Un romanziere tanzaniano vince il Premio Nobel per la letteratura

A sorpresa il premio viene vinto da un nome poco considerato alla vigilia

Ogni anno i social diventano una fonte immensa di sondaggi, pronostici e appelli accorati. I bookmakers fanno da guida alle avvicenti scommesse alla ricerca della puntata giusta. Di quella trentina di nomi buttati giù dalle agenzie di scommesse, nessuno è stato quello giusto. Non parliamo di calcio ma di Premio Nobel, in particolare quello dedicato per la letteratura. Il vincitore si chiama Abdulrazak Gurnah, romanziere tanzaniano, già professore di letteratura nel Regno Unito, appassionato narratore di vicende sull’immigrazione e sul colonialismo. Molti non lo conoscono ma gli addetti ai lavori ne dicono un gran bene.

Nato e cresciuto in Zanzibar, all’età di diciotto anni, per sfuggire ai conflitti sanguinosi e per proseguire negli studi, si trasferisce in Inghilterra con il fratello grazie ad un cugino residente lì. Dopo un breve insegnamento in Nigeria, continuerà ad insegnare all’Università di Kent letteratura inglese sino al suo recente pensionamento. Dei suoi libri cosa sappiamo? Sono opere concentrate per lo più sul problema dell’immigrazione, la ricerca di un’identità nell’ignoto, la condanna della violenza delle guerre africane, dover lasciare la propria terra alla ricerca della fortuna, vicende legate dalla forza di cercare anche storie d’amore che possano fortificare il proprio vissuto. In Italia l’editoria è piuttosto impreparata: di lui infatti abbiamo solo un romanzo tradotto in italiano, Il disertore (Garzanti, del 2006) che fino al giorno dell’annuncio del Nobel era praticamente introvabile. Non c’è da dubitare che in pochissimi giorni lo ritroveremo tra gli scaffali delle librerie e in cima alle classifiche. Ha scritto parecchi saggi sulla letteratura britannica, ad esempio su Salman Rashdie (decano dei romanzieri di Sua Maestà). 

Una piccola ma necessaria condanna va fatta al nostro provincialismo, nel non saper apprezzare romanzieri esteri non necessariamente americani. Il Nobel, più che mai, ha voluto spiegare che i vincitori non sono quasi mai fenomeni letterari ma talenti semisconosciuti che meritano di avere gli occhi del mondo puntati. Ora che più o meno tutti sanno chi è questo Gurnah, quest’uomo che lontanamente ricorda Morgan Freeman, sarà interessante acquistare un libro (Il disertore per quanto riguarda il mercato italiano) e valutare appieno l’intensità di questo scrittore. Decidere se l’Accademia di Svezia ha premiato un signor nessuno oppure un fine letterato che è capace di trasportare il proprio vissuto di sofferenza e orgoglio in pagine e parole piene di speranza e, perché no, di ambizioni. Come un premio Nobel ad esempio.

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