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Camere separate: il testamento del cuore e della solitudine

Mercoledì saranno 30 anni esatti dalla scomparsa di Pier Vittorio Tondelli, morto all’età di 36 anni per AIDS

La magia della letteratura è questa: riuscire, dopo tanti anni e tanti scrittori e recensioni come queste, a sopravvivere ai ricordi e avere vita propria. Mercoledì saranno 30 anni esatti dalla scomparsa di Pier Vittorio Tondelli, morto all’età di 36 anni per AIDS. Tra i più promettenti scrittori allora, tra i maggiori punti di riferimento per i giovani esordienti oggi, ha raccontato con piglio curioso e fare giornalistico un decennio pieno di colori e contraddizioni. Gli anni Ottanta delle dipendenze, delle discoteche, della moda, delle ambizioni, della solitudine, dello sconforto, del sesso, delle luci. Esclusi saggi e articoli, Tondelli ha scritto quattro romanzi. Qui ci soffermeremo sull’ultimo, uscito due anni prima della morte.

Camere separate (Bompiani, 304 pp., 13 euro) è il romanzo più nutrito dall’intimità dell’autore. Racconta di Leo, giovane scrittore trentenne, in preda all’angoscia per la scomparsa della sua metà Thomas. Il romanzo è un flusso di ricordi, speranze, riflessioni. C’è senz’altro un’elaborazione del lutto che è la base di queste pagine ma anche quel senso di inadeguatezza che divora qualsiasi tentativo di ricominciare. C’è il primissimo approccio a questo ragazzo, l’amore passionale, i viaggi, le lacrime tenute dentro, il desiderio di andare avanti. Leo è forse Tondelli, l’autore getta le sue paure in questo romanzo. Leo è divorato dall’assenza di Thomas che era cosa concreta anche quand’era vivo: infatti gli incontri erano quasi sporadici, soprattutto quando Thomas si legherà ad una ragazza. Inizia una gelosia possessiva che diventa illusione quando lui non c’è più, rimangono solo ricordi da conservare (o forse da strappare?).

Molti l’hanno concepito come il testamento di un grande scrittore sempre attuale. Generoso e appassionato quanto timido e osservatore costante. C’è tutto questo in Tondelli e in questo romanzo (considerato da molti un caposaldo tra i romanzi d’amore del Novecento italiano e mondiale). La letteratura tondelliana è una tempesta che travolge tutto, un vento di scirocco che sospende qualsiasi finto refrigerio. La regola essenziale di Tondelli era una: racconta ma non giudicare. Un insegnamento che giornalisti, scrittori, editori (esordienti e non, sentimentali e non, ambiziosi e non) dovrebbero tenere nella propria anima e nelle dita che digitano cose su un computer.

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