In questi giorni abbiamo assistito a dei veri e propri sbalzi termici. Per la precisazione la scorsa settimana siamo passati dai 33 gradi ai 22, ben dieci di differenza, e ciò comporta dei problemi in tutti gli ecosistemi e a spiegarcelo è proprio lo studente e ambientalista al secondo anno di scienze naturali dell’Università di Palermo, Roberto Vento, partendo dal problema principale, ovvero, il riscaldamento globale: “Le conseguenze del cambiamento climatico sono sotto gli occhi di tutti, a volte visibili a volte più celati. Basti pensare alla diminuzione della barriera corallina, che soffre di un surriscaldamento della temperatura media del mare; oppure una maggiore distribuzione della vegetazione mediterranea a spese delle specie che vivono in climi più freddi; per non parlare poi degli ecosistemi di montagna, il cui limite ultimo migra ad altitudini sempre più elevate. Questi sono cambiamenti ecologici, che in modo indiretto vanno ad infierire negli animali che popolano questi sistemi, che non riescono ad adattarsi e quindi evolversi in tempo. Un esempio di variazioni che influenzano in modo diretto la fauna è il mismatch trofico”.
Questi sono cambiamenti ecologici, che in modo indiretto vanno ad infierire negli animali che popolano questi sistemi, che non riescono ad adattarsi e quindi evolversi in tempo.
Sempre a causa dei cambiamenti climatici la fauna locale risente parecchio anche dell’alimentazione poiché andrebbe a scarseggiare e a dirlo è proprio Vento spiegandoci cosa significa il termine mismatch trofico: “Tutti gli animali sono legati da una complessa rete: le prede, a loro volta predatori di altre prede, sono cibo per altri predatori, in base alla catena piramidale degli animali. Ebbene per mismatch trofico si intende una variazione di quantità di un anello di questa piramide, che porta allo stravolgimento della complessa rete trofica (o rete alimentare). Quello che accade è ad esempio una diminuzione della quantità di zooplancton, dovuto ad un riscaldamento della temperatura media del mare, che va a causare una diminuzione del cibo disponibile per i grandi cetacei e per i pesci che a loro volta diminuiscono, provocando una variazione delle popolazioni degli uccelli pelagici. Il clima è sempre stato variabile – continua – ed è sempre cambiato negli anni, tuttavia mai con questa velocità, che non permette ai sistemi naturali di adattarsi e di specializzarsi in tempi utili per evitare l’estinzione”.
Dunque, è come se gli animali, a causa dei frequenti sbalzi termici, fossero stati catapultati su un’isola dal clima torrido tropicale. Le stagioni infatti, si susseguono con un preciso scopo. Come ha detto proprio Vento, la natura deve abituarsi lentamente ai cambiamenti di temperatura e il fatto che aumentino o diminuiscano da un giorno all’altro può essere molto dannoso. Ma il problema più grande è che se noi possiamo cambiare abiti, adattandoci al tipo di temperatura esterna, gli animali no. E il fatto che si devono adattare molto velocemente rappresenta un vero problema. “Gli animali per vivere devono portare a termine un gran numero di funzioni fisiologiche – afferma Vento – come ad esempio la digestione o la trasmissione dell’impulso nervoso. Tuttavia ogni animale possiede una sorta di sistema in grado di portare a termine queste funzioni in base alle condizioni in cui l’animale si trova. Quando nella stessa giornata, magari a distanza di pochi minuti, vi è un’alta variazione di temperatura, l’animale va incontro a stress al fine di portare a termine questi vari processi fisiologici. Quindi il “tempo pazzo” sicuramente inficia nell’orologio biologico e nel benessere della fauna selvatica”.
Ma per fermare il fenomeno del riscaldamento globale cosa dobbiamo fare?

“Beh sicuramente possiamo fare molto – conclude Vento. Evitare gli sprechi, incentivare la ricerca scientifica e l’energia totalmente rinnovabile, ma anche insegnare l’importanza dell’ecologia e la fiducia alla scienza alle nuove generazioni. Siamo ancora in tempo, ma il tempo è ora. Non possiamo più permetterci di rimandare a domani”.