Con l’assalto del Palazzo d’Inverno, avvenuto il 7 novembre del 1917, la Rivoluzione d’Ottobre (avvenuta a novembre, ma passata alla storia con questo nome per l’utilizzo, da parte della Russia, del calendario giuliano) segnò la fine della Rivoluzione Russa e la nascita della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa.
La Rivoluzione d’Ottobre, dunque, è la fase finale e decisiva della Rivoluzione Russa iniziata in Russia nel febbraio del 1917 e che segnò dapprima il crollo dell’Impero Russo e poi l’instaurazione della Russia Sovietica.
A motivo del malcontento della Prima Guerra Mondiale, tutte le forze della Russia, in quel momento, erano impregnate di un desiderio di rivoluzione. I bolscevichi rivoluzionari, in particolare, con il partito operaio socialdemocratico russo di Lenin e Trockij, riuscirono ad acquisire crescente potere e consenso, fino al raggiungimento del suddetto colpo di Stato. I bolscevichi, quindi, formarono un governo rivoluzionario presieduto da Lenin e furono in grado di estendere progressivamente il loro potere su gran parte dei territori del vecchio Impero zarista.
Portatori di ideologie marxiste rivoluzionarie e sostenitori della lotta della classe operaia, Lenin e i suoi seguaci portarono speranza in un Paese condannato dalla crisi economica, dalla guerra agli Imperi centrali, dalla decadenza di Pietrogrado, dai tumulti interni e dalle sconfitte subite nella Grande Guerra, fino allo sfociare della sanguinosa guerra civile russa tra “rossi” (i bolscevichi) e “bianchi” (i controrivoluzionari).
La reazione armata delle forze controrivoluzionarie e l’intervento delle potenze straniere provocò l’inizio di una cruenta guerra civile che si concluse con la vittoria bolscevica tra il 1921 e il 1922.
Proprio al momento della vittoria dell’Ottobre rosso in Russia, su L’Ordine Nuovo, Gramsci scriveva un articolo il cui titolo era La Rivoluzione contro il Capitale; il rimando, ovviamente, era a Il Capitale di Marx. Gramsci, in sostanza, aveva ben intuito che si trattava di una Rivoluzione che andava contro la stessa analisi marxista che l’aveva promossa.
“Marx – scriverà ancora più significativamente Benedetto XVI nella lettera Enciclica Spe Salvi – non ha solo mancato di ideare gli ordinamenti necessari per il nuovo mondo; di questi, infatti, non doveva più esserci bisogno. Che egli di ciò non dica nulla, è logica conseguenza della sua impostazione. Il suo errore sta più in profondità. Egli ha dimenticato che l’uomo rimane sempre uomo. Ha dimenticato l’uomo e ha dimenticato la sua libertà. Ha dimenticato che la libertà rimane sempre libertà, anche per il male. Credeva che, una volta messa a posto l’economia, tutto sarebbe stato a posto. Il suo vero errore è il materialismo: l’uomo, infatti, non è solo il prodotto di condizioni economiche e non è possibile risanarlo solamente dall’esterno creando condizioni economiche favorevoli”.
Dando inizio alla difficile e contrastata costruzione del primo Stato socialista della storia, la Rivoluzione d’Ottobre segnerà, in modo determinante, anche il restante XX secolo.