La nostra recensione: “Il libro delle case”, luoghi che descrivono chi siamo

Le case sono il pretesto per capire la psicologia dei personaggi

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Il libro delle case (Feltrinelli, 256 pp., 17 euro) è uno dei libri più riusciti dell’ultimo periodo (candidato al Premio Strega). Lo scrittore Andrea Bajani usa la descrizione di case come pretesto e miglior modo per capire e vivisezionare i suoi personaggi: bambini, uomini, anziani. Le case, si pensa, descrivono anche i suoi abitanti a seconda delle caratteristiche che presentano. Monolocali, villini, perfino case a ruote sono concentrati di tic e pensieri di persone che vivono sulla propria pelle ciò che accade nel privato; l’esterno insidia le proprie certezze fragili e apparentemente indici di sicurezza.

In questo romanzo Io ne è un protagonista unico e onnisciente. Passa di casa in casa, conosce qualsiasi dettaglio di queste case e soprattutto di queste persone. C’è un giovane amante di una donna sposata che vive l’illusione dell’amore, un bambino insegue la sua tartaruga mentre dal televisore passano immagini che hanno segnato la storia d’Italia, un marito borghese, un ragazzo preso a pugni dal padre nella casa di villeggiatura, uno studente squattrinato accompagnato solo dal suo materasso. Case che contengono lacrime, soprusi e sensi di rinascita. Tutti personaggi che nascondono inquietudini e profonde fragilità che tentano di quasi tenere dentro quelle case, così diverse e così simili nel voler nascondere certi particolari. 

L’eleganza di Bajani sta nel cogliere nell’oggetto casa quello strumento perfetto per indagare ogni singola umanità. Le case contengono oggetti, spazi e ogni singola sistemazione degli stessi testimoniano l’aspetto interiore dell’abitante. Case che racchiudono quindi pensieri adolescenziali, infanzia, amore, angoscia, rabbia. Dietro spazi e oggetti si nascondono altresì finzioni: l’ordine che cela un profondo disordine interiore. Questo romanzo testimonia questi e altri lati che vivono tra i nostri pavimenti, passa fra le finestre e si attacca alle pareti. Perché non basta chiudere una porta a doppia mandata per nascondersi dalla tempesta cioè noi. Le case possono raccogliere, non cancellarci.

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