Piana degli Albanesi, il Garibaldi dimenticato

Si trova a Piana degli Abanesi in contrada Madonna dell’Udienza, adagiato sul ciglio della strada come se si fosse rassegnato all'oblio

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Le intemperie lo corrodono da circa 110 anni. Sta silenzioso, adagiato sul ciglio della strada come se si fosse rassegnato all’oblio. Eppur nei suoi giorni felici rappresentava un simbolo dell’impegno degli arbëreshë di Piana degli Albanesi alle questioni risorgimentali. Il monumento fu inaugurato, precisamente, il 29 maggio del 1910, da Paolo Sirchia, sindaco dell’allora Piana dei Greci per celebrare i cinquant’anni dalla rivoluzione del 1860.

Perché era stata scelta proprio quella zona? Il motivo è semplice. Pare che Garibaldi e le sue truppe si fossero accampate una notte nella contrada suddetta, per mettere in atto, secondo lo storico Giorgio Costantini, la manovra militare che avrebbe portato l’Eroe dei due mondi alla conquista di Palermo.

Gli arbëreshë di Piana erano molto attenti alle questioni dell’unità d’Italia, tanto che già nel 1859 costituirono un circolo liberale segreto alla guida di Francesco Petrotta. Molti giovani ne presero parte. Ma la vera anima del circolo era Pietro Piediscalzi che, purtroppo, rimarrà ucciso mentre combatteva in contrada Valle Corta vicino Monreale, nello stesso giorno in cui perdeva la vita il suo amico Rosolino Pilo. Piediscalzi manteneva i contatti con il comitato centrale di Palermo ed era molto amico di Francesco Riso, mastro fontaniere, che organizzò la rivoluzione del 4 aprile 1860 contro i borboni. In quell’occasione Riso capeggiò un gruppo di uomini tra cui Giuseppe Bivona e Filippo Patti per dare vita concreta alla rivoluzione. Ma l’operazione non andò come si pensava e Bivona e Patti dovettero rifugiarsi nel convento della Gancia per salvarsi la vita. Riso morì alcuni giorni dopo la rivolta a causa delle ferite riportate durante gli scontri. Anche Piediscalzi nelle settimane precedenti era stato coinvolto nell’organizzazione della sommossa del 4 aprile. Il giovane arbëresh aveva riunito un centinaio di giovani e all’alba si erano diretti verso Palermo per dare una mano agli uomini di Riso. A metà strada Piediscalzi, raggiunto da un emissario, apprende del fallimento dell’operazione e decide di tornare sui suoi passi, ma passando per Monreale per attaccare una truppa borbonica, contro la quale, lui e i suoi uomini, combatterono per due giorni.

Quindi, quel monumento era dedicato all’impegno di Piediscalzi e di tutti i giovani che a lui si erano uniti quell’alba del 4 aprile. Ma la sua condizione decrepita ben rispecchia il pallido patriottismo degli italiani, di cui già parlava, ai suoi tempi, Giacomo Leopardi nel suo “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’italiani”.

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