Il caso Roberta Siragusa, il Femminicidio in salita e l’educazione data ai nostri figli

Ragazze studiate, arricchitevi di cultura, siate autonome perché vivere è un dono

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Tutti ci siamo chiesti perché la piccola Roberta Siragusa abbia accettato di continuare una relazione con Pietro Morreale nonostante il suo carattere violento, subendo un occhio tumefatto e patendo le sue reazioni date dall’ingiustificata gelosia.

Non è un caso isolato quello di Roberta, ci sono centinaia di storie simili che parallele conducono, in luoghi differenti, allo stesso finale. Le donne vengono ammazzate, 6 in una sola settimana, si tratta di una vera e propria “Emergenza nazionale”. 

Se un fenomeno è in salita, e se i dati statistici ci segnalano una continua impennata dei femminicidi, dovremmo fermarci a riflettere e ognuno di noi dovrebbe con coscienza rivedere a ritroso i comportamenti che quotidianamente pone in essere.

Cosa e come abbiamo educato i nostri figli, quali stereotipi abbiamo trasmesso? E i nostri allievi? E i nostri nipoti?

Perché una donna non si allontana al primo segnale di pericolo e accetta di recarsi all’ultimo appuntamento che le sarà fatale?

Dalle testimonianze emerse tutti gli interrogati hanno confermato l’indole violenta di Pietro Morreale, persino il padre lo ha definito “strano”. E la madre? La madre ai carabinieri non ha riferito di particolari tensioni fra i due ragazzi e di non sapere che il figlio fosse geloso di lei.

Anche sul pugno in faccia dato dal ragazzo a Roberta la donna tende a giustificare il figlio.

Io mi sono data tante risposte e in più occasioni. Noi donne non difendiamo le donne, noi donne indossiamo ancora i panni delle nostre madri e delle nostre ave che giustificano i comportamenti del maschio… “Lo avrà provocato! Metteva foto su Fb col rossetto rosso! Doveva assecondarlo, non contrastarlo!”

I bambini, femmine e maschi, sin dai primi anni di vita devono essere cresciuti con l’idea di avere pari opportunità, di poter esprimere la propria opinione, di raggiungere l’autonomia senza dover dipendere da un padrone che fa sentire tutto il peso del suo predominio. 

Ho fatto tirocinio in una classe quando decisi dopo la laurea di diplomarmi all’istituto magistrale. Un’insegnante durante le ore di lezione disse a una bambina di 10 anni che il suo destino poteva essere soltanto quello di una casalinga. Ho assistito a scelte familiari che privilegiavano l’ascesa del figlio maschio a discapito della femmina. Ho ingurgitato la voce di una madre che all’abbandono del genero, invece di essere solidale con la figlia, l’ha apostrofata come una che non si è saputa tenere il marito e che doveva tapparsi gli occhi dinanzi al tradimento. 

Cosa pretendiamo di ottenere da un’educazione discriminante che proviene dalle madri, proprio quelle che dovrebbero con l’Amore educare al cambiamento per una società più giusta e umana.

Ho due figli maschi, spero di essere capace di obiettività perché non si sceglie mai una donna per segregarla, farne una cameriera, usarla come generatrice di figli. 

Una donna è un mondo da esplorare e amare e chi non è ancora in grado di comprenderne la ricchezza deve essere immediatamente allontanato. Se qualcosa ci preoccupa in un rapporto amoroso, se abbiamo dei dubbi sull’integrità mentale dell’uomo che frequentiamo, bisogna raccontare, dobbiamo aprirci con chi può aiutare le donne in difficoltà e non con chi giustifica la violenza. 

Ragazze studiate, arricchitevi di cultura, siate autonome perché vivere è un dono. La vita è Bella e piena di sogni da realizzare e le difficoltà si superano mano nella mano e non con una mano che vi spinge da un dirupo o che vi si attorciglia intorno al collo. Non fatevi rubare e calpestare il fiore meraviglioso che voi rappresentate, profumate e sbocciate nelle vostre primavere.

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