MONREALE – Mercoledì 26 gennaio, presso il Circolo di Cultura Italia, è stata intervistata Antonella Vinciguerra, scrittrice. La scrittrice vive a Monreale, nata ad Agrigento, trascorre l’adolescenza a Favara fino all’età di 22 anni. In seguito, si trasferisce a Palermo dove consegue la laurea in Scienze Politiche. Nonostante il trasferimento, non ha mai perso la sua “agrigentinità”. Scrivere vuol dire imparare ad ascoltare, ci aiuta a comunicare, a descrivere emozioni, a rapportarci agli altri e a provare un sentimento d’amore per chi sta leggendo. Quindi, rappresenta una chiave fondamentale d’accesso e partecipazione alla vita sociale, culturale ed intellettuale. “Ho iniziato a scrivere all’età di 6 anni – racconta Antonella – scrivere è la mia vita. Ognuno di noi ha un mondo dentro che tira fuori in qualche modo ed io lo tiro fuori scrivendo. Scrivo perché sono io”.
Nel suo libro Fimmini spicca la forza di queste donne, che combattono le insidie di un mondo forgiato dagli uomini. “È il mio primo libro, sono particolarmente affezionata – dice Antonella – perché la donna rappresentata in questa foto è mia madre”. “Sono Fimmini forti, sanno quando tenere gli occhi bassi e quando guardare il loro uomo negli occhi – espone la scrittrice – seguono il loro istinto e sono pronte a difendere la loro prole ad ogni costo”.
“Ciascuna trae la propria forza dalla consapevolezza della propria fragilità, considerata un punto di forza – aggiunge Antonella – ma anche dalla loro terra. Ognuna incarna il territorio siciliano. Un territorio duro, contraddittorio, molto spigoloso ma al contempo arrotondato, con degli odori molto forti, ma anche delicatissimi, portati dal vento caldo dello scirocco. In questo palcoscenico la Sicilia fa da cornice, strizza l’occhio a queste donne”.
Nella lunga intervista la scrittrice pone l’accento sul ruolo della donna all’interno della società odierna. “Abbiamo fatto tanta strada, ma il percorso è ancora in salita – sostiene la Vinciguerra – lo dimostra il fatto che ogni giorno muoiono donne, uccise dai loro mariti, fidanzati, da chi non riesce a sopportare un no. Questi ultimi sono figli di una certa educazione. È importante che noi donne prestiamo attenzione all’educazione dei nostri figli, soprattutto quando si parla della differenza di genere.
“Sono molto soddisfatta perché le donne ricoprono ruoli importanti – aggiunge la scrittrice – ma il mio ruolo all’interno della società non toglie la mia femminilità. Noi donne sentiamo la necessità di dimostrare qualcosa, siamo sempre in guerra. L’uomo ha la possibilità di rilassarsi, noi no”.
Nel libro “Melodia della lupa” emergono tematiche importanti, quali la “magaria siciliana”, il rapporto con l’invisibile, col sacro, con la natura, l’epidemia spagnola, la ricerca di un vaccino, il sogno americano, il divario tra nord e sud, e soprattutto l’identità negata. “Vannandò, la protagonista, è una ragazzina molto forte – racconta – attinge la sua forza dal suo cuore per non essere sopraffatta dal suo nemico, ovvero, suo marito. Un uomo profondamente fragile, poco avvezzo al romanticismo, il quale tenta di piegarla in tutti modi con una violenza inaudita, ma non ci riesce. Questa ragazza dal carattere forte non riesce a tenere gli occhi bassi. Lo sfida, e quando lo sfida riesce a farlo sentire piccolo”.
Questo libro è impregnato dalla magaria siciliana, parla di quelle donne che stabilivano, il primo giovedì del mese, se in quella casa sarebbe entrata la buona o la cattiva sorte. Erano quelle che intrecciavano i capelli dei bambini e durante la notte si trasformavano in animali diversi, in questo caso in lupe.
“Vannandò diventa una lupa – racconta la scrittrice – diventa ancora più forte. La sua paura diventa adrenalina, una spinta per difendersi meglio”. “La protagonista aveva una doppia identità negata – aggiunge la scrittrice – l’essere bambina e soprattutto l’essere femmina. È una donna che cresce come cresce l’erba, simbolo della primavera e della vita che ritorna“. Nel libro “Germogli di Porpora”, la Vinciguerra affronta il tema del dolore che si esprime attraverso la storia parallela di due bambini strappati ai genitori, il tema della mafia, e quello del bene e del male.
Durante l’intervista, si sofferma sulla lingua siciliana. “La lingua siciliana è fondamentale – sostiene Antonella – siamo noi, fa parte delle nostre radici. Non possiamo negare noi stessi. Non ce la deve rubare nessuno, diventeremo schiavi”. La scrittrice conclude dicendo che sta scrivendo delle novelle e che il suo progetto è la vita in sé, fatta di mare, di storia, di scrittura.
