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“Corleone e Montagna Vecchia due poleis della Sicilia antica”, un libro che raccoglie 30 anni di studi

Un lavoro realizzato da Angelo Vintaloro: "A Sebastiano Tusa dedico la mia opera"

Una storia lunga almeno 12 mila anni e legata alla grande e continua antropizzazione della zona ha richiesto un’attenzione particolare, ma adesso ogni tassello ha trovato la giusta collocazione nel panorama dell’antichità siciliana. “Corleone e Montagna Vecchia due poleis della Sicilia antica”: un libro scritto da Angelo Vintaloro che raccoglie trent’anni di studi. La pubblicazione che riguarda l’archeologia e la storia del luogo sarà presentata il 16 settembre alle ore 19 nella Chiesa del Carmine.

“Speriamo che questa opera possa stimolare la successiva ricerca, per il giusto approfondimento a queste nostre conclusioni, e collocare questo territorio nel giusto rango tra i siti archeologici siciliani”, commenta l’autore.

Un lavoro realizzato in parte assieme all’assessore regionale e archeologo Sebastiano Tusa, scomparso nel tragico incidente aereo nel 2019, ad Aldina Cutroni Tusa e a Vincenzo Tusa. Anche Ferdinando Maurici, grande medievalista, concesse la sua collaborazione scientifica protesa alla ricostruzione storica del territorio in un periodo particolare e cioè quando nacque l’attuale Corleone. “Ho lavorato quasi 30 anni con Sebastiano Tusa con cui avevo anche rapporti familiari, e lui amava tantissimo il territorio corleonese, anche perché lo stupiva dal punto di vista archeologico, ed è a lui che ho dedicato la mia opera, sapendo che mi protegge da lassù”.

“Nel 1999-2002 feci intervenire il Dipartimento di Archeologia dell’Università di Bologna – racconta Vintaloro – con i miei amici Maurizio Tosi e Maurizio Cattani che protesero le loro energie affinché il sito consegnasse i suoi segreti ultra millenari”.

“Le ricerche archeologiche nella zona di Montagna Vecchia svoltesi con il rigoroso metodo scientifico – spiega – sono iniziate solo nel 1991. Corleone purtroppo gode di una nomea che non sarà facile scrollarsi di dosso: terra di mafia. Ebbene, negli anni ’50-’60 le Soprintendenze si spinsero verso l’interno della Sicilia con le proprie ricerche ma per la zona di Corleone, dove all’epoca imperversava una tremenda guerra di mafia, nessuno volle mai approfondire l’argomento. Basta visionare una cartina archeologica della Sicilia antecedente al 1991 e si potrà verificare che su quest’area esiste un vuoto di conoscenza. Della città di Montagna Vecchia era stata detta e pubblicata qualcosa ma veniva identificata come area dove insisteva un sito dedito alla pastorizia. Mai un approfondimento né storico né tantomeno scientifico”.

I periodi del paleolitico superiore e mesolitico (10000-8000 anni a.C.) hanno riservato le sorprese maggiori a Vintaloro consegnando una inaspettata antropizzazione dell’entroterra in diversi punti anche non vicini tra loro. “Era il periodo della caccia e della raccolta –prosegue – e probabilmente quell’uomo preistorico trovò in quest’area le condizioni ideali per una migliore sopravvivenza. Gruppi di cacciatori/raccoglitori si spinsero verso questo entroterra che con il passaggio al neolitico, e quindi con l’avvento dell’agricoltura e dell’allevamento, raggiunse il suo apice. Nell’eneolitico e nell’età del bronzo l’antropizzazione continuò con l’avvento di nuove genti fino all’età del ferro quando sorsero le prime città tra cui la ‘grande metropoli di Montagna Vecchia’, come soleva chiamarla il Prof. Vincenzo Tusa. Altro dato consolidato è quello che non bisogna dividere le due maggiori entità storiche del territorio, Corleone e Montagna Vecchia, perché l’una è conseguenziale dell’altra ma sempre in una unica Chora di cui Montagna Vecchia costituiva la roccaforte naturale abitata durante le incursioni esterne da parte di altri popoli colonizzatori della Sicilia. Le ultime scoperte hanno confermato questo dato che è stato raggiunto percorrendo zone impervie ed attraversando una natura spesso impenetrabile che ha messo a dura prova anche la nostra incolumità fisica, ma il risultato raggiunto ci ripaga ampiamente in quanto la grande messe di dati raccolti ci consente adesso di avere una visione storica “scientifica” e soprattutto più chiara dell’evoluzione di Montagna Vecchia/Corleone. Per raggiungere questo obiettivo da tempo abbiamo abbandonato lo studio delle fonti specialmente letterarie molto poco attendibili e peraltro infarcite da errori. Ad esempio, le fonti arabo-sicule ci consegnano improponibili distanze in miglia arabe tra le città di questa area, mentre quelle del XVII-XX secolo costituivano solo una “gara” a chi aveva la città antica più importante ed a cui veniva attribuito un nome, oggi pochissime volte riscontrabile, in quella che era solo una voglia di campanilismo che ha purtroppo deviato lo studio metodico e scientifico del territorio”.

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