Aggressione a Monreale, il padre di A.: “Migliorano le condizioni di mio figlio”

Il padre: “L’ho visto l’ultima volta quella terribile notte in ambulanza, confido nel lavoro dei Carabinieri e nel corso della Giustizia”

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PALERMO – Migliorano le condizioni del giovane monrealese finito in terapia intensiva nella notte di mercoledì scorso, dopo la terribile aggressione subita al capolinea dell’AMAT, intorno alle 21,00.

Solo ieri gli sono stati tolti i tubi che gli permettevano di respirare. La situazione era subito apparsa grave ai medici del nosocomio palermitano a tal punto da non consentire loro di intervenire sulla serie di fratture riscontrate sul corpo del giovane 27enne.

A dare la notizia è il padre, che non vede il figlio da quella tragica notte. “L’ultima volta che l’ho visto è stato quando l’ambulanza l’ha portato al Pronto Soccorso” racconta. “I medici mi hanno detto che adesso respira da solo, senza l’ausilio dei macchinari. Da ieri lo monitorano per capire se la situazione clinica è stabile”.

In questi minuti A. è stato trasferito dalla terapia intensiva al reparto di chirurgia maxillo-facciale, dove sarà sottoposto al primo intervento.

In questi giorni il paese si è stretto intorno alla figura del ragazzo di Pioppo, conosciuto da molti. Chi prega per una pronta guarigione, chi chiede una punizione esemplare e confida nella giustizia.

“Credo molto nel lavoro dei Carabinieri e nella Giustizia che farà certamente il suo corso”, dichiara il padre. Tutti i giorni in attesa al reparto di Rianimazione dell’Ingrassia, aspettando di ricevere notizie confortanti dai medici, non nutre alcun spirito di vendetta: “Ho sentito dichiarazioni su come si sarebbero sviluppati i fatti. La verità verrà a galla. Confido nel lavoro dei Carabinieri, Faranno certamente un ottimo lavoro”.

L’aggressione è avvenuta dopo l’arrivo dell’AMAT al capolinea, in via Palermo. I Carabinieri stanno svolgendo le indagini ascoltando i testimoni ed esaminando le telecamere di sorveglianze della zona. “Che venga fatta giustizia, non per vendetta, ma perché sia da monito in futuro, affinché altre famiglie non siano costrette a vivere la tragedia che stiamo vivendo noi”.

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