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Cronachette: i ritratti umani di Leonardo Sciascia

Sette storie per studiare certe umanità, in un mix tra realtà e finzione

Due giorni fa si è celebrato il centenario della nascita di Leonardo Sciascia. Anche chi non ha avuto modo di approfondirlo, conosce alcuni dei suoi titoli più celebri come A ciascuno il suo, Todo Modo, Il giorno della Civetta. Questo anniversario speciale può essere un buon pretesto per affrontare il Sciascia meno conosciuto, i suoi racconti meno pubblicizzati, le storie affascinanti ma poco conosciute.

Cronachette (Adelphi, 104 pp., 8 euro) è una raccolta di sette racconti scritta nel 1985, storie brevi in cui la realtà storica si mescola ad una lucida fantasia. Leonardo Sciascia utilizza elementi storici realmente esistiti (luoghi e personaggi) e ne crea dinamiche. Decide in tal modo di essere scrittore ed investigatore allo stesso tempo e modo. Indagare per raccontare, raccontare per indagare, senza mezze misure. Così si possono leggere le vicende di un omicidio accaduto a Palermo nel XVII secolo, l’attrazione tra un inquisitore e un benedettino colpevole di eresia, il profilo di un presunto nipote di Napoleone Bonaparte, l’uccisione di una prostituta nella Milano dal sapore socialista, Mata Hari e una sua tournée poco felice nell’entroterra siciliano, il colpo di stato cileno nelle sue modalità più inquietanti e becere, Sciascia che fa finta che Jorge Luis Borges non sia mai esistito ma sia solo il frutto di un lavoro collegiale di più scrittori.

Ne derivano quindi profili e contesti che combattono una guerra tra il progresso e un degrado imminente, personaggi che sembrano avere autorevolezza ma in realtà ricevono solo illusioni. Sciascia cosa fa in questo caso? Si diverte a prendere pezzi, distorcere, riattaccare altri momenti e altre epoche. Il suo è un gioco per la verità: non gli importa cosa ci sia apparentemente in quelle umanità, il suo obiettivo è raccontare il vero senso che si nasconde in esse. Cronachette che diviene uno spunto per piazzare qua e là, senza colpo ferire, critiche e giudizi sulla situazione di equilibri che tocca Italia, Europa e Sicilia. In questo libricino si concentra tutta la scuola culturale scritta di Sciascia.

Una scuola in cui un racconto breve, il fatto generale di cronaca è solo uno strumento, seppur fondamentale, per spingersi nei meandri della verità anche nei suoi lati più amari e sadici. Una verità che per Sciascia può essere raccontata con il fare scientifico dello storico come anche con l’ironia spietata dello scrittore in cerca di storie che facciano riflettere. Piccole e grandi umanità, scritte in piccole cronache, in cui l’analisi della fragilità umana è il pretesto per capire come l’umano si adatta e si spinga oltre nel momento in cui sente di non avere pieno controllo di sé e di ciò che lo circonda. Piccole analisi di un grande scrittore, curioso come non mai delle imperfezioni umane. Le sue, le nostre.

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