Monreale, un giaciglio sgangherato fa da insolita cornice alla sessualità adolescenziale

Mancano i luoghi dove i giovani possano incontrarsi, discutere, crescere, fare l'amore

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Monreale…in pieno centro storico sorge dal nulla un angolo scalcinato e inusuale.

Un’alcova approntata, un giaciglio sgangherato che fa da insolita cornice alla sessualità adolescenziale più ribelle e irriverente. Chissà che significato assume lo scegliere di amarsi in un anfratto angusto che somiglia più alla dimora precaria di un clochard che a un luogo adatto all’amore!

Solitamente i luoghi del sesso assumono nel nostro immaginario i connotati del romanticismo più classico e spesso fuorviante: il cielo, le stelle, il mare, un prato fiorito, occhi che luccicano, mani che tremano etc. etc.

Il giaciglio in centro colpisce invece per il suo degrado, ma soprattutto perché tende a demolire l’immagine romantica dei ragazzi e delle ragazze che, alle loro prime esperienze, scelgono di amarsi lontano da occhi indiscreti, in luoghi appartati, magari sotto le stelle tra profumi, sospiri e gemiti.

Esso rimanda al contrario un’immagine molto più carnale e istintuale dal retrogusto acre di sporcizia (quella concreta, esibita dal giaciglio stesso e quella morale ipotizzata e teorizzata da chi osserva e si scandalizza, senza porsi neppure un vago interrogativo). 

Lo sfondo integratore è sempre lo stesso, ovvero la mancanza di luoghi dove i giovani possano incontrarsi, discutere, crescere, fare l’amore. Senza contare la quasi assenza di una seria ed efficace educazione affettiva che dovrebbe includere anche l’idea di una sessualità libera e consapevole, una necessità su cui le fondamentali agenzie educative sembrano sempre sorvolare.

Ed ecco che ci si accontenta di un putrido materasso tra orecchie indiscrete (e magari un tantino bigotte) e quel menefreghismo sfrontato che diventa ribellione giovanile. 

L’affermazione sfacciata di un’esigenza naturale e prorompente che va a sbattere contro i paletti della rigida moralità, di ciò che comunemente si intende per “senso del pudore”.

Ma la vita non è un romanzo rosa, non è una telenovela, non è fatta da eroi ed eroine romantiche, da ragazzi e ragazze omologati con esigenze e reazioni prevedibili. La vita assume spesso anche la durezza aspra di un’alcova fatta di stracci per consumare i primi amori giovanili e le innumerevoli sfaccettature di una sessualità che esplode come le gemme in primavera. D’altronde esiste l’amor casto e l’amor scabroso, quello che si consuma sotto le stelle e le carezze lontano da occhi indiscreti e quello che cerca l’irruenza per farsi sentire.

Anche l’acqua non è sempre la stessa: c’è quella placida del ruscello ma anche quella turbolenta delle rapide. Ma entrambe hanno il loro fascino e trovano una loro particolare collocazione nel mondo. Invece spesso tendiamo a stemperare e edulcorare ad ogni costo le situazioni forti e disallineate che ci circondano. Questo perché nella nostra mente assegniamo a priori a qualsiasi cosa la casella in cui essere perfettamente incastonata, quando invece anche l’imperfezione è vita pulsante e un giaciglio misero può rappresentare la vita stessa a differenza di questa morte sociale a cui siamo costretti da più di un anno. E allora meglio così che niente. 

Se un’alcova sporca e degradata nel cuore della città ci scandalizza, allora prima di scandalizzarci dovremmo pensare che anche la Madonna per comparire a una bambina non ha di certo guardato lo squallore di quell’immondezzaio umido e malsano che fu la grotta di Massabielle.

Monreale, “nido d’amore” in pieno centro

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