Forza Alex; sicurezza e giustizia ma anche formazione e promozione di interventi per la prevenzione della violenza

Si sta diffondendo un modus vivendi che vede nell’uso della forza lo strumento per imporre il proprio pensiero, il proprio volere

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Così come l’intera nazione, la comunità monrealese, ancora profondamente scossa per la tragica morte di Willy, il ragazzo ventiduenne nato a Roma di origini capoverdiane e deceduto a seguito del coinvolgimento in una violenta rissa nella notte tra il 5 e il 6 settembre a Colleferro, si è ritrovata dopo soltanto undici giorni a prendere conoscenza del grave episodio di violenza fisica subita da un proprio concittadino: Alex è un giovane di appena 27 anni, aggredito brutalmente nei pressi della fermata dell’autobus situata a poche centinaia di metri dal Duomo della località normanna e sotto gli occhi increduli di alcuni passanti.

Il ragazzo, originario di Pioppo, sarebbe stato duramente malmenato dal padre e dal fratello di una ragazza con cui la vittima avrebbe avuto una discussione per futili motivi, a bordo dell’autobus di linea in cui entrambi viaggiavano. In attesa che gli inquirenti diano seguito alle indagini per chiarire le reali dinamiche implicate, le condizioni del ragazzo, che era stato ricoverato nel reparto di rianimazione all’ospedale Ingrassia di Palermo per via delle diverse fratture e ferite subite, restano ancora piuttosto serie. Alex, che fortunatamente ha ripreso a respirare autonomamente, è stato recentemente trasferito dalla terapia intensiva al reparto di chirurgia maxillo-facciale, avendo riscontrato anche gravi ferite al viso, al punto che soltanto in seguito si potrà intervenire per far fronte alle numerose fratture riportate sul resto del corpo.

A seguito di tale triste e dolorosa vicenda, immediata e forte è stata la denuncia per l’accaduto da parte del sindaco di Monreale, Alberto Arcidiacono, il quale ha inoltrato una lettera aperta alla cittadinanza ancora attonita, ribadendo la sentita vicinanza al giovane ed alla sua famiglia, nonché esprimendo con vigore l’auspicio che la giustizia possa fare quanto prima il suo corso, sottolineando l’importanza del dialogo pacifico tra le persone e del rispetto della vita umana sopra ogni cosa. A questo grave episodio di barbara e ingiustificata violenza, l’intera cittadinanza monrealese sta rispondendo mostrando grande vicinanza emotiva, stringendosi alla famiglia di Alex, ed auspicando in una pronta guarigione; numerose inoltre le manifestazioni di affetto anche attraverso i social network, volte a trasmettere indignazione per quanto accaduto ma anche speranza, affinché il ragazzo possa uscire dal tunnel della sofferenza, e chiedendo altresì a gran voce che giustizia venga fatta quanto prima. 

L’apprensione per quanto accaduto ad Alex mi porta inevitabilmente a riflettere su come gli episodi di cieca e becera coercizione, registrati recentemente nel nostro territorio italiano, siano caratterizzati da gravissime forme di sopraffazione a danno di soggetti indifesi; quanto accaduto solo in questi ultimi trenta giorni ai danni di giovani vite come quella di Alex, Willy, Filippo, Ciro e Paola, Mathias e Marlon, assume per tutti noi una valenza ancor più viva, soprattutto perché uno di questi episodi di tale arretratezza si è materializzata nel nostro territorio e proprio sotto i nostri increduli occhi, rendendo tale triste fenomeno sociale tanto agghiacciante quanto tangibile.

Mentre ci si affida alla speranza che Alex possa vincere la sua battaglia per tornare a stare bene, non possiamo fare a meno di riflettere sulla valenza fortemente rabbiosa che accompagna tali reati sulla persona, riconoscendo che, come non mai, si sta diffondendo un modus vivendi che vede nell’uso della forza lo strumento per imporre il proprio pensiero, il proprio volere, la propria idea di come dovrebbe muoversi il mondo e le relazioni sociali.  L’uso della brutalità di più ancestrale e primitiva origine, sembra così volere prepotentemente prendere il posto del dialogo, soppiantando la dialettica ed il sano confronto tra le diverse opinioni o posizioni personali, privilegiando così lo scontro verbale e fisico. 

Come ha ricordato recentemente il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in occasione della sua sentita partecipazione ai funerali del povero Willy, il contrasto alla cultura violenta, propensa alla sopraffazione dell’altro, necessita di un’azione di contrasto collettiva che coinvolga i maggiori attori sociali implicati nel vivere quotidiano: bambini, adolescenti, genitori, insegnanti, operatori sociali, cariche istituzionali e Forze dell’Ordine dovrebbero congiuntamente fare rete per arginare ed estinguere adeguatamente tutte quelle condotte lesive della dignità e della sicurezza dell’altro, che si concretizzano in episodi di prevaricazione, misoginia, razzismo, omotransfobia etc., per sostenere altresì una cultura del rispetto della dignità della persona e della ricchezza derivante dalla conoscenza reciproca.

Dovremmo pertanto prendere consapevolezza della necessità di arginare quegli atteggiamenti e comportamenti che possono contribuire all’insuccesso della qualità della convivenza civile e del rispetto;  a tal fine, insieme alla doverosa e rigorosa esecuzione delle pene più severe da parte della Magistratura italiana, dovremmo auspicare la promozione di percorsi preventivi di sensibilizzazione alla convivenza rispettosa, all’insegna di quelle forme di relazioni dedite allo scambio conoscitivo delle “ragioni dell’altro”, all’accettazione della molteplicità dell’essere.

La scuola, sebbene fortemente oberata nella gestione dell’emergenza sanitaria Covid-19, si delinea ancora una volta Istituzione educativa essenziale nel raggiungimento di quel delicato compito volto a soppiantare già sul nascere la cultura dello scontro, favorendo bensì quella dell’inclusione e dell’integrazione sociale; un cambio di prospettiva sostanziale, a partire già dalle scuole primarie fino ad arrivare ai gradi di istruzione superiori, in modo da promuovere nuovi e più funzionali modelli di gestione non violenta del conflitto, incrementando così il senso di sicurezza ed efficacia percepita dagli studenti.

L’intero tessuto sociale dovrebbe nondimeno essere coinvolto in iniziative, non solo sul piano della sicurezza e della vigilanza, affinché si possa quanto più evitare il ripresentarsi di comportamenti violenti e disfunzionali: in tale senso, l’implementazione di tavoli tecnici informativi, aperti alla cittadinanza, potrebbe incrementare la partecipazione cittadina, contribuendo a fornire strumenti preventivi alla violenza e di sostegno alla genitorialità ed alla sana convivenza.

Conformemente alla ripresa delle nostre dinamiche sociali, rese complesse dal mantenimento delle  necessarie misure di contenimento del rischio di contagio dal Covid-19, appare evidente la necessità di ripristinare e rinforzare gradatamente la partecipazione ai legami sociali: ciò potrebbe contribuire a sedare quella rabbia insita in coloro che arrancano pesantemente nel trovare il proprio posto all’interno del network sociale se non prevaricando sul prossimo o ledendo i diritti umani.

Non appena l’attuale emergenza sanitaria potrà essere maggiormente contenuta, sarà doveroso implementare gruppi di discussione e formazione all’interno di istituzioni scolastiche, associazioni, gruppi sociali e aggregativi vari, quali dispositivi partecipativi fondamentali, al fine di stimolare la condivisione di risorse personali, sviscerando i più stretti nodi conflittuali attraverso il confronto ed il viaggio con “l’altro”.  

*A cura del dott. Giovanni Ferraro

Psicologo Psicoterapeuta, Dottore di ricerca in Psicologia

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