“Lo aspettavano per ammazzarlo”, parla il padre del giovane monrealese aggredito mercoledì sera

Il giovane ancora in terapia intensiva, ha riportato fratture al viso, alla mandibola, agli zigomi, tagli alla lingua, diversi denti rotti e costole lesionate

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MONREALE – C’è tanta rabbia nelle parole del padre del giovane monrealese che mercoledì scorso è stato massacrato di botte davanti alla fermata dell’autobus. Tanta rabbia per la violenza inaudita di cui il figlio è caduto vittima, a sangue freddo, per mano del padre e del fratello della ragazza che viaggiava con lui sul mezzo dell’AMAT. L’avrebbero atteso al capolinea monrealese per punirlo. L’aggressione intorno alle 21.00. “Lo aspettavano per ammazzarlo. E l’hanno lasciato a terra solo perché pensavano fosse morto”. Il padre non si dà pace per la violenza inaudita. “Se mio figlio avesse commesso qualche sbaglio con la ragazza sarebbe stato giusto rimproverarlo, chiedere di parlare con i suoi genitori, tutt’al più fare intervenire i carabinieri se si fosse trattato di un oltraggio molto grave. Ma massacrarlo in questo modo non è umano”.

Il padre del giovane 27enne (per errore nel precedente articolo avevamo scritto 17enne) non si dà pace. Non nutre desideri di vendetta, crede che la giustizia farà il suo corso.

Intanto il giovane, originario di Pioppo, si trova ancora al reparto di rianimazione dell’ospedale Ingrassia. È ancora intubato. Si attende un miglioramento delle sue condizioni per sottoporlo ad un delicato intervento di chirurgia plastica.

“Ho ripensato subito alla storia del giovane Willy, adesso è toccata a mio figlio”. 

Monreale, aggressione alla fermata dell’autobus, minorenne in prognosi riservata

Le condizioni del giovane sono ancora molto gravi: “Ha riportato diverse fratture al viso, alla mandibola, agli zigomi. La lingua si è tagliata, diversi denti sono rotti. Gli hanno riscontrato anche varie lesioni alle costole. Quando l’ho potuto vedere del sangue usciva dall’orecchio. Ieri i medici speravano di potergli togliere i tubi per sottoporlo agli interventi, ma le sue condizioni non glielo hanno permesso”.

Dalla famiglia dell’aggressore non è arrivata nessuna scusa per un gesto che difficilmente si può imputare come ad un raptus. “È stata un’aggressione a sangue freddo, hanno aspettato che l’autobus giungesse al capolinea per colpire mio figlio selvaggiamente”.

D. G. A. si trova ancora sottoposto alla custodia cautelare in carcere. Questa mattina il GIP deciderà se confermarla, o se assegnare l’uomo agli arresti domiciliari o se disporne la libertà-

È invece a piede libero suo figlio, D. G. V.. “Non capisco perché anche lui non sia finito in carcere”, si chiede il padre.

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