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#ilpuntodimacchia: … E gli indecisi❓Tra #maratonamentana e exit poll

Chi sarà riuscito a parlare al 40% degli italiani indecisi?

Non nascondo, da appassionato delle cose della politica nostrana e non solo, che mi trovo nella trepida attesa della #maratonamentana di domani. Con la scusa del mio onomastico mi renderò latitante da studio e lavoro in genere.
Non mi avventurerò nella giungla dei pronostici per le elezioni in corso nelle principali città italiane, ma in questa, a dir poco strana vigilia elettorale, vorrei esprimere alcune osservazioni che mi sovvengono. 

I possibili risultati sembrerebbe possano risentire delle ultime vicende che hanno coinvolto i due maggiori partiti di (centro?) destra i cui leader si sono esposti, io credo, al pubblico ludibrio più per le reazioni e dichiarazioni rilasciate ai media o postate sui social che per i fatti in sé venuti alla luce negli ultimi giorni. 

Sulla vicenda Morisi – il social media manager della Lega profumatamente pagato da quel partito per diffondere, attraverso la “Bestia” da lui creata, odio, rancore, discriminazione, gratuiti attacchi a chiunque non appartenga a quella cerchia, parrebbe assai diffusa, di razzisti dal volto umano nel senso che hanno, a dispetto delle idee che professano, un aspetto umanoide – direi che l’impatto della notizia circa i passatempo del tipastro risulti già deflagrante di per sé. A poco credo servano le stizzite reazioni di Salvini, già alle prese con una serie di malumori all’interno del suo partito. Probabilmente l’esito di queste elezioni in corso metterà a serio repentaglio la sua permanenza ai vertici del partito che fu Lega Nord. 

La Meloni invece è alle prese con una vicenda molto più scabrosa perché quanto rivelato dal servizio televisivo di Fanpage messo in onda poche sere fa a Piazzapulita su La7 non comporta la necessità di rintuzzare qualche opinionista che evidenzia più o meno palesi incongruenze di sue dichiarazioni sul Green pass o sugli interventi ora sul Ministro Lamorgese ora su Speranza o altri componenti a vario titolo della compagine governativa. Si tratta o si tratterebbe invece di giustificare la presenza ai massimi livelli di FdI di personaggi che non fanno mistero (ormai sarebbe credo impossibile in barba ai loro quotidiani balbettii) di ispirarsi al Duce o addirittura a Hitler nella loro azione politica persino a livello europeo. 

La Giorgia, donna, madre, cristiana, italiana, si trova in non poche difficoltà allorché, a prescindere dalle di lei personali convinzioni, che dubito siano granché diverse da quelle che appaiono indiscutibilmente discendere dalle parole e dai gesti catturati dalle telecamere nascoste dei giornalisti di Fanpage, ha di fronte una scelta esiziale direi per il futuro della forza politica che lei rappresenta e che, a stare ai sondaggi, ha raggiunto vette di consenso difficilmente prevedibili uno o due anni fa ma che potrebbero risultare a dir poco effimere. 

Effimere e volatili se l’On. Meloni dovesse, come sarebbe a dir poco logico per il capo di un partito di destra si ma del XXI secolo, dissentire e dissociarsi pubblicamente da quanto emerso da quel servizio televisivo. Questo perché, in quel momento, oggi quasi irrimediabilmente tardivo visto che sono passate più di 48 ore, significherebbe automaticamente “tradire” e rinnegare il consenso di quella parte non trascurabile dei suoi elettori che non fanno mistero della di loro “affezione nostalgica”. 

Staremo a vedere.

C’è un’altra e più stringente riflessione che mi sovviene sempre più negli ultimi due anni almeno e vieppiù in queste settimane preelettorali.
Pare evidente che tutti i protagonisti della politica nazionale siano condizionati perennemente dai sondaggi sulle intenzioni di voto che con cadenza almeno settimanale vengono propinati da giornali e tv.
Spostamenti di poco più di un punto percentuale vengono commentati con grande contrizione e spesso dipinti anche dai commentatori come grandi successi o enormi tonfi.
Poca o nessuna attenzione, questa è la mia impressione, viene dedicata a quel numerino in fondo alle tabelle dei sondaggisti che indicano una percentuale di oltre il 40% di coloro che non si esprimono o sono indecisi.
È come se tutti si concentrassero a spartirsi sui rispettivi schieramenti i pochi voti – e le percentuali di spostamenti da una settimana all’altra lo dimostrano – che transiterebbero con periodicità settimanale da un partito all’altro dello stesso schieramento progressista o conservatore.
E anche nello schieramento progressista cui appartengo non mi pare si facciano sforzi adeguati per cercare di convincere gli indecisi, quella larga fetta di Italiani che magari sente di appartenere a quella area ma non viene coinvolta al punto da preferire l’astensione sulla comoda convinzione che tanto non cambia niente.

E mi sovviene in mente, l’ho già citato in altre mie riflessioni qui riportate, l’esperienza vissuta nella piazza Verdi di Palermo invasa da migliaia di persone per la manifestazione delle “sardine”. Ero e resto convinto che quel popolo – quante persone conosciute incontrate quella sera! – aveva ed ha una logica e naturale appartenenza all’area progressista, ma non mi pare di scorgere anche tra i personaggi politici di mio riferimento chi si profonda in sforzi credibili per raggiungere quell’elettorato in libera uscita o in ricreazione. Anche quella fetta sinceramente conservatrice o moderata che potrebbe essere convinta al voto per lo schieramento progressista, magari perché non disposto a digerire la becera propaganda salviniana o meloniana.
Forse l’unico che mi pare aver percepito impegnato in quella direzione, in quella che cerca consenso sulle proposte, sulle iniziative, sulla idea più o meno visionaria (in termini di visione realistica e realizzabile), mi è sembrato Carlo Calenda a Roma.
Senza nulla togliere alla credibilità e indiscussa serietà dell’ex Ministro Gualtieri, del quale guarderei con fiducia la eventuale elezione a Sindaco di Roma, coltivo la sensazione che una eventuale vittoria di Calenda nella capitale potrebbe, anche considerato il contesto nazionale in cui ci muoviamo in questo frangente, provocare un rimescolamento non solo di carte e pesi ma pure di riconsiderazione del fare politica a tutti i livelli. Forse costringerebbe tanti a prendere atto una volta e per tutte che, aldilà dei valori che professi e in cui credi, della appartenenza che rivendichi, mai rinnegata, ma legata a un passato, alle vicende politiche sociali del secolo scorso, il mondo è cambiato e bene si farebbe oggi a trovare ispirazione appunto in senso “moderno” nel I Care di Obama piuttosto che in altri detti o frasi rimasti famosi nel mondo e che io stesso tante volte ho pronunciato per rivendicare la mia appartenenza politica.

Dal solito eretico per oggi è tutto. Buona #maratonamentana. 

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