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Le terme di Sclafani Bagni, un tesoro nascosto

Nelle montagne palermitane sgorga acqua miracolosa, dalle proprietà curative veramente eccezionali, le Terme di Sclafani Bagni

Le vacanze alle Terme di Segesta hanno lasciato il segno, non appena ho del tempo libero mi metto alla ricerca di altre terme siciliane e la mia costanza è premiata. Sclafani Bagni e le sue Terme dalle acque curative, un dono prezioso di Madre Natura purtroppo oramai dimenticato e sconosciuto ai più.

Come godere ancora delle Terme di Sclafani Bagni

Amici lettori, purtroppo il suo antico e imponente stabilimento balneare di forma quadrata è adesso in completo stato di abbandono e degrado. Ma fortunatamente esiste ancora, e a poca distanza, una sorgente d’acqua calda dove poter fare il bagno e tonificarsi nel corpo e nello spirito. Infatti il termine “Bagni” al nome originale è aggiunto solo nel 1954 con la Legge regionale n. 69/53, per mettere in risalto la presenza della sorgente in loco che in passato viene ampiamente sfruttata. Purtroppo L’antica Masseria Bagni rimane attiva fino alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, quando è ancora un fiorente centro termale, con un grande atrio centrale, sul quale si affacciano le camere che ospitano i bagnanti. Nell’altra ala della struttura ci sono le stanze da bagno, dove l’acqua arriva direttamente dalla sorgente, ancora calda e con tutte le sue proprietà terapeutiche intatte. Un’altra ala infine è destinata al pensionato: con camere e cucine anche per i parenti dei degenti che arrivano qui da ogni parte, per curarsi.

La mia escursione alle Terme di Sclafani Bagni

Ci sono diversi modi per arrivarci: in auto, in bus oppure in bici, basta seguire le indicazioni stradali o Google maps. Così prendo tutto l’occorrente per una scampagnata in solitario, lo carico in macchina e parto con il mio miglior amico, “Lupu”, un pastore tedesco adottato da un canile, tanto grosso e imponente da sembrare un leone. Che non parla, ma dice si. Raggiungo facilmente la sorgente e mi immergo nel tepore avvolgente delle acque con il solo costume: gli abiti, la borsetta, la borsa con le vivande e l’acqua sono rimasti sulla riva al riparo di una piccola roccia, tanto Lupu fa buona guardia, a lui proprio non va di tuffarsi in queste acque calde. Stare immersa li mi dà una sensazione di benessere estrema, capace di farmi sentire in pace con me stessa e di farmi perdere la cognizione del tempo. Qui l’acqua sulfurea che sgorga è di circa 37 gradi e con una composizione clorurato-solfato-alcalina e assolutamente priva di ammoniaca. Ogni tanto Lupu rizza le orecchie e abbaia, probabilmente per il passaggio di qualche volpe o altro animale selvatico ed è lui dalla riva ad avvertirmi con piccoli guaiti e larghi passaggi: avanti e indietro davanti ai miei occhi che è venuto il momento di sgranocchiare qualcosina. Esco dall’acqua per indossare un accappatoio, do al mio fedele amico la sua porzione di croccantini e mi rifocillo con la frutta appositamente portata da casa. Non ho voglia di mangiare altro, per ora. Sono stata a “Bagno Maria” abbastanza e ho ancora tempo per visitare il resto del paesino sperduto.

Cosa altro ho visitato a Sclafani Bagni

La chiesa Maria SS. Assunta edificata nel XIV secolo, la Chiesa di San Giacomo del XVI secolo, il Sarcofago greco in pietra risalente al IV secolo A.C., la Chiesa di San Filippo che conserva la Vara del Crocefisso, i ruderi del Castello Grande e del Castelletto, infine la Porta Soprana e la cinta muraria medievale.

Ma come è stato possibile che una tale risorsa si sia persa in maniera cosi ignominiosa?

Per rispondere a questa domanda bisogna andare a ritroso nel tempo e rivivere le tappe storiche di questo antico borgo custodito tra le rocce e che sembra perdersi tra le nuvole. Infatti si trova a ben 813 m. sul livello del mare e il suo paesaggio mozzafiato incanta anche “Escher” che lo celebra addirittura con una “incisione”. Sicuramente la presenza di questa sorgente sotterranea dalle acque curative e che sgorga dal monte è conosciuta fin dai tempi più remoti. Infatti si pensa che sia dedicata al dio della medicina Esculapio, da cui deriverebbe il nome del paese: Sclafani. Tuttavia lo stabilimento termale è costruito solo nel 1846 per volere del Conte Sclafani che paga tutto di tasca sua. Ma disgraziatamente il 19 marzo del 1851 una frana del monte soprastante lo distrugge completamente. Fortunatamente il conte non si dà affatto per vinto e lo fa ricostruire. È la mancanza di fondi e d’interesse da parte delle autorità competenti che hanno decretato la fine di una grossa opportunità tutta siciliana. Attualmente il paese ha appena cinquecento abitanti ed è il più piccolo per densità popolare di Palermo.

Flora e fauna

Oltre agli animali selvatici normalmente presenti in Sicilia, nel “Parco delle Madonie”, un’area naturale protetta dal 1981, sono presenti oltre la metà delle specie vegetali siciliane, come “l’Abies  nebrodensis” o abete dei Nebrodi. Purtroppo oramai in via di estinzione.

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