Il Tabernacolo di S. Castrense. Testimonianze del passato che impreziosiscono il presente

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Monreale, 13 novembre 2016 – Sarà restituito al culto, dopo decenni di oblio, il tabernacolo ligneo e argenteo, opera di un ignoto maestro argentiere, che, nel 1746, fu commissionato dalle monache benedettine del monastero di San Castrense per la reposizione del SS Sacramento. Il tabernacolo, rimosso dalla sua collocazione nel 1961, è stato rinvenuto in stato di abbandono, nella casa canonica annessa alla chiesa, da don Antonio Crupi dopo il suo insediamento nella parrocchia. L’opera è stata sottoposta, a partire dal 2015, ad un lungo intervento di restauro, eseguito dall’argentiere Benedetto Gelardi, grazie all’impegno del parroco che, con entusiasmo e caparbietà, ha promosso l’iniziativa di recupero ed ha curato le relazioni con la Soprintendenza Regionale ai Beni Culturali cui l’opera è vincolata, e grazie alla prodigalità di alcuni parrocchiani che hanno contribuito a sostenere l’onere economico del progetto.

15078535_10207656745233123_5792148902055547181_nLa ricollocazione del tabernacolo sull’altare maggiore si svolgerà mercoledi’ 16 alle ore 17.00 nell’ambito di una cerimonia cui interverranno, oltre al parroco, don Antonio Crupi, la direttrice del Museo Diocesano di Monreale, Maria Concetta Di Natale, Maddalena De Luca, storico dell’arte, il restauratore, Benedetto Gelardi e Ciro Lomonte, presidente della scuola Magistri Maragmae. Alle 18.00 il tabernacolo sarà consacrato durante la S.Messa celebrata dall’Arcivescovo, Mons. Michele Pennisi. “Finalmente un altro importante tassello si aggiunge al ripristino dello stato di questa chiesa tanto cara ai monrealesi” commenta don Antonio, facendosi interprete di un legame forte che Monreale ha vissuto con la chiesa di San Castrense e con il complesso monastico che intorno ad essa sorgeva.

Il monastero delle benedettine, di cui la chiesa dedicata al Santo Patrono costituiva il fulcro e che oggi rimane unico elemento architettonico superstite, fu voluto nel 1499, in pieno clima religioso controriformistico, dal Cardinale Giovanni Borgia a sigillo del prestigio dell’Arcidiocesi e della vocazione benedettina della comunità di Monreale. Il complesso, conosciuto comunemente come “Badia Grande”, da cui l’attuale “Batiedda” per noi monrealesi, assunse un ruolo sociale ed economico di rilievo, fino a quando, in seguito alla confisca dei beni religiosi nel 1866, fu acquisito dal Comune di Monreale e chiuso al culto, per diventare sede parrocchiale solo nel 1952.

Di pregio, oltre al nostro tabernacolo, le opere d’arte conservate nella chiesa, dagli stucchi di Procopio Serpotta, figlio di Giacomo, alla “Madonna del Popolo in gloria” di Pietro Antonio Novelli, ad altri dipinti di scuola novelliana, di cui qualcuno attribuito persino a Pietro. La “restituzione” ai monrealesi di un’opera così preziosa ci permette dunque di assaporare meglio quell’atmosfera intrisa di arte e storia che si respira nei nostri “posti del cuore”  e che, se vogliamo, ci porta anche a sentire persino il profumo di quei biscotti “ a esse” di cui proprio le monache di San Castrense custodivano la ricetta.

Romina Lo Piccolo

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