La nostra recensione: “Via Gemito”, il capolavoro di Domenico Starnone

Napoli, l’istituzione familiare, il ruolo della donna, i cambiamenti nel corso dei decenni: c’è tutto questo in Via Gemito

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Recentemente la casa editrice Einaudi ha deciso di ripubblicare a distanza di vent’anni il romanzo con cui Domenico Starnone, scrittore napoletano tra i più acclamati, vinse il Premio Strega. Via Gemito (Einaudi, 456 pp., 21 euro) rimane un punto di riferimento per la narrativa italiana degli ultimi 25 anni: la trama è per buona parte autobiografica ed esprime istanze socioculturali. Racconta in modo lucido, tramite frammenti di ricordi, gli ultimi anni della seconda guerra mondiale e quel dopoguerra in una Napoli che non per tutti sarà un momento di grazia.

Il protagonista principale è Federico detto Federì. Un uomo dal carattere difficile, ferroviere insoddisfatto che sa di avere un’unica e grande vocazione da soddisfare e contemplare: la pittura. La pittura è ciò che lo rende superiore ad altri nonostante lacune scolastiche, che lo fa sentire un artista, una persona capace di potersi ergere a soggetto che conta. Il passatempo è dipingere, la tutela della sua famiglia è dipingere, amare è dipingere. La sua famiglia formata dalla moglie Rusinè, Mimì il primogenito (narratore e perfetta corrispondenza a Starnone) oltre ad altri fratelli condivide le ire di quest’uomo, sempre in preda a deliri di onnipotenza; una famiglia che Federì ama e allo stesso odia perché la ritiene il principale intralcio alla sua carriera artistica. Mimì osserva questo padre, lo venera ma ne rimane interdetto nel momento in cui racconta peripezie più o meno poco credibili, maltratta la madre (che non manca occasione per punzecchiare il marito per quelle precarie ambizioni), maledice e benedice persone con una velocità assurda. La povertà li divora, la famiglia dopo Mimì s’allarga, il dopoguerra sembra offrire nuove opportunità ma Federì sta sempre fuori da questo mondo, giudicando aspramente e sentendosi moralmente superiore anche nelle sue ambiguità. La pittura è l’unico modo con cui vuole comunicare.

Napoli, l’istituzione familiare, il ruolo della donna, i cambiamenti nel corso dei decenni: c’è tutto questo in Via Gemito, capolavoro del più grande scrittore italiano vivente. Le vicende di questa famiglia, la sua, vengono utilizzate per analizzare uno spaccato di società e una Napoli che non è quella dei sogni e del boom economico. Un romanzo che non ha pretese consolatorie o moralistiche ma ha la semplice ambizione di riuscire a raccontare una verità piena di ostacoli in un pezzo di Italia che ancora ci appartiene. Sono passati vent’anni dalla prima pubblicazione ma non è affatto un vecchio romanzo, anzi.

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