Dite la verità. Quante volte avete visto una persona di colore e avete tentato un giudizio? Lo osservate come è vestito, cosa porta in mano, la pettinatura, se è in compagnia, quanti anni ha, azzardate una pagella su tutte queste sue caratteristiche. Poi succede che a questa persona squilli il telefono e lì, momento di suspence, lo sentite parlare un fluente italiano. Il sentimento diventa sorpresa o semplice curiosità o peggio di disgusto. Quante ragazze, ragazzi, donne e uomini con quella pigmentazione scura (che sono nati qui, o arrivati dopo, che studiano o lavorano) si sentono a tutti gli effetti appartenenti all’Italia. Sul tema è consigliabile il saggio-memoir di Nadeesha Uyangoda dal titolo L’unica persona nera nella stanza (66thand2nd, 176 pp., 15 euro).
Lei, promettente ragazza dalla penna fresca, ha 28 anni ed è nata in Sri Lanka da genitori di quelle parti. Poi dopo un po’ è giunta in Italia e qui, nel belpaese della poesia, dell’amore e della cultura ha trovato una sintesi alla sua voglia di prendere a morsi la vita, di costruire la sua identità. Inconfondibilmente italiana. Sa bene però che la società di oggi vive tra rivoluzione e conservazione. Da una parte la necessità di dirsi che il futuro va avanti e le società si evolvono, parlare di razza è una roba più anacronistica delle cabine telefoniche. Dall’altra però quel sentimento che strizza l’occhio ad un passato oscuro che trova inaccettabile considerare un nero come un italiano purosangue bianco. I pregiudizi che quindi coprono i buoni propositivi e la visione gentile sul futuro. La politica non aiuta, le frasi cattive dette sottovoce diventano urla con cui dire che non è accettabile che un nero possa avere ruoli autorevoli, che una nera possa scavalcare un’italiana in qualsiasi ambito.
Poi noti che tutta questa costruzione mentale è lacunosa perché ancora oggi, gli italiani e le italiane di pelle scura non sono frequenti in Parlamento, in reparti ospedalieri, nei programmi tv ecc ecc. La palestra del riscatto, della consapevolezza del progresso culturale e sociale (insieme alla cultura) resta e resterà la scuola. Le classi coloured in cui per tuo figlio non importa che l’amichetto abbia un colore di pelle diverso dal suo ma lo distingue dagli altri perché quel giorno ha una maglietta particolare o un cappello. Uyangoda riflette, con grande sicurezza ed efficace scorrevolezza, su tutti i grandi dubbi della società italiana di oggi. Sentirsi neri in Italia è la condizione di oggi, l’auspicio è che sia passeggero. Il grande traguardo è che domani saremo tutte e tutti italiani, e stop.