Da Caporetto al New Deal, quei 24 ottobre passati alla storia

24 ottobre 1917 la disfatta di Caporetto, Il 24 ottobre del 1929 è il “giovedì nero” di Wall Street

Una memore locuzione latina, tratta da una frase più ampia presente nel De Oratore di Cicerone, recita: historia magistra vitae. Si tratta di una descrizione che il filosofo dà della storia, affermandone la fondamentale importanza per la sua funzione magistrale.

Ed è proprio la storia a ricordare gli eventi accaduti in questo giorno, invitando altresì a trarne i suoi insegnamenti.

Verso la fine del 1917, l’Europa era ancora nel pieno della Grande Guerra, e anche se l’ingresso degli Stati Uniti nel conflitto e l’imminente uscita della Russia, sconvolta dalla rivoluzione, avrebbero da lì a poco dato una svolta decisiva, gli Imperi Centrali di Austria-Ungheria e Germania erano ancora in una posizione di forza.

Con la crisi della Russia dovuta alla rivoluzione, dunque, Austria-Ungheria e Germania poterono trasferire consistenti truppe dal fronte orientale a quelli occidentale e italiano. Forti di questi rinforzi, gli austro-ungarici, con l’apporto di reparti d’élite tedeschi, sfondarono le linee tenute dalle truppe italiane che, impreparate ad una guerra difensiva e duramente provate dalle precedenti undici battaglie dell’Isonzo, non ressero all’urto e dovettero ritirarsi fino al fiume Piave.

Erano le due del mattino del 24 ottobre 1917 quando un violento bombardamento d’artiglieria diede inizio all’offensiva degli eserciti tedeschi e austro-ungarici per invadere la Valle dell’Isonzo, al confine tra l’Italia e l’attuale Slovenia. Ancora non lo si poteva sapere, ma quell’attacco, concentratosi nei pressi di Caporetto, si sarebbe rapidamente trasformato nella più grande catastrofe militare della storia italiana.

Caporetto? Il mio giorno più triste, dal quale per mesi non ho avuto né forza né tempo di scrivere, e neppure di pensare”. Così il soldato-poeta Giuseppe Ungaretti visse la disfatta del fronte italiano del 24 ottobre 1917.

Sorprendentemente, però, l’esercito riuscì a rimettersi in sesto, tanto che, esattamente un anno dopo l’umiliante sconfitta, più precisamente il 24 ottobre del 1918, i soldati italiani avrebbero dato inizio alla Terza battaglia del Piave, una grande contro-offensiva che sfocerà nella riscossa di Vittorio Veneto, decisiva per decretare la sconfitta definitiva dell’Austria.

Una vittoria da dimenticare, eppure da qualcuno osannata: “Maestà, vi porto l’Italia di Vittorio Veneto”, sembrano essere state le parole che Benito Mussolini rivolse a Vittorio Emanuele III di Savoia.

A distanza di poco più di un decennio, un altro avvenimento sarà affidato alla memoria storica. Il 24 ottobre del 1929 alla Borsa di New York crollano i prezzi dei titoli azionari. È il “giovedì nero” di Wall Street e l’inizio della più grave crisi economica e finanziaria degli Stati Uniti, che presto farà sentire i suoi effetti disastrosi in tutto il mondo.

Fu lo scoppio di una bolla che era stata alimentata nel corso del decennio precedente. A gonfiare questa bolla erano state la Prima guerra mondiale e le sue conseguenze. Con gli Stati europei impegnati a distruggersi l’uno con l’altro, le banche americane avevano fatto affari d’oro, prestando capitali soprattutto a Francia e Regno Unito. Nel dopoguerra, i ricchi interessi su questi prestiti continuavano ad affluire negli Stati Uniti e le banche americane si ritrovarono con le casse piene di soldi. Questa massa di capitali che le banche americane prestarono all’economia fu il carburante con cui si alimentarono i “Ruggenti anni Venti”.

Il crollo di Wall Street non fu la causa della “Grande Depressione”, ma il momento in cui divenne chiaro in tutto il mondo che qualcosa di irreparabile era accaduto. I primi ad uscirne, ciononostante, furono gli Stati Uniti e per farlo il Paese ebbe bisogno del grande piano di investimenti pubblici (New Deal), avviato negli anni Trenta dal presidente Franklin Delano Roosevelt.

Alle elezioni presidenziali negli Stati Uniti d’America del 1932 il candidato democratico Roosevelt promise una serie di misure urgenti al fine di rilanciare l’economia statunitense, colpita da tre anni di dura depressione. Eletto presidente, Roosevelt affermò: “Sono convinto che, se c’è qualcosa da temere, è la paura stessa, il terrore sconosciuto, immotivato e ingiustificato che paralizza. Dobbiamo sforzarci di trasformare una ritirata in un’avanzata”.

Non sempre ciò che viene dopo è progresso. L’augurio è che, guardando al futuro, non possano ripetersi ancora le parole di hegeliana memoria: “tutto ciò che l’uomo ha imparato dalla storia, è che dalla storia l’uomo non ha imparato niente”.

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