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La ricostruzione giornalistica ed umana delle vicende di Emanuele Basile e Mario D’Aleo

Quando rimasero soli: uomini divenuti eroi

Una decina d’anni fa la giornalista Michela Giordano decise di mettere mano alle carte, leggere le cronache siciliane di quel tempo e raccontare la storia di due uomini, due carabinieri che diedero la vita per un ideale. I due uomini in questione sono Emanuele Basile e Mario D’Aleo. Basile, pugliese di nascita, era un ufficiale dei carabinieri che aveva lavorato in Liguria e Campania. D’Aleo invece, romano di nascita, prese il posto di Basile come comandante della compagnia di Monreale. Due carabinieri che non sempre hanno avuto l’attenzione mediatica necessaria e doverosa per il loro contributo alla lotta alla mafia. Michela Giordano per scrivere questo libro, Quando rimasero soli (Paoline, 152 pp., 13 euro) ha contattato e conosciuto le famiglie, rimanendo legata alla famiglia Basile.

Il 3 maggio 1980 Emanuele Basile, mentre era in compagnia della figlia e della moglie, in attesa dei fuochi d’artificio per la festa del Santissimo Crocifisso a Monreale, viene raggiunto da alcuni colpi d’arma da fuoco. Nella notte si tenta di salvarlo con una delicata operazione chirurgica ma non c’è nulla da fare. Paolo Borsellino, che fu pretore a Monreale e collaborò assiduamente con Basile, indagò e cercò di far processare i responsabili individuati. Un iter tortuoso che durò fino al 1992, con le condanne definitive. Il successore di Emanuele Basile al comando della compagnia di Monreale fu proprio Mario D’Aleo. Il carabiniere romano continuò il percorso virtuoso del suo predecessore, concentrandosi in particolare sugli affari sporchi della mafia nel settore dell’edilizia. Morirà tre anni dopo in agguato a Palermo il 13 giugno del 1983.

Non si può non sottolineare che prima di essere carabinieri erano due uomini, due servitori dello Stato, capaci di mettere sé stessi attivi nel combattere un cancro della società siciliana, in particolare monrealese. L’organizzazione di cosa nostra avrà pure ucciso senza alcuna pietà due uomini delle istituzioni, avrà tentato di fermare indagini sulle proprie responsabilità ma non sono riusciti a stoppare un circolo virtuoso di legalità. C’è un’impronta lasciata da loro, distinguibile, perfetta, incancellabile. Quel segno si chiama giustizia. Le nostre vie in questi giorni in festa sono state fortificate anche dalla presenza di persone che hanno servito Monreale, hanno donato una testimonianza, da custodire.

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