MONREALE – Ieri pomeriggio, presso il Collegio di Maria, si è svolta la manifestazione e la degustazione dei carduni vruricati di Pioppo.
L’obiettivo è valorizzare e promuovere i prodotti agroalimentari della Valle dell’Oreto. Molti sono stati gli interventi da parte dell’amministrazione comunale, del Forum CFC Oreto, dei sindacalisti, dei produttori, degli esponenti della scuola e dell’università, del settore produttivo e commerciale agroalimentare. Hanno spiegato l’importanza di questo prodotto, il perché deve essere valorizzato, come nasce, le tecniche di coltivazione e le loro proprietà benefiche.
Il cardo è un ortaggio appartenente alla stessa famiglia del carciofo, con cui ha dei punti in comune sia a livello estetico che nutrizionale. Coltivato già ai tempi dei Romani, cresce in vari tipi di terreno e nelle zone dal clima mite, dov’è raccolto da fine settembre ai primi giorni di febbraio. Supera difficilmente inverni rigidi con temperature al di sotto dei -2 gradi, che lo portano a subire le famose gelate che ne distruggono una parte del raccolto.
Il cardo può raggiungere anche un metro e mezzo di altezza. Non si mangia tutto, ma solo i piccoli delle foglie, chiamate coste, e i lembi, di solito con delle spine di colore chiaro. Infatti, si cerca di renderlo di colore bianco, perché è in queste situazioni che viene considerato più pregiato e buono. Il caratteristico sapore amaro tendente al dolce è dovuto alla pratica chiamata imbiancamento, proprio quella utilizzata per coltivare il carduni vruricatu di Pioppo.
Lo scopo è fare diventare le coste più tenere e gustose tramite particolari trattamenti che vengono fatti alla pianta da fine settembre a metà febbraio. Varie sono le modalità utilizzate per l’imbiancamento, che consistono principalmente nel legare la pianta in due o tre punti, nasconderla alla luce e proteggerla dal freddo. Il sistema più rapido consiste nell’avvolgere il cardo con cartoni, carta grossa o paglia. I cardi vengono trasferiti anche in buche di 50-70 cm. Questo ortaggio vanta proprietà depurative e protettive, ed è un antiossidante che aiuta a prevenire i danni da radicali liberi, facilitando l’eliminazione di scorie e tossine.
L’obiettivo dichiarato dagli stakeholders è di riuscire a fare inserire il cardu vruricatu nei Patti attraverso la rete Slow Food, rendendolo un prodotto di nicchia, da proteggere, salvaguardare e promuovere.
La manifestazione, organizzata dalla Pro Loco di Monreale e dal Comitato Pioppo Comune, che fanno parte del forum del Contratto di fiume e di costa dell’Oreto e dei suoi affluenti, si è conclusa con la degustazione dei cardi, cucinati da Filippo Tusa (Pepper’s) in maniera tradizionale. I tavolini sono stati messi a disposizione da Mimmo Milazzo (pizzeria Guglielmo). Il rispetto delle norme anticovid è stato curato dall’Associazione di Protezione Civile Evergreen.












