Restrizioni natalizie e ricadute sul piano psicologico: gli antidoti ai veleni emotivi del covid19

La spensieratezza dei bambini, la creatività degli adolescenti, la maturità degli adulti e la saggezza degli anziani, ecco come addobbare l’albero di Natale

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Le recenti misure protettive regolate dal cosiddetto “decreto Natale”, prevedono una serie di ordinamenti che verranno messi in atto per fronteggiare quanto più possibile i rischi connessi alla diffusione del Covid-19: dovremo pertanto posticipare le nostre consuete e allegre tavolate, poiché nei giorni festivi e prefestivi compresi tra il 24 dicembre e il 6 gennaio l’Italia intera sarà «zona rossa»: sarà possibile, una sola volta al giorno, spostarsi per fare visita a parenti o amici, anche verso altri Comuni, ma sempre e solo all’interno della nostra Regione, tra le 5 e le 22 e nel limite massimo di due persone, portando con sé i figli minori di 14 anni e le persone disabili o non autosufficienti che con loro convivono. Il 28, 29, 30 dicembre e il 4 gennaio l’Italia sarà invece in «zona arancione». 

Al di là della specificità delle disposizioni di cui sopra, che prevedono più che mai l’assunzione di comportamenti e condotte all’insegna del buon senso, è indubbio il vissuto di confusione e disorientamento che la popolazione sta percependo: alle perplessità vissute sulla base della evidente sfuggevolezza dei decreti, si aggiunge il forte senso di smarrimento, dettato dalla consapevolezza che particolarmente limitato sarà lo spirito aggregativo e socializzante che in genere contraddistingue le festività natalizie.

Oggi persino il must “Natale con i tuoi” deve cedere inevitabilmente il posto agli imperativi precauzionali miranti a contenere quanto più possibile l’incremento dell’indice dei contagi, l’aumento dei ricoveri, l’andamento altalenante di guarigioni e decessi. Come se tutto ciò non bastasse, l’arrivo dal nord Europa di una variante Covid-19 ancor più contagiosa ed insidiosa, ci costringe ancor di più ad adottare tali misure restrittive per evitare il proliferare ulteriore della trasmissione del virus, e ad implementare quanto più velocemente la distribuzione di un sempre più urgente vaccino. 

Seppur consapevoli della necessità di tali provvedimenti, volti alla tutela della nostra salute, non possiamo non considerare la pregnanza delle inevitabili ricadute che queste restrizioni stanno avendo sul piano psicologico. Siamo infatti chiamati alla non facile accettazione di un’ulteriore rinuncia sociale, in un periodo dell’anno usualmente all’insegna dell’abbondanza di affettività, appartenenza, condivisione famigliare e partecipazione comunitaria. 

Al vissuto della confusione e della stanchezza emotiva, si aggiungono sensazioni di impotenza, precarietà, rabbia, e nei soggetti più sensibili, vissuti di tristezza ed ansia dettati dalle inevitabili privazioni socio-relazionali.  

Per tale motivo sarebbe importante, a fronte di tali possibili scenari emotivi, provare a riguardare la frustrazione ed il vincolo come ad una nuova ed inedita possibilità: quella di rivedere le odierne carenze come importanti occasioni di riscoperta di quanto di più prezioso si possiede; ricercare quell’essenza interiore, frutto di quanto già esperito e costruito nella relazione con l’altro, riscoprire il calore e la solarità degli affetti e valorizzare le risorse proprie ed altrui alla luce delle limitazioni vissute. 

Le festività hanno una forte valenza rituale soprattutto per i più piccoli: per tale ragione è necessario preparare psicologicamente i bambini all’inedita situazione che oggi le caratterizzano, parlandone apertamente ed al contempo proponendo loro delle soluzioni alternative volte a rivisitare le ricorrenze sulla base dei dati di realtà; controbilanciando la privazione sociale con il gioco, l’osservanza delle regole con la creatività, la frustrazione dello stazionare con il viaggio dell’immaginazione e del ricordo, il distanziamento sociale con la condivisione emotiva e narrativa della propria esperienza attraverso i social–media. 

Accorgimenti che ci appaiono sufficientemente utili anche per far fronte ai tumulti ansiosi che investono gli adulti, combattuti dal contrapporsi tra le evidenze pandemiche e il desiderio di libertà e spensieratezza. 

Seppur nella loro più evidente fragilità, gli anziani oggi andrebbero quanto più rivisti quali depositari di resilienza: seppur innegabile è la loro fragilità e bisogno di attenzione, non dobbiamo sottovalutare quella loro saggezza, dettata dall’esperienza vissuta negli anni, che potrebbe più che mai fornire preziosi strumenti e chiavi di lettura per far fronte al sentimento della paura collettiva  e al vissuto di frustrazione e noia tipico delle fasce adolescenziali.

Si configura pertanto indispensabile il mutuo soccorso tra le differenti risorse tipiche delle differenti fasce d’età: la spensieratezza dei bambini, la creatività degli adolescenti, la maturità degli adulti e la saggezza degli anziani, sono quelle notevoli sfere che possono addobbare i nostri alberi di Natale e renderli ancor più luminosi. 

Ciascuno di noi attraverso questa importante seppur gravosa esperienza potrà trovare il suo posto nel sociale; forse così riusciremo nell’intento di far fronte collettivamente a questo ulteriore giro di boa a cui tutti siamo tenuti a partecipare. La posta in gioco è molto alta: ci attendono nuovi natali, nuove occasioni di aggregazione che potremo vivere serenamente solo se agiremo più che mai responsabilmente e con il buon senso, ingrediente indispensabile alla nostra sopravvivenza. 

Occorre piena consapevolezza che il nuovo anno si configura denso di prove e sacrifici che dovremo affrontare in attesa che il regalo più grande, un efficace vaccino antivirale, possa quanto prima liberarci definitivamente da questa pandemia. 

*Dott. Giovanni Ferraro
Psicologo Psicoterapeuta
Dottore di Ricerca in Psicologia

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