Le associazioni monrealesi ai tempi della pandemia, l’esperienza di Nati due volte

“Non è semplice per le famiglie cercare di farcela da sole. Per quanti sforzi si possano fare, c’è bisogno del gruppo”

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MONREALE – Dal 2003, l’associazione di volontariato Nati Due Volte onlus si occupa della promozione di attività in favore di ragazzi diversamente abili sul territorio monrealese. Forse più che per le altre realtà cittadine, per Nati due volte il lockdown e il periodo successivo sono stati particolarmente difficili. Ce ne parla Graziana Albano, collaboratrice attiva dell’associazione.

“La nostra associazione è nata per le esigenze delle famiglie: condividere problemi, informazioni, tenere i rapporti con le istituzioni. Insomma, per beneficiare di tutto quello che poteva derivare dall’associarsi. Ci occupiamo anche di favorire l’integrazione dei nostri ragazzi nel territorio.” L’associazione è sempre stata molto operativa, progettando e dando vita a innumerevoli attività tra cui spettacoli teatrali, musical, laboratori di arteterapia, musicoterapia e di manipolazione di materiali riciclabili.

Il Covid-19 è stato particolarmente duro da affrontare per i membri di Nati due volte. “A marzo c’è crollato il mondo addosso. O meglio, si è fermato il mondo. Per i ragazzi questo periodo è stato molto destabilizzante. Mia figlia per esempio amava moltissimo ritrovarsi con gli amici, andare in associazione. Come fai a spiegargli che tutto questo non è più possibile? Non è semplice, per niente. Lei è cambiata tantissimo. È diventata molto scontrosa. Vuole tornare a fare le sue cose, tornare in associazione. Confrontandomi anche con gli altri, posso dire che tutti i ragazzi risentono di questa situazione.

Prima della pandemia, i ragazzi partecipavano a incontri settimanali in cui si riunivano e confrontavano. Abbiamo provato, all’inizio del lockdown, a farlo anche a distanza. La prima volta è andata benino, tutto sommato anche la seconda, ma la cosa è scemata pian piano, forse per la tristezza nel vedersi così. Loro hanno bisogno di altro. Il loro rapporto è diverso: era fatto di contatti, di sguardi. Hanno bisogno di vivere fisicamente questi momenti”.

Neanche con i primi allentamenti nelle restrizioni l’associazione ha potuto riprendere le sue attività. “Ci siamo incontrati una volta, in autunno, quando ancora le giornate permettevano di vedersi all’aperto in un parco. Ci eravamo riproposti di farlo, ma in questi casi la paura è più che legittima. Non sarebbe facile gestire un eventuale contagio per i ragazzi, molti di loro già hanno problemi di salute, anche bronco-polmonari. Cerchiamo di proteggerli. Abbiamo comunque sempre mantenuto i rapporti, quanto meno telefonici, ma non è la stessa cosa. È anche un periodo un po’ triste perché abbiamo perso due ragazzi disabili, nostri soci, e la madre di una delle nostre socie. E questo chiaramente è stato non indifferente per l’umore generale.

Non so quando riprenderemo le nostre attività, – conclude Graziana Albano – ma lo faremo sicuramente. Certo, sembra difficile riprendere il ritmo, riprendere tutto. Strano, più che altro. Ma ci auguriamo che succeda. I ragazzi sono cresciuti insieme. Oltre agli incontri settimanali ci riunivamo spesso, spendevamo tanto tempo tra di noi. I momenti di aggregazione sono molto importanti per loro, che vivono di queste cose. Non è semplice per le famiglie cercare di farcela da sole. Per quanti sforzi si possano fare, c’è bisogno del gruppo. Quando ci siamo lasciati all’inizio di marzo, ci sembrava una cosa che si sarebbe risolta il prima possibile. Però così non è stato. Speriamo di poter tornare a vederci presto.”

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