Il presepe monumentale di Nicolò Giuliano visitabile gratuitamente presso l’opificio

Il presepe monumentale di Nicolò Giuliano è visitabile tutti i giorni alle ore 08:30-13:00 e 14:30-19:30, sabato pomeriggio e domenica su appuntamento

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MONREALE – Dopo essere stato esposto alla Cattedrale di Santa Maria Nuova
a Monreale, ai piedi del Cristo Pantocratore, ed all’Aeroporto Falcone Borsellino di Palermo, quest’anno, viste le restrizioni, il PRESEPE MONUMENTALE di Nicolò Giuliano è visitabile nell’Opificio Nicolò Giuliano, sito in Via Circonvallazione n. 55 a Monreale, gratuitamente, tutti i giorni alle ore 08:30-13:00 e 14:30-19:30. Sabato pomeriggio e domenica su appuntamento al numero 091.6404393

Un presepe ancora più ricco, grazie all’aggiunta di una novità: il palmeto.

A seguire una critica del Prof. Francesco Lombardo.

Nelle Catacombe di Priscilla, sulla via Salaria, a Roma, all’interno di un arcosolio del II secolo, è raffigurata la più antica raffigurazione della Vergine con Gesù Bambino, dipinta da un ignoto artista del III secolo.

Da allora, senza sosta, la scena della Natività di Betlemme, ha conosciuto una diffusione artistica in ogni angolo del mondo. 

Il desiderio di narrare la potenza e la bellezza del messaggio sapienziale che promana dal Presepe ha mosso le mani, così, di artisti come Botticelli, Lotto, Tiziano, Caravaggio.

Ma non solo. Il bel paese vanta una tradizione secolare di artigiani di ogni tipo, che hanno plasmato, con il loro talento, opere di inestimabile valore e dei materiali più diversi: legno, terracotta, maiolica, corallo, madreperla, argento.

Questa tradizione, da alcuni anni, attraversa anche la fornace operosa di Nicolò Giuliano a Monreale. 

In una penombra muta, il maestro Giuliano, con la sua argilla, in un lavoro che è meditazione, in una solitudine mistica, ha costruito il Presepe. Un lavoro quello di Nicolò Giuliano frutto di una elaborata ricerca artistica che lo ha portato ad interpretare egli stesso, con la sua arte indiscussa, la scena della Natività.

Così è nata questa complessa, e considerato il risultato felice, avventura artistica.

Ogni personaggio, infatti, porta la cifra artistica di Giuliano, di quel bambino diventano anziano tra l’argilla e con i colori cresciuti nel tempo di una vita.

Il Presepe di Giuliano in definitiva è questo: la meta di un percorso di conoscenze. Il tributo dell’artista Giuliano al messaggio sublime della Natività: Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama” (Lc 2,14). 

E c’è tutta l’umanità rappresentata nel Presepe di Nicolò Giuliano. 

Si potrebbe dire, senza timore di esagerare, che le voci dei personaggi sono i colori. Un abile gioco di policromie restituisce la prospettiva cosmica che Giuliano vuole attribuire al suo presepe.

Come il verde lampedusa che rimanda al Mediterraneo, custode di un numero sterminato di vite innocenti, ma anche i giochi di colore del Bambinello i cui colori variopinti della pelle consentano a ciascuno di potere ritrovarsi nella sacra rappresentazione. 

Ed è bello contemplare quest’opera d’arte straordinaria e senza precedenti nel panorama nazionale, tanto per le sue caratteristiche cromatiche quanto per quelle scultoree, provando ad immaginare il percorso che i personaggi del Presepe hanno fatto. Dal cuore del maestro Giuliano, attraverso le sue mani, i colori che ha scelto e la lenta cottura.

Ogni colore è una poesia all’umanità. Tanti colori, tante sfumature, dunque, come quelle degli uomini che riempiono il mondo. 

Quest’anno il Presepe di Nicolò Giuliano si arricchisce della presenza di una straordinaria novità: il palmeto. La palma è il simbolo della vita, che niente può distruggere. È simbolo di bellezza, grazia e stabilità.

Un palmeto che è una salmodia, i cui versi il maestro Giuliano conosce bene: «Il giusto fiorirà come palma […] Anche se vecchio, porta frutti, è sempre verde e rigoglioso» (Sal 92,13-15). 

Non c’è nulla da fare dinanzi al Presepe di Nicolò Giuliano se non di rimanere in silenzio, ammirati, nella contemplazione di un mistero, antico e sempre nuovo, ancora intatto, benché siano passati già duemila anni.

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