“Salvate la Cultura, lavorare in sicurezza si può”

Il DPCM aggrava i danni già subiti da questo settore, l'ennesimo lockdown è una scelta scellerata

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A seguito dell’emergenza covid19 del 2020, l’intero indotto culturale italiano è stato messo in ginocchio. Numerose sono state le manifestazioni di solidarietà a favore di un settore che, purtroppo, non sembra essere considerato una priorità dal governo. Ma i profitti di teatri e i cinema del nostro paese sono una parte importante della nostra economia. A dirlo sono i numeri: per un solo mese di chiusura, le “aziende dello spettacolo” registrano perdite di 90 milioni di euro. Tramite il decreto Cura Italia dello scorso marzo erano stati stanziati 33 milioni di euro per sostenere il mondo dello spettacolo. Successivamente il decreto rilancio aveva assicurato un’indennità di 600 euro mensili per aprile e maggio 2020 a tutti i lavoratori dello spettacolo. Tuttavia, queste misure non sono bastate a colmare il vuoto lasciato dal lockdown e si sperava in una ripresa graduale che avrebbe poi portato alla normale attività. 

Sfortunatamente, la curva dei contagi all’inizio dell’autunno 2020 è continuata a salire, toccando picchi impensabili fino a pochi mesi fa. Il governo, dunque, è stato costretto a varare la chiusura di luoghi in cui è più facile la creazione di assembramenti e a farne le spese, oltre ai ristoranti e ai bar, sono stati nuovamente i posti deputati all’offerta culturale.

Giuseppe Varacalli, eletto lo scorso settembre come membro supplente del Comitato Europeo delle Regioni e nominato in commissione SEDEC, relatore per il parere “Il rilancio dei settori culturali e creativi”, assieme all’ex consigliere comunale di Palermo, l’arch. Luisa La Colla, nominata esperta dallo stesso Varacalli, ha scritto una lettera indirizzata alle più alte istituzioni regionali e nazionali, a seguito dei gravi problemi dei settori culturali aggravatisi a causa del Covid19 e per cercare di dare un contributo alla rinascita culturale.

“Insieme all’esperta da me nominata, abbiamo incontrato o fatto pervenire domande a stakeholder italiani e di tutti gli Stati membri – dichiara Varacalli – e le sollecitazioni a noi giunte sono state quasi sempre le stesse.

Ecco un estratto della lettera:

“Comprendendo bene la problematicità del momento e la necessità di trovare soluzioni affinché il propagarsi del virus venga arginato il più possibile, trovandoci nuovamente in piena crisi pandemica, ci chiediamo cosa sia stato pensato realmente per affrontare questa nuova emergenza alla luce di quella passata e perché non si sia acquisita la consapevolezza che un nuovo lockdown potrebbe sancire la fine definitiva di tante realtà, soprattutto le più piccole. 

L’ultimo DPCM 24 ottobre 2020, difatti, sembra disconoscere i danni già subiti da questo settore e tende ad aggravarli ulteriormente. Con questa lettera, ci facciamo portavoce di tutti gli operatori dei Settori Culturali e Creativi e del loro indotto, chiediamo di voler ripensare nel più breve tempo possibile alla decisione scellerata di un ennesimo lockdown per questi settori ed esortiamo a trovare delle procedure più consone per garantire la salute dei cittadini, ma anche la vita delle attività, soprattutto le più piccole, per le quali non sono esistite sovvenzioni o altro.

  • Distanziamento sociale;
  • numero di fruitori contingentati;
  • obbligo di mascherine;
  • sanificazione dei luoghi;
  • tamponi obbligatori gratuiti per operatori e artisti che necessariamente devono stare a distanze ravvicinate;
  • utilizzo degli spazi all’aperto; 

Queste procedure sarebbero a nostro avviso sufficienti a garantire la sicurezza sanitaria della cittadinanza e a fare sopravvivere questi settori, unendoli al contempo ad un reale sforzo economico dello Stato, anche utilizzando le diverse risorse che l’Europa sta mettendo a disposizione e ad un serio lavoro per normare il sistema di welfare di tante categorie di questi settori. Chiediamo un DPCM pensato non più in emergenza, ma che scaturisca dall’esperienza fatta durante questi mesi e dalla reale consapevolezza che i Settori Culturali e Creativi nella loro ampiezza e varietà, rappresentano un importantissimo traino per l’economia del paese.

Fiduciosi di un Vostro autorevole intervento, porgiamo distinti saluti”.

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