Città Sommersa, un romanzo sulla vita privata della scrittrice e sul padre defunto

La cornice spettrale e tetra di Torino favorisce un clima investigativo, la città industriale che diviene sostegno di una ricerca, verso un punto di non ritorno

0

Nel 2020 della narrativa italiana si sono affacciate nuove produzioni e, di conseguenza, nuovi autori e autrici. Tra le nuove proposte emerge Città Sommersa di Marta Barone. Classe 1987, per la traduttrice e consulente editoriale di origini torinesi si tratta dell’esordio nella narrativa “adulta”; difatti aveva già pubblicato in passato tre racconti per ragazzi. Si tratta di un esordio impegnativo, denso di significato, un romanzo che pone l’accento sulla vita privata della scrittrice e in particolare modo su quella del padre defunto.

Marta è una ragazza torinese, come tante, vive la sua quotidianità di ventiseienne tra consulenze editoriali e valutando manoscritti per la propria casa editrice. Avrebbe voglia di fare il grande passo: scrivere un romanzo. Tuttavia Marta vive un periodo d’incertezza interiore, non riesce ad assimilare il suo desiderio con ciò che vorrebbe scrivere, il tipico blocco. Questo cammino di normale quotidianità trova un impatto devastante in un momento preciso:

É un momento di forte trambusto interiore per Marta: si incrociano quei ricordi di bambina e adolescente, la separazione dei genitori, i momenti passati con quella figura paterna un po’ mitologica e un po’ scostante, il medico dalla parte degli ultimi, il trasferimento del padre da Roma a Torino, un cancro che mette fine a quella vita. Quelle scartoffie la riportano all’epoca vissuta dal padre, gli anni Settanta italiani, le accuse di essere coinvolto in Prima Linea, le memorie che ritornano alle lotte operaie, all’agitazione di un’epoca italiana vissuta con pericolosa forza. In quel momento in Marta si crea uno squarcio tra Leonardo e L.B, la figura criptica e fredda, un potenziale personaggio oscuro che è stato fonte della sua crescita e formazione.

Il romanzo è una ricerca continua di informazioni, ricerche, testimonianze per capire. Indagare su colui che ha avuto l’ardire di trascinare una figlia in un ricordo intenso, fatto di vacanze e momenti di svago, di silenzi e di situazioni in cui tutto era così sfuggevole ed inespresso. Lei decide di annotare, studiare, analizzare. Non si riesce a capire davvero quale sia l’azione finale di Marta, quel fine ultimo in cui le anime di figlia e padre possano incrociarsi. A tratti diviene un confronto criptico tra la ragazza appassionata di lettura figlia di L.B. e quella narratrice e consulente editoriale che vive un blocco creativo. Scoprire suo padre significa riconoscere i lineamenti che l’hanno forgiata così come è: una ragazza brusca e solitaria, come quel L.B. La cornice spettrale e tetra di Torino favorisce un clima investigativo, la città industriale che diviene sostegno di una ricerca, verso un punto di non ritorno. Ricostruire la memoria di L.B. significa anche far riemergere quella città piena di storia e di verità velate per amor proprio.

Quel senso di curiosità forte e ostinata in lei diviene d’improvviso fonte d’ispirazione per un romanzo. Paradossalmente Marta capisce di avere davanti a sé un personaggio romanzesco con tutte le sue contraddizioni, lati nascosti e stranezze leggibili tra le pagine. Lei è, di fatto, la narratrice di una storia in cui ha la responsabilità di ricostruire e incrociare tutto ciò che si isola, si smargina, che evita di riprodursi in piena luce.

Città Sommersa è un esordio lucido e equilibrato di un momento di ebbrezza affettiva.

Non è un’autobiografia, non è un giallo e neanche un romanzo psicologico: rappresenta un romanzo con aspetti metafisici a tratti, inesprimibile in un genere fisso ma lucidamente lampante. Segniamo con cura il nome di questa coinvolgente scrittrice, Marta Barone. Sarà uno di quei nomi molto ricorrenti quando vorremmo riflettere sulla potenza della narrativa italiana.

Commenta la notizia

L'indirizzo email non verrà pubblicato.