parigi del 10 febbraio 1947, e infine il triste esodo della popolazione.

È a questo punto della narrazione che inizia la storia di Lenci, la sua italianità negata, la sua vita da profuga. È a questo punto che la storia fatta di date, eventi, fatti, diventa carne, sentimenti, emozioni, tristezza, sopraffazione, coercizione, paura. È proprio questo che si perde di vista nello studio della storia: l’uomo.

E L’esule fiumana ci restituisce proprio questo: la dimensione umana. Dietro ogni evento, ogni trattato, ogni battaglia, ogni guerra, dimentichiamo l’uomo che la vive. Dietro le scelte dei condottieri, la vita dei singoli esseri umani che viene sconvolta, abusata, privata di umanità o più semplicemente di libertà; gli occhi dei bambini, come quelli di Lenci, costretti ad assistere alle atrocità di ‘’certi’’ adulti.

Per sfuggire alla morte, alle foibe, comincia il viaggio di Lenci con la sua famiglia: era il 1948.

I bei ricordi della vita a Fiume si mischiano a quelli brutti con l’arrivo dei ‘’titini’’, la soave musica di Bach, Beethoven e Liszt con i racconti laceranti, ancor oggi per Lenci, di violenze e morte.

E poi la partenza da Fiume e l’arrivo in Sicilia, a Termini Imerese in un campo profughi, nella caserma La Masa, in via Garibaldi.

E poi finalmente il trasferimento, per motivi di studio a Monreale, presso il Collegio di Maria: evento che avrebbe cambiato la vita della protagonista per sempre, importante svolta verso l’età adulta.

È qui che comincia la storia d’amore. L’amore di un paese, Monreale, l’amore di una insegnante, la professoressa La Rosa, delle compagne di studio, ma soprattutto l’amore di un uomo, Pippo, e della sua famiglia. E poi i figli, i nipoti e la vita.

Questo è anche un racconto fatto di luoghi: Fiume, Termini, Monreale. E questi stessi luoghi risultano all’interno del racconto, concreti punti di riferimento, riconoscibili. Luoghi del passato, ma anche del presente. Direi luoghi che fanno da ponte tra le vicende passate e quelle presenti, identici scenari di vita che vedono protagonista l’uomo.

Estremamente interessante è stato, per esempio, tramite il racconto, poter sentire l’esperienza diretta della vita vissuta all’interno del Collegio di Maria di Monreale, una istituzione che di fatto, a parte l’immobile vero e proprio, non esiste più, ma che molto ha da raccontarci.

Ecco che i luoghi nell’Esule Fiumana traghettano la vicenda di Lenci ad oggi e accomunano la sua vita a quella di tanti uomini e donne che approdano derelitti e speranzosi nella nostra terra. 

Dicono a tal proposito le autrici:’ ’La storia delle immigrazioni che stiamo vivendo da anni potrebbe essere in un certo senso sovrapposta a quella dei profughi istriani e può rappresentare lo spunto per ricordarli’’.

Pietro Bartolo, il ‘’medico di Lampedusa’’, in occasione di un incontro con alcune classi di una scuola superiore, ha affermato che tra i termini ‘’immigrati’’, ‘’di colore’’, ecc.. quello che preferisce e che utilizza è ‘’PERSONE’’. 

Marilù e Martina ci raccontano una storia che è la loro, che gli appartiene, ma è la storia di una ‘’persona’’.

Ed è proprio questa la parola sulla quale, a mio parere, sia Pietro Bartolo che le autrici de L’esule fiumano ci invitano a riflettere.

La storia passata e presente è necessariamente fatta non da pagine scritte sui libri, ma da carne e anime, da lacrime e forza, da ferite e guarigioni, da percosse e abbracci, da morte e vita. La storia è delle persone. 

Inoltre, la trasmissione dei ricordi di Lenci è necessaria: ‘’Questa storia esige essere conservata e trasmessa alle nuove generazioni e Lenci l’ha raccontata con dovizia di particolari, perché non deve rimanere esclusivamente nella memoria di chi l’ha vissuta in prima persona. Vuole che quando si sente parlare di profughi, foibe, tutti conoscano la tragedia umana che hanno vissuto e che anche lei per anni ha cercato di rimuovere proprio per non riviverla’’. 

E sono nostro dovere l’ascolto e la trasmissione. La storia di Lenci è uscita dalla macrostoria del nostro Paese, è diventata storia individuale, storia delle ‘’persone’’, è diventata ricordi e poi voce, e poi di nuovo pagina scritta per essere letta da tutti, per poi divenire di nuovo pensieri, azioni e vita.

Marilù e Martina, nell’epilogo del loro racconto, dicono: “Lenci per fortuna ha colmato queste sofferenze con l’amore di Pippo, dei figli e dei nipoti anche se, durante il racconto, spesso si intristisce ricordando la sua infanzia, e la sua Fiume che risuonava di musica soave”.

Nel caso di Lenci la vita le ha salvato la vita; allora mi chiedo: ‘’e gli altri?’’.

Commenta la notizia

L'indirizzo email non verrà pubblicato.