“Cambiare l’acqua ai fiori”, un racconto semplice ma intenso della francese Valerie Perrin

Trovare i contorni del proprio dolore, riconoscerne le vocali e consonanti, saperlo dosare per poter trovare nuova linfa

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Un vecchio adagio dice che i romanzi che divengono bestseller sono generalmente frutto di vuote operazioni commerciali. Nel caso di Cambiare l’acqua ai fiori, la vicenda è differente. Questo romanzo deve il suo clamoroso successo ai passaparola di lettrici e lettori affascinati dalla semplicità e forte intensità di una trama spiazzante. In Italia è arrivata mesi fa grazie all’operazione della casa editrice E/O. Per l’autrice del romanzo, la francese Valerie Perrin, rappresenta la consacrazione e il pieno riconoscimento di una sapiente cura dei dettagli unita ad una scrittura che lascia delle tracce.

Il romanzo ha come protagonista Violette Toussaint, una guardiana di un piccolo cimitero di una cittadina della Borgogna. Il cognome è particolare (Toussaint richiama al termine francese per indicare la festa di Ognissanti) e presenta diversi aspetti. Ha una personalità fortemente empatica, vive appieno la sua condizione di guardiana: non solo di salme ma anche di dolori e angosce di parenti, amici perfino animali che giungono lì a vegliare su quei cari defunti.

Violette cerca il dolore altrui per sintetizzarlo, per cercare di capirlo dato che sente di non percepire del tutto il suo. É stata lasciata anni prima dal marito Philippe, senza una causa specifica: un uomo che ha sfruttato e umiliato Violette durante quel matrimonio. Un giorno però prende la moto e scompare. Nel romanzo si viene a sapere che Violette ha una figlia, Lèonine, altro elemento incompleto della sua quotidianità.

L’esistenza della guardiana Violette verrà sconvolta dall’arrivo di un poliziotto di Marsiglia, Julien Seul. Questo poliziotto bussa alla porta di Violette raccontandole che la propria madre è deceduta e, secondo le ultime volontà, vorrebbe essere sepolta accanto ad un uomo che lui non conosce affatto. Violette comincia a cercare in quei registri del cimitero in cui annota i particolari di ogni singolo funerale e sepoltura. Si incrociano a quel punto refusi, imprevisti, detti e non detti di una storia piena di sentieri. Violette non si rende conto che quelle verità toccano anche la sua vita, piena di incroci interrotti.

Inizia un nuovo spaccato esistenziale per Violette, con un tentativo intenso di scoprire cosa contiene quel dolore dentro sé, sentimento che percepisce in ognuno ma non legge dentro la sua anima. Oltre 400 pagine di pura classe e delicatezza in cui emerge l’ottima cifra stilistica di Perrin, in grado di mettere a frutto un racconto che solo apparentemente è circoscrivibile a romanzo rosa. Viene tracciato un delicato passaggio che può coinvolgere ognuno di noi in diverse situazioni personali: trovare i contorni del proprio dolore, riconoscerne le vocali e consonanti, saperlo dosare per poter trovare nuova linfa. Per ritrovare strade che avevamo perso o deciso di non percorrere, tutto per un piccolo o grande dolore.

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