La storia di Piero Faraci, dalla malattia al volontariato

Una bella storia di impegno a favore della collettività, nata alla fine di una brutta malattia

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Chi, a Monreale, non conosce Piero Faraci? A questa domanda in pochi potrebbero alzare la mano, soprattutto tra i nostri lettori. Perché è innegabile che si tratta di una persona nota a tantissimi monrealesi, periferie comprese, dato che ormai da diversi anni Piero è impegnato in prima linea a fornire un contributo, gratuito, al miglioramento delle condizioni del paese e dei suoi cittadini.

E sono tanti i cittadini che si rivolgono a lui affinché si faccia ambasciatore di questioni irrisolte, di disagi personali o di drammi familiari, verso le istituzioni locali o sollecitando l’intervento della stampa.

In molti poi riconoscono in lui la figura del volontario, quello che si sbraccia per pulire dai rifiuti o dalle sterpaglie i bordi delle strade, i cortili delle scuole, o che interviene per sistemare muretti. Per ultimo, in questi giorni, l’abbiamo visto impegnato a dare il suo contributo per gli addobbi natalizi o per il posizionamento dei cestini della spazzatura, in sinergia con gli impiegati comunali.

Una disponibilità continua, e non certo recente, tanto da valergli, già l’anno scorso, il riconoscimento di un encomio da parte del sindaco Alberto Arcidiacono. Un impegno per il bene della collettività che è anche stato da esempio per altri, come per i suoi amici del gruppo “Basta crederci”, che ormai da un anno lo seguono in questi interventi a favore della “res publica”.

Ma il volontariato comincia ad una data ben precisa, ed è lo stesso Piero a volere raccontarmi la sua storia. “Nel 2015 ho subito un intervento chirurgico molto delicato. Mi è stata asportata una massa tumorale collocata nella parte destra del cervello. L’intervento è andato bene, ma mi ha procurato una disabilità che coinvolge il braccio e la gamba sinistra. Mi stanco più facilmente quando salgo le scale, se devo sollevare o tenere a lungo un oggetto con la mano sinistra, e per questo ho dovuto abbandonare la mia attività lavorativa”.

Un periodo difficile, anche dal punto di vista psicologico, “superato soprattutto grazie agli affetti che non mi sono mancati”.

Piero era impiegato come muratore presso una ditta edile. Si è visto costretto a lasciare l’attività ma ha voluto essere comunque utile alla società. Da quel momento ha cominciato a prestare particolare attenzione alle richieste di aiuto provenienti da tanti cittadini, intervenendo di persona laddove poteva, o chiedendo collaborazione, anche tra le istituzioni.

In seguito ha percepito il reddito di cittadinanza. “Da allora ancora di più ho voluto impegnarmi per il mio paese. Ritengo sia un dovere per chi riceve questa forma di sostegno. Non possiamo rimanere con le braccia conserte, in attesa che ci venga assegnato un lavoro. Se abbiamo la possibilità di renderci utili per la comunità tocca a noi sbracciarci. Monreale ha bisogno del contributo di tutti noi”.

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