Gëzuar Ditëlindjen Hora e Arbëreshëvet – Buon compleanno Piana degli Albanesi

La comunità arbëreshe di Sicilia oggi spegne 532 candeline

PIANA DEGLI ALBANESISono passati ben 532 anni dalla fondazione di Piana degli Albanesi. La data riportata dai Capitoli di Fondazione è quella del 30 agosto 1488. Lo stesso Pieropaolo Pasolini, durante un convegno tenuto a Lecce nell’ottobre del 1975 sul rapporto tra scuole e minoranze linguistiche, definì quello degli arbëreshë un miracolo antropologico per avere mantenuto, per più di mezzo millennio, le proprie specificità identitarie, la lingua e il rito greco in primis. 

Gli esuli albanesi, in fuga dai Balcani a causa dell’avanzata dell’Impero Ottomano, giunsero in Sicilia nei territori appartenenti all’Arcivescovo di Monreale. Perciò gli arbëreshë dovettero trattare con il Mons. Nicolao Trulenchi, Governatore dell’Arcivescovato e Procuratore Generale del Card. D. Giovanni Borgia, per ottenere la concessione dei feudi, il cui atto definitivo, che comprende anche i Capitoli di Fondazione del nuovo Comune, venne stipulato dal notaio Nicolò Altavilla ed approvato dalle parti il 30 agosto 1488 a Monreale. 

Gli arbëreshë che intervennero in quell’atto furono: Giovanni Barbato, Pietro Bua, Giorgio Golemi, Giovanni Schirò, Giovanni Macaluso, Tommaso Jani, Antonio Troja, Matteo Mazza, Teodoro Dragotta, Giorgio Burlesci, Giovanni Parrino, Giorgio Ipsari, Giovanni Canniti e Giorgio Bruscari.

Agli albanesi di Sicilia furono affidati vasti feudi secondo particolari e private concessioni e, solo in un secondo momento, quando ogni previsione di ritorno divenne improbabile, si pensò di stabilizzare la loro presenza nell’isola mediante la sottoscrizione di 16 Capitoli di Fondazione nel periodo compreso dal 1482 al 1534. 

Riassumendo, agli albanesi veniva concesso il privilegio di:

  • vivere secondo le leggi e le consuetudini vigenti nella città di Monreale. L’Arcivescovo concedeva 15 salme di terra a scopo seminativo e ulteriori 800 affinché gli arbëreshë potessero costruire le loro dimore;
  • potersi muovere liberamente con le armi e abbandonare il posto concesso loro senza alcuna penalità. Potevano, inoltre, esercitare la caccia e mantenere il proprio culto che si basava sul rito greco.
  • macinare il grano nei mulini (Jato e Malvello) della Diocesi di Monreale, poiché non potevano costruirsene uno senza il permesso dell’Arcivescovo. 

Nel caso, al termine di tre anni, non avessero provveduto né a costruire le loro case, né a coltivare i terreni, gli arbëreshë sarebbero stati cacciati dai feudi concessi. 

Quella degli Albanesi d’Italia, è una grande storia di integrazione, poiché hanno dimostrato che il dialogo, lo scambio culturale e la pacifica convivenza di popoli diversi è possibile. 

Per il prestigioso anniversario si organizzano dei convegni e delle manifestazioni atte a celebrare e quindi recuperare quel senso identitario che da secoli anima il quotidiano e lo straordinario degli arbëreshë di Piana degli Albanesi. Purtroppo, quest’anno a causa dell’emergenza Covid, tutte le manifestazioni relative alla Festa della Fondazione sono state rinviate e novembre.

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