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“Monreale – Capitale Normanna” – Tre croci incise rinvenute su un contrafforte del Complesso Monumentale “Guglielmo II”, che si affaccia su via Torres

Le tre signum crucis rinvenute su un monolite di pietra concia affianco all’ingresso che immette al corpo di fabbrica Cinque/Seicentesco

MONREALE  Rinvenute tre signum crucis su un monolite di pietra concia in uno dei contrafforti del Complesso Monumentale Guglielmo II”, affianco all’ingresso che immette al corpo di fabbrica Cinque/Seicentesco, edificato tra la torre delle Carceri e la seconda torre che si trova più avanti, a ridosso il muro di difesa dell’abbazia benedettina che si affaccia su via Torres sul lato di ponente. 

La via Torres, il percorso più antico che conduceva a Monreale dopo che si era attraversata la “Conca d’Oro”, l’odierna strada urbana, che, in parallelo, scorre lateralmente all’ala del complesso monumentale “Guglielmo II”, che prospetta su detta via.

Strada che oggi, come in passato, consente accedere a vie, vicoli e piazze avanti il Duomo, al complesso dell’ex “Convitto Guglielmo II”, al chiostro del monastero benedettino, al palazzo Comunale, alla biblioteca Torres, al palazzo arcivescovile, al museo diocesano. 

Un varco, quello affiancato dai contrafforti, che in tempi passati ha consentito il passaggio dei detenuti dal borgo di Monreale all’interno dell’edificio Cinque – Seicentesco, e nella torre delle Carceri. 

Un vano di accesso – quello di via Torres – che oggi potrebbe essere utilizzato come ingresso alternativo per entrare all’interno dell’edificio sopra menzionato, al giardino di Villa Belvedere,  negli ambienti dell’ex convento dei Padri Benedettini che si affacciano a Mezzogiorno.  

Insomma, un ingresso da utilizzarsi in un futuro come accesso, via di  fuga per quanti si recano a visitare la villa comunale, le sezioni culturali, artistiche del complesso monumentale.

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La Torre della “Fossa” 

Vista dal basso della scalinata del parcheggio comunale

La torre della Fossa”, una delle due torri carcerarie feudali della Città e Stato di Monreale, la cui funzione carceraria venne estesa al corpo di fabbrica attiguo Cinque – Seicentesco. 

Allo stesso modo di quanto avvenne per la torre di guardia dell’angolo di sud–ovest situata sul medesimo lato della stessa ala del complesso monumentale di sud – ovest, ove è ubicata la torre opposta alla torre della “Fossa”, denominata in seguito con il nome,  di torre del Belvedere”.

Per intenderci, la torre angolare, che si congiunge e comunica internamente con l’ex chiesa della Madonna degli Agonizzanti, che nelle epoche passate ha funzionato sia come mercato coperto” che come luogo di detenzione dei carcerati.

 Funzione carceraria ampliata, estesa al corpo di fabbrica edificato sul lato di nord – ovest,  il cui fronte si trovava pressappoco in parallelo alle quinte edilizie ad esso retrostanti che tutt’ora si affacciano su via Dante. 

Tra la torre angolare e la torre di guardia terminante il sagrato del duomo, di poco distante la torre campanaria del sacro Tempio di Guglielmo II. 

Un corpo di fabbrica utilizzato a carcere penale e civile, menzionato in alcune carte  e documenti dell’archivio storico comunale, poco distante la Tesoreria della Città Stato di Monreale. La cui ala del complesso venne definitivamente demolita dopo il  1860. 

Demolizione che ha consentito di ampliare la corte situata innanzi la porta principale del Duomo,  contribuito a riconfigurare la nuova spazialità, di piazza Guglielmo II. 

Due luoghi carcerari la torre “Belvedere” e la torre d’angolo di sud – ovest e corpi annessi la cui funzione è stata quella carceraria fino i primi decenni dell’Ottocento. Luoghi che seppur opposti e tra loro distanti resteranno funzionali alla detenzione di malfattori e malviventi. 

Ambiente buio, scuro la fossa carceraria della torre, adiacente la via Torres, e parte del giardino della “Corte”. I giardini e orti del monastero, (l’odierna Villa Belvedere”, attualmente inagibile); area di pertinenza scoperta del monastero, utilizzata nel corso dei secoli di volta in volta a funzioni diverse, contingenti. 

Recinta sul limite del costone roccioso, (resecato a strapiombo e in parte rinsaldato da mura in età coeva alla fondazione dell’abbazia) da cortina muraria e torri di guardia che intervallano il muro di difesa. Ad oggi non più esistenti da tempo. 

Poiché ciò che restava del muro superiore venne abbattuto nell’Ottocento. Un muro di cui non resta alcuna traccia, se non rari conci di pietra scheggiati rimasti connessi alla parete della Torre della Fossa sul lato del prospetto che si erge innanzi il variato piano di calpestio di villa Belvedere. 

Ruderi di torri crollate nel tempo che unitamente alla cortina muraria vennero meno allorchè si costituì l’affaccio panoramico che ha consentito di ammirare nel naturale splendore la Conca d’Oro e la Valle dell’Oreto.

Affaccio dal quale si osserva la Città di Palermo, l’ampio golfo e l’azzurro mare, le montagne del versante opposto, il centro abitato di Altofonte, che in passato aveva nome di Parco, e quanto rimane del verde, florido bosco (ahimè venuto meno pochi giorni or sono, distrutto, danneggiato, ridotto a cenere del monte, Moharda). 

 

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Le croci, rinvenute su uno dei contrafforti che delimitano la porta d’accesso nel passato servita per fare accedere i detenuti all’interno delle carceri, contrassegnano in qual modo il più antico luogo di detenzione posto all’interno di una delle torri di difesa del complesso chiesastico di Monreale. 

Uno degli innumerevoli luoghi delle carceri feudali attive nella Città e Stato di Monreale.  Nei quali si è operata la tortura dei rei dei delitti contro lo “Stato”e la persona. Un luogo nel quale hanno scontato la pena, delinquenti, malviventi,  rivoltosi, miscredenti, ladri, oppositori dissidenti. 

Essendo Monreale, Città arcivescovile, dotata di una Corte e sedi proprie di giustizia, amministrata da un governatore. 

La Capitale di uno “Stato autonomo”, con un servizio di polizia, sede di rappresentanza, luogo e centro di riscossione dei tributi feudali, di imposte e gabelle. 

Una città dalla quale dipesero dal tempo della fondazione dell’abbazia sino ai primi decenni dell’Ottocento, contadini, artigiani, borghesi, nobili e popolo minuto.

Essendo la Chiesa di Monreale sede arcivescovile metropolitana a capo di possedimenti feudali, fra i più vasti e ricchi d’Italia, anche oltre Stretto in diverse regioni del Regno. 

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Le croci, nella intenzione degli esecutori, contrassegnano in modo sottinteso   senza dare troppo nell’occhio, l’ingresso di un luogo infausto, improvvido, destinato allo sconto della pena dei carcerati, e del quale la torre della “Fossa” è stato fulcro e emblema.

Un luogo facile da riconoscere visibile a tutti, sebbene distante e marginale rispetto al centro urbano di Monreale. Luogo nel quale chi vi ha avuto accesso ha perso probabilmente il lume della ragione e la cognizione del tempo; un luogo di espiazione, patimenti, tribolazione, caducità di vita. 

Le croci incise a mezzo di utensili appuntiti realizzati in tempi diversi vanno ricondotti come periodo temporale di esecuzione, tra la fine del ‘500, e il secondo decennio dell’‘800.  

In ogni caso, le croci, in quanto storicizzate rappresentano un simbolo di rivelazione, un segno di luce, “salvifico”. 

La forza resa espressa, testimonia il bisogno, la necessità, di fare affidamento a una forza superiore, che sostiene i reclusi nelle carceri buie e umide, è simbolo di sopportazione, di richiesta di aiuto nel sopportare il peso della pena inflitta, è segno di riconoscenza, clemenza, misericordia nei confronti del Buon Dio.

Come è possibile osservare dalle foto, le due croci, quelle grandi, più in vista e raffigurate una accanto l’altra, a stretto contatto con braccia pressoché perpendicolari, simmetriche e di poco leggermente inclinate, differiscono dalla terza raffigurata, situata poco più in basso sul lato destro del concio per fattezza e modalità di realizzazione. 

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Probabilmente la prima croce ad essere stata rappresentata è quella piccola e meno in vista. Una minuta crux  latina ordinaria, non facilmente visibile rispetto le due croci situate accanto, tuttavia pur significativamente preziosa.  

Croci, realizzate ad altezza d’uomo, in vista a chi oggi giornalmente percorre la via Torres, e nonostante alla vista e ben individuabili per nulla poste in correlazione col varco di accesso in questione. 

Rimaste inosservate, sebbene illuminate di giorno dalla luce del sole, e dal chiaro della luna la notte.

Molto probabilmente solo per il fatto che col trascorrere del tempo, della Torre della “Fossa” se ne è perso ricordo e memoria. Per essere rimaste occultate per parecchio tempo e ricoperte da una folta vegetazione. 

Per il fatto stesso che questo antico tratto di strada fu sempre meno percorso quando subentrarono le nuove vie di accesso alla città e furono realizzate le porte cittadine.

Emblemi, le croci rinvenute nella via Torres a Monreale, parimenti ad altre raffigurazioni, ad altri simboli che si ritrovano in altri luoghi, sopra le pareti di antichi edifici: chiese, conventi, castelli, nobili dimore, in una colonna, avanti l’ingresso di una porta, su un architrave, restano elementi di testimonianza del passato.

Deduzioni, che per il momento, non escludono ulteriori interpretazioni riguardo al loro significato. 

* Natale Sabella, Architetto 

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