“Nel contagio” di Paolo Giordano, scienza e cultura per leggere un momento di straordinaria precarietà

Giordano non vuole esorcizzare la paura o il disagio, neanche minimizzare i rischi

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L’angoscia delle ultime ore, dei contagi in aumento, è piuttosto simile a quella vissuta all’inizio del mese di marzo: quel timore di dover affrontare di nuovo un male invisibile, un mostro che inquieta proprio per il fatto di non essere riconoscibile ad occhio nudo. Non esistono (ancora) vaccini o misure incontrovertibili e vincenti. Proprio in quei giorni di marzo, nel pieno di un lockdown spiazzante (economicamente, socialmente e psicologicamente) uscì un instant book firmato da Paolo Giordano. Il titolo è sintetico ed emblematico, Nel Contagio.

Paolo Giordano è uno scrittore e fisico italiano, nel 2008 vinse il Premio Strega con il suo romanzo d’esordio La solitudine dei numeri primi a soli 26 anni, il più giovane vincitore del premio. Da lì partì l’ascesa letteraria di Giordano che, nel frattempo, ha conseguito un dottorato in fisica. Oggi, oltre la sua attività di fisico e scrittore, collabora con il Corriere della Sera. Proprio dai suoi articoli, dalle sue lucide analisi sul momento storico, partì lo spunto di scrivere un piccolo saggio sul quel male oscuro, il coronavirus.

Settanta pagine, scritte con la pacatezza e la misura che contraddistingue l’autore, in cui non si intravedono mai momenti in cui si argomenta con l’aria della superiorità culturale. Questo saggio ha una prerogativa: non vuole essere consolatorio e ha l’obiettivo di muoversi su due basi, scientifiche e culturali. Basi scientifiche in cui hanno una forte ascesa campi quali la scienza nell’accezione più generale, la medicina e l’economia. Tre punti salienti con cui analizzare e creare punti di ripartenza, senza trionfalismi o catastrofismi. Le basi culturali si fondono prevalentemente sulla letteratura: un campo che non deve solo ergersi a puro intrattenimento o passatempo ma come struttura con cui ricostruire una ripartenza in cui le parole sono ossigeno per poter respirare senza affanni, un contesto in cui l’aria della quotidianità è rarefatta.

Richiami che, soprattutto in questi ultimi giorni, fanno parte del pensiero di Giordano: scienza e cultura fonti di un modo per leggere un momento di straordinaria precarietà; ciò non deve tagliare fuori però la politica. Per quanto inatteso, incerto, imprevedibile questo momento storico dovrebbe essere affrontato con responsabilità istituzionale e gran pragmatismo politico, in cui gli slogan e la propaganda vengano messi in secondo piano. Il coraggio della politica di saper pronunciare le parole “non lo so” per sottolineare che la sfida è ardua e quindi richiede un impegno massiccio e lungimiranza di livello.

Giordano non vuole esorcizzare la paura o il disagio, neanche minimizzare i rischi. Non considerare questa pandemia né come una punizione né una casualità: il nostro rapporto con l’ambiente e la natura pone diversi spunti di riflessione. L’obiettivo è una lettura lucida e asciutta di un momento storico, che la Storia consegnerà ai libri di scuola delle future generazioni. 

Non lasciarsi trasportare dai venti caldi ma ustionanti del negazionismo, lo stesso che quest’estate si è premunito a riferire che questo Covid19 fosse finito e frutto di un disegno perverso. Coltivare un terreno in cui si pretendano risposte dalle istituzioni, si guardi con fiducia alla scienza e si usi il rifugio confortante della letteratura. Cadere, ricadere e rialzarsi senza aiuti oscuri: come fu a marzo, come in queste ore, come è sempre stato nella civiltà umana.

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