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Conversazione in Sicilia: una terra che rappresenta uno stato d’animo

Il romanzo di Vittorini descrive una Sicilia diversa dai soliti stereotipi di ieri e oggi

Qualche giorno fa controllavo Twitter e sono stato colto da un sussulto: un tweet dedicato alle parole e alla memoria di Elio Vittorini. Lo scrittore siracusano, in questi decenni, ha subìto un inutile ostracismo, strisciante quanto immotivato. Nell’olimpo della letteratura siciliana va collocato insieme ai vari Sciascia, Bufalino, Pirandello. Nato nel 1908, morto a Milano nel 1966 causa un tumore, ha attraversato una vita piena e complessa tra scrittura e impegno civile. Sono risaputi il suo interesse per la letteratura straniera nonché il suo coinvolgimento nelle vicende politiche (prima con i comunisti, infine con i radicali). Se c’è un romanzo capace di raggruppare quel senso poetico e letterario di questo scrittore, quel romanzo è senz’altro uno e forse uno solo.

Conversazione in Sicilia (Bompiani, 204 pp., 13 euro) nacque come una serie di racconti pubblicato per la rivista “Letteratura” tra il 1938 e 1939. Qualche anno dopo fu pubblicato dall’editore Bompiani con il titolo con cui lo conosciamo oggi. Vittorini, siciliano fuggito dalla sua terra natìa, racconta di un protagonista (Silvestro) assente dalla sua Sicilia da quindici anni. Lo stravolgimento coniugale dei suoi genitori lo conduce a ritornare dopo tempo per ritrovare sua madre in vista dell’onomastico. Comincia un primo viaggio che è quello che lo porta da Bologna sino al traghetto per la Sicilia. Incontra personalità curiose e sofferenti. L’arrivo in Sicilia, l’incontro con la madre, il riscoprire quelle terre saranno un interessante preambolo per rivalutare il tempo che vive e cosa può cambiare. Le malattie, la guerra, la famiglia sono argomenti che rafforzano questa ricerca.

Il romanzo di Vittorini descrive una Sicilia diversa dai soliti stereotipi di ieri e oggi; il folklore lascia spazio ad un sentimento onirico che è filo conduttore dell’intero impianto. Silvestro si rende conto che la superficie di ciò che conosceva, non solo non esiste più, ma soprattutto era un’immagine falsa. Così ritrova un afflato di riscatto, desiderio di riparare a qualcosa ma anche dei repentini momenti di malinconia e amarezza per il tempo che si delinea. Andare nel profondo: questa è la ricetta principale di uno scrittore come Elio Vittorini, capace di non dimenticarsi che la superficialità è solo uno strumento per fuggire dal giudizio e dalla spinosa verità.

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