Nicasio Anzelmo, direttore artistico delle Dionisiache: “Il teatro ti ravviva l’anima, la smuove dal torpore in cui la costringono gli altri media”

Nonostante l'emergenza covid, quest'anno il festival ha registrato undici sold out e un incremento di 1500 spettatori rispetto all'anno precedente

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Nicasio Anzelmo, noto attore e regista mazarese, è da sei anni direttore artistico delle Dionisiache, rassegna teatrale, di scena ogni estate al Teatro Antico di Segesta. Anzelmo è una delle figure di spicco del teatro italiano. Ha diretto attrici come Barbara Bouchet, Milena Vukotic, Valeria Valeri, Marisa Laurito, e scritto numerose drammaturgie.

Nonostante l’emergenza Covid, il festival ha riscosso notevole successo…

Sicuramente un grande festival, senza ombra di dubbio. Ventidue rappresentazioni al teatro antico, due albe, sette rappresentazioni nel Festival Diffuso e tredici incontri scientifici culturali. Un gran traguardo. Se poi aggiungiamo undici sold out (calcolando chiaramente i posti contingentati) e un incremento (riferendoci allo stesso periodo della stagione scorsa) di 1.500 spettatori. Il risultato finale direi che è strepitoso. In tutto questo le Dionisiache, nella sua 6° edizione, hanno avuto solo cinque giorni di pubblicità e nonostante tutto i risultati sono evidentissimi. 

Quali sono state le difficoltà di quest’anno?

Le difficoltà le abbiamo superate, meglio dimenticarle (nonostante rimangano esperienze fondamentali).  Queste difficoltà però non ci hanno intimoriti nell’avviare una nuova realtà fortemente voluta dalla dott. Giglio, direttore del Parco archeologico di Segesta: il Festival Diffuso. Le Dionisiache con questa iniziativa si sono estese in quei territori dove insistono dei siti archeologici amministrati dal Parco archeologico di Segesta: Contessa Entellina (il sito di Entella), Salemi (il sito di Mokarta), Poggioreale, Custonaci (Grotta di Scurati) e Calatafami Segesta (comune su cui ricade il territorio del Parco. Una bellissima realtà sicuramente da sviluppare. 

Da quanto tempo è il direttore artistico delle Dionisiache? 

Dal 2015, dopo aver vinto un bando di gara per un progetto artistico culturale. Questa edizione appena conclusa quindi era la sesta sotto la mia direzione.

Quanti spettatori hanno avuto complessivamente le edizioni da lei dirette?

Non ho mai fatto questo calcolo, lo faccio adesso… sono curioso di vedere i risultati.  Penso ad alta voce: Nella prima edizione del 2015 il festival era stato fermo per due anni e, nonostante il teatro a Segesta era attivo fin dal 1967, era come ricominciare da capo. Nel 2015 gli spettatori sono arrivati in dodici mila (se non ricordo male), nelle edizioni successive  abbiamo sfiorato i ventimila spettatori, per cui (aggiungeremo dopo l’edizione 2020), ad occhio e croce circa cinquantasette mila spettatori fino al 2019 a cui vanno aggiunti gli ottomila di questa edizione. Un magnifico totale di sessantacinque mila spettatori. Non male direi. 

L’uomo ha necessità di raccontarsi e lo fa in questa “antica” forma che è il teatro vivo

Ma cosa non meno importante è che il Festival ogni anno dà lavoro a moltissimi professionisti. Solo nel 2019 ha dato lavoro a circa ottocento professionisti dello spettacolo (tra attori, tecnici, registi, scenografi costumisti, musicisti, amministratori, trasporti scene, service luci, etc.), creando un indotto economico che ricade sul territorio in modo non indifferente, se pensiamo a B&B, alberghi, ristoranti, bar, farmacie, benzinai, supermercati, etc. È un lato questo che non va trascurato.

Perché è importante andare a teatro nell’era dei social e delle passioni tristi?

Il teatro ti ravviva l’anima, la smuove dal torpore in cui la costringono gli altri media. È un momento di confronto, di riflessione e soprattutto di comunione in quanto il teatro è condivisione fisica oltre che emotiva. Non esiste teatro se non c’è un pubblico e se non c’è un attore che “guida” lo spettatore all’interno delle emozioni. Il teatro non è altro che un racconto continuo dell’animo umano che si ripete sempre nello stesso modo nonostante i secoli. Cambiano le situazioni, cambiano le circostanze ma l’uomo è e rimane sempre lo stesso. Quindi il teatro altro non è che il perpetuarsi continuo delle storie umane. Il tempo poi ha trasformato queste storie in miti e sicuramente alcune storie di oggi saranno miti domani. L’uomo ha necessità di raccontarsi e lo fa in questa “antica” forma che è il teatro vivo, che si rinnova ogni sera ad ogni replica.

Il teatro ti ravviva l’anima, la smuove dal torpore in cui la costringono gli altri media. È un momento di confronto, di riflessione e soprattutto di comunione in quanto il teatro è condivisione fisica oltre che emotiva

Nicasio Anzelmo rappresenta un esempio per le nuove generazioni che si affacciano all’affascinante e difficile mondo del teatro. È un maestro d’arte, per il modo in cui esprime il suo punto di vista sulle cose attraverso le sue geniali regie. 

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