Piana degli Albanesi, l’ombelico del mondo antico

Secondo Vito Zuccaro, Piana è al centro di un immaginario palcoscenico teatrale che abbraccia tutti i maggiori teatri antichi

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Spesso si scoprono cose grandi mentre si è intenti a fare cose piccole e semplici. Ti capita di passeggiare per i sentieri di una montagna e rintracciare linee che collegano un intero mondo antico. È capitato a Vito Zuccaro, uno studioso arbëresh di Piana degli Albanesi, che a ragion veduta ritiene che la teoria dei cerchi concentrici nasce in Sicilia e più precisamente a Piana. La sua intuizione nasce un giorno mentre si trovava sulla montagna Kumeta, di fronte alla Portella della Ginestra. Il ritrovamento di un “banale gasteropode” a forma di spirale di Archimede che, sempre secondo l’autore, “non esiste se non in alcune forme di spirali di galassie” (poiché negli esseri viventi esistono solamente forme di spirali logaritmiche come quelle delle chiocciole) gli aprì un mondo nuovo.

Zuccaro ritiene che tutti i siti archeologici a forma concentrica sono, a loro volta, disposti in cerchi concentrici se si considera un punto di riferimento. Lo stesso Zuccaro, puntando il compasso dal proprio studio con “perplessità e stupore”, ha notato che Piana è al centro di un immaginario palcoscenico teatrale dove sono racchiusi i teatri antichi a forma di cerchio concentrico, tra questi: il teatro di Monte Jato, Taormina, Segesta, Eraclea Minoa, Selinunte, Atene, Halaesa, Siracusa, Messina, Akra e tanti altri.

Tra le pagine del suo libro (perché ha scritto anche un libro su questo), Zuccaro si chiede come abbiano fatto gli antichi, senza strumenti tecnologici, a essere in armonia con l’universo intero nato, a sua volta, in seguito al Big Bang e la cui espansione è ancora in atto e ha assunto forma concentrica.

Fatto quasi singolare è che la latitudine di Piana degli Albanesi è la stessa di Alatri, comune in provincia di Frosinone, conosciuto per i suoi megaliti e per il dipinto del Cristo Pantocratore che, nientepopodimeno, si trova all’interno di un labirinto a forma di cerchi concentrici. E secondo Zuccaro è altrettanto curioso il fatto che dentro le chiese arbëreshe di Piana vi siano dei dipinti del Cristo Pantocratore.

Ma quando si parla di cerchi concentrici viene in mente anche l’Uomo Vitruviano di Leonardo Da Vinci. Quindi, sovrapponendo il disegno succitato e la cartina dell’Europa, in modo tale che lo sterno dell’Uomo Vitruviano coincida con il punto in cui si trova Alatri, Zuccaro ha fatto altre scoperte: il basso ventre dell’uomo si trova in prossimità di Lampedusa, quindi collegandola con una linea all’isola di Creta, come per magia e per realtà, si arriva fino a Cnosso, famosa per il labirinto e la vicenda del Minotauro.

Zuccaro chiude il suo libro con una riflessione: “Come Teseo nel labirinto del Minitauro dobbiamo riprendere il filo della consapevolezza per uscire nella libertà”.

È affascinante come queste idee balzino alla mente proprio nei momenti in cui si è in maggior contatto con la natura; ed è forse in quei frangenti che Lei si rivela, quando il boato della postmodernità lascia spazio al silenzio eterno a cui l’uomo, prima o poi, è condannato.

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