“Lacci”, il nuovo film di Daniele Luchetti analizza le dinamiche familiari italiane

Lacci è un racconto profondo, incentrato sull’istituzione della famiglia negli ultimi cinquant’anni

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Qualche giorno fa è uscito nelle sale cinematografiche Lacci, il nuovo film di Daniele Luchetti, tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore Domenico Starnone (che è co-sceneggiatore della pellicola).

Domenico Starnone, 77 anni, napoletano, per tanti anni è stato un professore liceale di lettere. Grazie alla sua professione, cominciò a ricoltivare quella passione giovanile poi accantonata: la scrittura. Inizia infatti a scrivere una rubrica di carattere narrativo sul quotidiano Il manifesto incentrata sulla scuola. I lettori apprezzano questa visione ironica e scorrevole, da lì la prima proposta di scrivere un libro: nasce Ex Cattedra, pubblicato nel 1987. Pubblica altri libri sempre a sfondo scolastico, anche se negli anni Novanta cominciano ad esserci i primi segnali di un cambiamento stilistico (meno ironico e più amaro) e di tematiche. La consacrazione del nuovo Starnone, non più ancorato alle tematiche scolastiche, arriva nel 2000 con Via Gemito che si aggiudicherà il Premio Strega 2001: in questo romanzo parla della sua famiglia e in particolare della figura ingombrante del padre ferroviere e pittore. 

Lacci rappresenta uno dei punti più alti raggiunti da Starnone: stiamo parlando di uno dei più importanti scrittori italiani viventi, se non il più illustre rappresentante.

Lacci racconta dei legami che in una famiglia si instaurano nel bene e nel male, nella buona e cattiva sorte. I protagonisti sono Aldo e Vanda, coniugi negli anni Sessanta, già genitori alla soglia dei trent’anni di Anna e Sandro. Aldo è insoddisfatto della sua routine, della sua condizione fatta e finita di marito-padre, tradisce Vanda per una ragazza più giovane di nome Lidia. Un rapporto che durerà quattro anni, successivamente Aldo torna a casa: non sa quale sia la ragione scatenante ma torna. La sua rinnovata presenza familiare ha paradossalmente generato dei mostri. La moglie sembra essere quasi colma d’astio nonostante le sue continue suppliche di ritornare, i figli soffrono quel legame che intercorre con dei genitori che non hanno fatto altro che sconquassare la loro infanzia e adolescenza.

Lacci è un racconto profondo, incentrato sull’istituzione della famiglia negli ultimi cinquant’anni. Godibile la divisione in tre parti: la prima dedicata alle fasi in cui Vanda e Aldo si scambiano lettere sulla gestione del rapporto extraconiugale e sui figli, la seconda riguarda il presente e un furto in casa che ritirerà fuori tutta la tensione vissuta dal ritorno di Aldo in casa, la terza è la parte dedicata ai figli ormai adulti che si odiano reciprocamente per una questione economico-familiare. 

Starnone si conferma un abile investigatore delle dinamiche familiari italiane. Non rinuncia a fornire al racconto un senso d’incompiutezza nei suoi personaggi, un’aria di spaesamento dinanzi alle problematiche della quotidianità. La famiglia rappresenta il punto d’approdo, lo scudo con cui proteggiamo le nostre colpe, le perplessità, le angosce del sentirci irrealizzati. Leggere Lacci significa confrontarsi con le mille maschere che utilizziamo per non conoscere il nostro interiore ma proiettarci sulla famiglia. Perché i lacci si sfibrano ma non si possono spezzare, senza che ci sia dolore e senso di rabbia.

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