Klara e il Sole: l’affetto tra uomo e macchina

Ishiguro ragiona sulle varie forme dell’amore

0

Sono passati circa quattro anni dal giorno in cui il mondo ha conosciuto il premio Nobel per la letteratura. La scelta cadde su Kazuo Ishiguro, scrittore di origini giapponesi ma da considerare a tutti gli effetti britannico. In questi quattro anni i suoi lettori più assidui (e non) hanno aspettato il momento dell’annuncio di un suo nuovo romanzo (l’ultimo risale al 2015). Ishiguro ha sempre indagato il sentimento umano, soprattutto l’affetto e l’amore, di come essi siano incognite per quanto si possa ragionare e scrivere. Quest’ultimo romanzo Klara e il Sole (Einaudi, 280 pp., 19.50 euro) riparte proprio dal principale dei dilemmi dello scrittore britannico.

In un mondo tecnologicamente avanzato ma paradossalmente fragile d’intensità emotiva, esiste un laboratorio, quasi una ludoteca. Qui vengono messi in vendita degli umanoidi di grande efficienza, sviluppati con la migliore tecnologia in circolazione. L’obiettivo di questo commercio è fornire robot capaci di essere confidenti perfetti di giovani alla ricerca di compagnia, capaci di ascoltare queste menti così piene di nevrosi e pensieri strani. In quel luogo c’è l’umanoide Klara, continuamente istruita dalla direttrice del luogo: l’obiettivo è essere presenze perfette, senza oltrepassare nessuna soglia non prevista dal progetto. Un giorno Klara incontra la quattordicenne Josie. In lei trova una profonda affinità. Altrettanto questa ragazza vivace e sensibile che nasconde però un segreto che la lacera. Questa ragazza deve fare i conti con una madre severa, una domestica poco incline alla comprensione e compagnie umane che le procurano dispiaceri. Klara si ritrova così a dover fare da compagna ad una ragazza che sembra essere un fiore che pian piano appassisce. 

Klara sentirà che il suo ruolo dovrà andare oltre a quello che le è stato assegnato: deve cercare soluzioni e motivazioni per aiutare la sua ormai fidata amica. Capisce che così contraddirà la sua missione ma lo ritiene necessario. Lo deve fare in un ambiente diffidente nei suoi confronti ma all’umanoide interessa che l’unica fiducia, quella di Josie, resista e sia viva. Ishiguro così decide di analizzare il valore dell’amicizia, i sentieri più indefiniti dell’amore. Uno sguardo, in un contesto insolito, al valore del sacrificio nell’affetto. Quel valore che riesce più di tutti gli altri a far capire quanto l’affetto non sia una merce di scambio o arma di convenienza. Altrimenti si parla di tutt’altro.

Commenta la notizia

L'indirizzo email non verrà pubblicato.