I ruoli di Greco, Ingrassia e Giuliano, i boss di Ciaculli

I collegamenti con Cosa Nostra americana e con la ‘ndrangheta calabrese, la sensaleria nella vendita di immobili

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L’operazione condotta questa notte dai Carabinieri ha portato all’arresto dei boss del mandamento di Ciaculli – Brancaccio.

Si tratta di:

  • Giuseppe Greco, classe 1958;
  • Ignazio Ingrassia, classe 1950;
  • Giuseppe Giuliano, classe 1963.

Già la precedente operazione Cupola 2.0 aveva messo in luce il rapporto tra il giovanissimo referente della commissione provinciale di cosa nostra e capo mandamento di Ciaculli, Leandro Greco, e il cugino Giuseppe Greco cl. 1958 detto il senatore. In seguito all’arresto di Leandro il mandamento mafioso era stato retto da Giuseppe che si era occupato di relazionarsi con le dipendenti famiglie mafiose di Brancaccio, Roccella e Corso dei Mille.

Leandro era nipote del noto boss mafioso Michele Greco detto il papa mentre Giuseppe Greco è figlio di Salvatore, detto il senatore, fratello di Michele. Una parentela che avrebbe assicurato nel tempo ai due l’egemonia sulle altre famiglie assorbite sotto l’influenza del mandamento mafioso di Ciaculli (già Brancaccio).

Ignazio Ingrassia, detto il boiacane, è stato identificato dagli inquirenti come il consigliere del boss Greco. L’anziano mafioso ha fornito il suo apporto al vertice del mandamento nella gestione di delicate tematiche territoriali. 

Greco e Ingrassia si sono occupati di gestire le dinamiche legate al sostentamento economico delle famiglie dei carcerati appartenenti al mandamento, reperendo le risorse grazie ad una vasta e complicata rete di attività illecite. Le indagini dei Carabinieri hanno dimostrato infatti che il vertice imponesse un vero e proprio controllo capillare del territorio intervenendo nella compravendita di terreni e immobili (cd. sensaleria), e gestendo le dinamiche di approvvigionamento e smercio di droga nel Palermitano.  

La sensaleria caratterizza storicamente il modus operandi delle compagini mafiose e costituisce un caratteristico strumento di imposizione della propria egemonia sul territorio. Le indagini condotte dall’Arma hanno tuttavia acclarato che la forza intimidatrice degli uomini d’onore di Ciaculli fosse in grado di raggiungere dimensioni ancora più invasive rispetto alla mera richiesta del pagamento di una tangente sulla compravendita di immobili e terreni. Il boss Greco, coadiuvato da alcuni membri della locale famiglia mafiosa, ha infatti in un’occasione imposto la vendita di un immobile in favore di un sodale obbligando il legittimo promesso acquirente a rinunciare all’affare. 

Il vertice del mandamento si è inoltre occupato dell’amministrazione del circuito dell’approvvigionamento e smercio di sostanze stupefacenti, costringendo alcuni soggetti dediti al fruttuoso affare, a versare somme di denaro da destinare alla cassa del mandamento mafioso. 

Giuseppe Greco è riuscito inoltre ad intessere un delicato rapporto di coordinamento tra i mandamenti palermitani al fine di acquistare all’ingrosso stupefacenti dalla ‘ndrangheta calabrese che, come è noto, è il più grande importatore in Italia di cocaina. 

Le indagini hanno consentito di documentare che il canale di comunicazione con gli esponenti calabresi sia stato tenuto da Ingrassia Ignazio, influente e anziano esponente del mandamento di Ciaculli, il quale ha dato prova anche in altre circostanze di possedere un ramificato e ampio circuito relazionale con esponenti di diverse altre organizzazioni criminali.

La figura di Ingrassia emerge inoltre in dinamiche che fanno trasparire la dimensione transnazionale dell’influenza degli uomini d’onore di Ciaculli, acclarandone il costante contatto con cosa nostra americana. Un elemento di assoluto rilievo in tal senso è stato acquisito dagli inquirenti in occasione dell’omicidio del mafioso newyorkese Frank Calì, esponente apicale della famiglia Gambino di New York, comunicata tempestivamente all’anziano consigliere del boss Greco. 

Gli inquirenti hanno ricostruito l’esistenza di una diatriba interna alla famiglia mafiosa di Corso dei Mille. Sarebbe stata messa in discussione l’integrità, intesa nel senso di adesione alle regole non scritte imposte da cosa nostra, da parte di Giuseppe Giuliano detto il Folonari. 

Giuseppe Greco avrebbe gestito la disputa attraverso numerosi incontri intrattenuti con Giuliano e altri membri delle limitrofe famiglie mafiose, elementi che hanno consentito di acclarare la centralità della figura del senatore nella gestione delle dinamiche mandamentali e di acquisire indizi indicanti l’adesione al sodalizio criminale del Giuliano. 

Le acquisizioni dei Carabinieri hanno in definitiva acclarato lo spostamento del baricentro di influenza del mandamento di Brancaccio verso la famiglia mafiosa di Ciaculli, governata dai Greco, che, dopo gli eventi della seconda guerra di mafia, forte della sua eredità storica assicurata dalla parentela con il papa e della ritrovata autorevolezza dei vertici del mandamento, punta a riacquisire l’egemonia sul territorio palermitano, come evidenziato del tentativo di ricostituzione della commissione provinciale di cosa nostra fortemente voluto da Leandro Greco detto Michele.

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